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Roberto Angelini, dopo nove anni arriva 'Il cancello del bosco': "Per me fare dischi ha ancora senso"

Foto: Simone Cecchetti 
Il musicista romano, da anni ospite fisso a 'Propaganda live', pubblica un nuovo album dopo una lunghissima assenza: "Un lavoro nato in viaggio". E sulla vicenda giudiziaria dice: "Mi hanno trattato come un omicida, ma ho le spalle larghe"
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Nove anni senza pubblicare un disco sono tantissimi. Ma non sono stati nove anni di inattività, anzi: tra l'attività sul palco di Propaganda live, la scrittura di canzoni per Emma ed Elodie e molta attività dal vivo (quando possibile), Roberto Angelini ha avuto tanto a cui pensare. Ma ora è il momento, ed ecco Il cancello nel bosco, album zeppo di collaborazioni nate in anni di attività del chitarrista e cantautore romano, come Rodrigo D'Erasmo, Fabio Rondanini, Darrin Mooney dei Primal Scream, che ricorda quasi più una colonna sonora, con il brano che dà il nome al lavoro che torna tre volte nel corso dell'ascolto.

Come nasce questo disco?

"Nei ritagli di tempo dei viaggi, buttavo giù idee e tali restavano. Fino a che ho ficcanasato nell'hard disc e ho visto che il materiale dava soddisfazione, lasciarlo lì era brutto. Ho la fortuna, avendo una mia etichetta indie, di gestirmi i tempi, non ho scaden…

Nove anni senza pubblicare un disco sono tantissimi. Ma non sono stati nove anni di inattività, anzi: tra l'attività sul palco di Propaganda live, la scrittura di canzoni per Emma ed Elodie e molta attività dal vivo (quando possibile), Roberto Angelini ha avuto tanto a cui pensare. Ma ora è il momento, ed ecco Il cancello nel bosco, album zeppo di collaborazioni nate in anni di attività del chitarrista e cantautore romano, come Rodrigo D'Erasmo, Fabio Rondanini, Darrin Mooney dei Primal Scream, che ricorda quasi più una colonna sonora, con il brano che dà il nome al lavoro che torna tre volte nel corso dell'ascolto.

Come nasce questo disco?

"Nei ritagli di tempo dei viaggi, buttavo giù idee e tali restavano. Fino a che ho ficcanasato nell'hard disc e ho visto che il materiale dava soddisfazione, lasciarlo lì era brutto. Ho la fortuna, avendo una mia etichetta indie, di gestirmi i tempi, non ho scadenze. E nel frattempo la vita musicale ha preso forme inaspettate. Basti dire che l'esperienza tv con Zoro doveva durare due puntate e siamo a sette anni".

Ma come mai un disco? Molti lo ritengono ormai desueto, l'ultimo Jovanotti, che l'ha definito "roba da reduci".

"Forse è vero, chissà. Il problema è che ormai su tutto quel che diciamo c'è un filtro. Non quello di Photoshop, ma il Covid, che rende tutto traballante, quel che vale oggi non vale domani, e viceversa. Io credo che il disco continui ad avere senso come oggetto e come raccolta di canzoni messe in un certo ordine".

In effetti il suo disco va ascoltato esattamente come si presenta, senza la cosiddetta funzione shuffle, l'ascolto casuale.

"Beata Adele, che è riuscita a imporre a Spotify di non mettere lo shuffle di default sul suo nuovo disco. Io non sono contrario, può avere un senso anche così, c'è il gusto della sorpresa, della combinazione del momento. Ma non può essere la funzione base, ecco. Certo, Il cancello nel bosco è un disco vecchio stile, perché è quasi una piccola colonna sonora di un film o di una serie tv, le musiche si parlano tra loro".

Tra le canzoni spicca "L'isola", che lei scrisse per Emma.

"Non l'ho reinterpretata, era il provino che le mandai quando la scrissi, mi pareva venuto bene, e a quella canzone sono affezionato".

E "La chiave del cancello" ha come autore Angelini, ma Gabriele. Chi è?

"Mio figlio, l'ha composta che aveva 12 anni, adesso ne ha 15. Una cosa improvvisata al piano, che ebbi la prontezza di registrare. Mi sembrava incantevole, e la spedii a Rodrigo D'Erasmo, che l'ha arrangiata. Risultato ottimo, e per fortuna: un musicista di talento in famiglia ci vuole".

Non si butti giù: qualcosa in questi vent'anni di carriera l'ha fatto.

"Sicuramente, e sono soddisfatto di quel che ho scritto. Però ho avuto molti alti e bassi: nel 2001 sono partito forte, vincendo il premio della critica a Sanremo Giovani, dopodiché ho fatto un tour che mi ha fatto capire che non basta un premio così per riempire i locali, non avevo le basi musicali. Un paio di anni dopo ho azzeccato Gattomatto, e per tanti diventai uno da tormentoni, come non sono mai stato. Ma sono riuscito a ricominciare e alla fine ad avere una vita in linea col mio sogno: essere un musicista libero, essere un personaggio che però non divora la persona, con una popolarità a misura d'uomo. E quando mi annoio mi metto a fare qualcos'altro, e vado avanti così".

L'impressione è che non si annoi in tv.

"Scherza? Siamo una simpatica banda di delinquenti, ci divertiamo come dei matti a fare quella follia che è Propaganda Live. Io poi sono particolarmente fortunato: ci andrei gratis, per fortuna non se ne sono ancora accorti e mi pagano pure".

A proposito di pagare, l'ultima domanda deve esulare dal disco. E riguarda la vicenda della dipendente del suo ristorante stipendiata in nero, per cui a maggio ha ricevuto una pesante multa. Ora la storia è chiusa, ma cosa le ha lasciato?

"Ho pagato la multa, sanato il rapporto e affidato il ristorante nelle mani di una persona che se ne occupa con competenza e attenzione completa. Quanto a me, mi è restato addosso ciò che capita a persone qualsiasi quando sono coinvolte dalle tempeste sui social causate da chi questi mezzi li usa per sfogarsi. Una volta per questo si usavano gli amici, ora si va di termini esagerati e sbagliati. Mi rimane l'esperienza di finire in un tribunale mediatico, una gogna social: sono passato col rosso ma processato come se fossi un omicida. Io per fortuna ho le spalle larghe, ma chi non le ha rischia davvero di crollare".