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La sfida di Elisa: "Posso permettermi anche di cambiare"

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Il singolo 'Seta' anticipa un doppio album, in italiano e in inglese, che uscirà l'anno prossimo
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Si chiama anima friulana, e la capisce solo chi in quella terra è nato o ha vissuto un po': un misto di senso del dovere e testardaggine, il fare qualcosa perché si sa dentro di sé che è giusto così, anche se sarebbe più comodo e redditizio altro. È quest'anima ad aver mosso Elisa Toffoli, per tutti solo Elisa, a percorrere ora una strada musicale molto diversa dal pop raffinato, elegante, grintoso che l'ha resa una delle grandi della musica italiana (quasi sei milioni di dischi venduti, un Sanremo, una targa Tenco). Avrebbe potuto continuare così e campare di rendita.

Invece no, eccola, con il coraggio che hanno e devono avere gli artisti: di esplorare, di svariare, di creare ciò che non c'è, con un album, anzi due perché è un doppio, che quando arriverà - l'anno prossimo, periodo ancora imprecisato, "d&#…

Si chiama anima friulana, e la capisce solo chi in quella terra è nato o ha vissuto un po': un misto di senso del dovere e testardaggine, il fare qualcosa perché si sa dentro di sé che è giusto così, anche se sarebbe più comodo e redditizio altro. È quest'anima ad aver mosso Elisa Toffoli, per tutti solo Elisa, a percorrere ora una strada musicale molto diversa dal pop raffinato, elegante, grintoso che l'ha resa una delle grandi della musica italiana (quasi sei milioni di dischi venduti, un Sanremo, una targa Tenco). Avrebbe potuto continuare così e campare di rendita.

Invece no, eccola, con il coraggio che hanno e devono avere gli artisti: di esplorare, di svariare, di creare ciò che non c'è, con un album, anzi due perché è un doppio, che quando arriverà - l'anno prossimo, periodo ancora imprecisato, "d'altronde dobbiamo ancora ridurre le canzoni, 33 sono troppe" - sbalordirà molti, a giudicare da quanto ha sbalordito i giornalisti che ne hanno potuto assaggiare alcuni bocconcini in anteprima.

Basta pensare alla sorpresa che crea il tappeto elettronico e synth di Seta, il primo singolo uscito, corredato di un videoclip che inneggia alla forza delle donne contro la violenza di genere. Una canzone scritta con Dario Faini, in arte Dardust, e con Davide Petrella, suoi abituali collaboratori: "Avevamo finito un lavoro, e Davide disse: 'Facciamone un'altra adesso. Una cosa senza pensare a niente. Fuori dagli schemi, liberi di sbagliare tutto'. Quell'ultima frase mi accendeva le cellule più remote e riconoscevo quell'impulso così familiare del voler fare, del bisogno quasi fisico di materializzare l'emozione".

Una canzone così diversa che c'è stato anche l'impulso di affidarla a un'altra voce, "per seguire un percorso più coerente, poi ha prevalso la voglia di cantarla io, anche questa è una parte di me. E questa è la filosofia dell'intero album: tante sonorità diversissime, ognuna delle quali mi rappresenta in qualche parte". Il risultato è - sarà - un viaggio nel mondo di Elisa, al punto tale che dei due dischi uno sarà in italiano e uno in inglese, a rappresentare le due anime anche linguistiche della 43enne musicista. "Di quello in inglese ho curato io arrangiamenti e produzione, c'è più omogeneità, con tanti richiami a Otis Redding, alla Motown, e anche a Michael Jackson, penso a una canzone come Set the tone: Bad d'altronde fu uno dei primi dischi della mia vita". Oltre a questo, spicca Drink to me, dedicato ai temi dell'ambiente e del sociale.

Il disco in italiano invece trabocca di collaborazioni di dj e produttori, da Franco 126 a Andy 6PM, e quindi di invenzioni come gli archi (veri) di Non me ne pento o l'introduzione swing anni Cinquanta di Chi lo sa, scritta negli studi di Takagi e Ketra. "La sfida è stata anche scrivere su beat già esistenti. Sì, sto aprendo una fase nuova del mio cammino, con il piacere, che è quasi un dovere, di sperimentare, di mescolare le carte. Penso di potermelo permettere. Io poi mi annoio facilmente, ho paura di perdere soprattutto quel che non ho ottenuto, più che quel che ho, sperimentare è un dovere". E a proposito di sperimentazioni, sibillina - e anche un po' imbarazzata - la risposta all'inevitabile domanda su Sanremo: "Boh, chissà, vedremo. Certo, è cambiato molto rispetto a un paio di anni fa", e lo dice una che lo vinse nel 2001. Sarebbe un gran lancio per un disco come questo. Ma allo stesso tempo ce ne sarebbe davvero bisogno? La risposta a metà dicembre quando verrà svelato il cast del festival.