Freddie Mercury, trent'anni fa la morte della voce dei Queen
di Andrea Silenzi , di Andrea SilenziTrent'anni fa moriva Freddie Mercury. Il tempo lo ha reso ancora più famoso e carismatico di quando era in scena insieme ai Queen: popolarissimo anche tra i più giovani, Mercury ha regalato alla memoria collettiva una storia da Oscar, visto il successo del film Bohemian rhapsody di Bryan Singer del 2018 e la vertiginosa ascesa dell'attore che ha vestito i suoi panni, Rami Malek. Una storia fatta di luci sparate e di ombre sinistre, di grandi silenzi e di eccessi sfarzosi, della voglia di inventare uno spettacolo che non si era mai visto prima.
LA PROFEZIA
Monaco, luglio 1984. Conferenza stampa per il tour europeo dei Queen. Un cronista domanda cosa farà la band nei prossimi venti anni. Risponde Freddie Mercury: "Cosa? Cosa farò io nel prossimo ventennio? Ma io sarò morto, tesoro!".
L'ULTIMA SCENA
Garden Lodge, Londra, 1991. Erano le 18.48 del 24 novembre 1991. Il medico aveva appena concluso la breve visita quotidiana …
Trent'anni fa moriva Freddie Mercury. Il tempo lo ha reso ancora più famoso e carismatico di quando era in scena insieme ai Queen: popolarissimo anche tra i più giovani, Mercury ha regalato alla memoria collettiva una storia da Oscar, visto il successo del film Bohemian rhapsody di Bryan Singer del 2018 e la vertiginosa ascesa dell'attore che ha vestito i suoi panni, Rami Malek. Una storia fatta di luci sparate e di ombre sinistre, di grandi silenzi e di eccessi sfarzosi, della voglia di inventare uno spettacolo che non si era mai visto prima.
LA PROFEZIA
Monaco, luglio 1984. Conferenza stampa per il tour europeo dei Queen. Un cronista domanda cosa farà la band nei prossimi venti anni. Risponde Freddie Mercury: "Cosa? Cosa farò io nel prossimo ventennio? Ma io sarò morto, tesoro!".
L'ULTIMA SCENA
Garden Lodge, Londra, 1991. Erano le 18.48 del 24 novembre 1991. Il medico aveva appena concluso la breve visita quotidiana e si avviava verso la sua auto. L'assistente personale di Freddie Mercury, Peter Freestone, era rientrato nella camera del cantante. Aveva poggiato la mano sul suo petto e si era accorto che non respirava. Era corso fuori e aveva bloccato il medico, che era risalito velocemente. Pochi attimi, poi il gelo:"Freddie se n'è andato". Il decesso era avvenuto per una "una broncopolmonite causata dall'Aids".
LA VITA E L'ARTE
Freddie aveva 45 anni. Sul certificato di morte Freestone aveva fatto scrivere: "Frederick Mercury, anche detto Frederick Bulsara". Il suo vero nome, Farrokh Bulsara, era sconosciuto a Garden Lodge, la sua casa londinese. Non si era mai risparmiato, praticando ogni tipo di eccessi. "Ho vissuto una vita piena e se dovessi morire non m'importerebbe - aveva dichiarato nel 1987 - ho fatto tutto ciò che volevo, davvero". E ancora: 'Non credo che riuscirò a invecchiare. Ma la cosa non mi interessa affatto". Il fantasma dell'Aids si era manifestato nel novembre del 1986 quando Tony Bastin, suo ex amante che aveva ispirato il brano Play the Game, morì di quella terribile malattia.
Nato a Zanzibar e seguace di Zoroastro, molto portato per lo sport, innamorato delle cravatte che non ha mai indossato (ne aveva però collezionato un numero enorme), appassionato di arte e in particolare di Chagall, schivo fuori dal palco ma capace di spendere migliaia di sterline in poche ore, Mercury aveva un'idea molto precisa del suo ruolo di artista. A chi gli chiedeva se la musica poteva cambiare il mondo aveva risposto: "Questo lasciamolo fare ai politici. Ci sono artisti che possono fare questo genere di cose, ma sono pochissimi. Uno è John Lennon. Ma devi avere una buona dose di intelligenza e insieme di magia, e i tipi come John Lennon sono rari. Verso il pubblico ho la responsabilità di fare un bello spettacolo. Gli spettatori devono stare sicuri di avere un intrattenimento bello e potente. E questo è tutto".
LA MALATTIA
Molto probabilmente, Mercury aveva saputo di aver contratto l'Aids già nel 1987, ma aveva mantenuto il massimo riserbo anche con i suoi compagni di band. "Freddie voleva solo essere lasciato in pace", ha raccontato il batterista dei Queen Roger Taylor, "non voleva suscitare pietà e non voleva subire gli inevitabili commenti sulla sua salute. Voleva solo vivere privatamente i suoi ultimi giorni. E noi abbiamo rispettato questo desiderio". Quando finalmente aveva rivelato la verità ai compagni, Mercury era stato categorico e coerente con la sua idea di artista: "Non voglio che nessuno acquisti i nostri dischi per compassione. Andiamo avanti e facciamo la nostra musica, perché questo è quello che facciamo".
IL LASCITO
Mercury ha incarnato una figura unica nella storia del rock, complessa e spettacolare, mai superata dal tempo. Le canzoni dei Queen (da Bohemian rhapsody a Radio Gaga, da We are the champions a We will rock you, da Innuendo a Under pressure, solo per citarne alcune) rappresentano un patrimonio condiviso che resiste agli attacchi del tempo e ai cambiamenti di gusti e linguaggi. Fascino e leggenda, fantasia e arti in connessione, costumi e sensualità, voce superba e istinto da palcoscenico. Eccessivo per molta critica, ma irresistibile per i fan. "Mi piace che ridano di me - aveva detto - non prendo mai niente troppo sul serio: lo dimostrano gli abiti che indosso in scena. È puro kitsch". Lady Gaga (che ha preso il suo nome proprio dalla canzone Radio Ga Ga) lo aveva ricordato così: "Freddie era unico: uno dei più grandi personaggi della musica pop. Non era solo un cantante, ma anche un performer eccezionale, un uomo di spettacolo che ha saputo trasformarsi costantemente".
LA LEZIONE
Chissà se avrebbe apprezzato il film sulla sua vita, che pure ha ottenuto un enorme successo nelle sale. Non amava essere definito e metteva davanti a tutto la sua arte. Diceva di non aver mai scelto la sua immagine, ma di essere semplicemente quello che era. Riteneva inevitabile la maestosità dei suoi show ("Potrebbe mai un band in jeans cantare Bohemian rhapsody ed essere credibile?") ma non ha mai calato davvero la maschera. Al di là delle immortali canzoni e della magnificenza del suo essere star, una delle lezioni che Mercury ha lasciato ai suoi milioni di seguaci è la capacità di distinguere l'uomo dal personaggio: "L'ultima cosa che vorrei fare è dare alla gente un'idea esatta di chi sono...quello che faccio esprime alla perfezione il mio carattere. Però credo che sia l'idea mistica, non il fatto di sapere la verità su qualcuno, a essere davvero attraente".
L'INFERNO
Durante un'intervista venne chiesto a Mercury se immaginava di andare in Paradiso. "L’Inferno è molto meglio. Guarda quante persone interessanti si possono incontrare laggiù! Se devo andare da qualche parte, meglio là".