Magico 1972: da Lou Reed a Battiato, dieci capolavori che compiono 50 anni
di Andrea Silenzi , di Andrea SilenziNella storia del rock e del pop ci sono anni magici. Quella dei primissimi anni Settanta è stata una stagione dalla fioritura eccezionale, un'epoca di creatività che si rivelerà poi fondamentale per tutta la musica degli anni a venire. In particolare, il 1972 ha regalato agli appassionati una serie di album indimenticabili, sia in campo internazionale che italiano: progressive, soul music, classic rock, avanguardia. Tutto al massimo livello. Quei capolavori compiono 50 anni: ne abbiamo scelti 10, italiani e stranieri, per una piccola guida al recupero di materiale assolutamente da conservare.
Transformer - Lou Reed
Il disco più famoso dell'ex Velvet Underground, e anche uno dei più anomali della sua produzione: per la prima volta Lou, sotto la produzione di David Bowie, indossava i panni della "drag queen" colorando di glamour il suo rock solitamente spietato e spigoloso. Era una piccola odissea della trasgressione e dell'ambi…
Nella storia del rock e del pop ci sono anni magici. Quella dei primissimi anni Settanta è stata una stagione dalla fioritura eccezionale, un'epoca di creatività che si rivelerà poi fondamentale per tutta la musica degli anni a venire. In particolare, il 1972 ha regalato agli appassionati una serie di album indimenticabili, sia in campo internazionale che italiano: progressive, soul music, classic rock, avanguardia. Tutto al massimo livello. Quei capolavori compiono 50 anni: ne abbiamo scelti 10, italiani e stranieri, per una piccola guida al recupero di materiale assolutamente da conservare.
Transformer - Lou Reed
Il disco più famoso dell'ex Velvet Underground, e anche uno dei più anomali della sua produzione: per la prima volta Lou, sotto la produzione di David Bowie, indossava i panni della "drag queen" colorando di glamour il suo rock solitamente spietato e spigoloso. Era una piccola odissea della trasgressione e dell'ambiguità sessuale, ma in una veste che lo rese famoso anche al di fuori del suo circuito fatto di "maledetti" metropolitani.
Perché riascoltarlo: dentro c'è il catalogo dei personaggi della Factory di Andy Warhol e la tracklist è un elenco di colpi di genio: Vicious, Perfect Day, Goodnight ladies, e soprattutto Walk on the wild side, con tanto di archi. Satellite of love, poi, l'hanno copiata un po' tutti.
Talking book - Stevie Wonder
Il disco della maturità di un genio assoluto. La soul music (in questo caso targata Motown) era la traccia parallela a quella del rock utilizzata per descrivere gli umori e le istanze del grande cambiamento sociale in atto. Recuperata oggi, la musica di Stevie lascia aperto un grande mistero: come fa a non invecchiare mai? La risposta va cercata dentro canzoni superbe, da You're the sunshine of my life a Blame it on the sun.
Perché riascoltarlo: vale la pena anche solo recuperare Superstition, una visione funky che sembra arrivare direttamente dal futuro. Molta black music, però, ha preso spunto da qui.
Exile on main street - The Rolling Stones
Un doppio vinile che traccia la traiettoria dell'estetica Stones portandola alla sua massima espressione. Registrato in una villa in Costa Azzurra in una situazione da autentico romanzo rock'n'roll, è la versione più diretta e sincera dello stile stradaiolo e ruvido della band, con vette clamorose come Tumbling dice e blues stravaccati e irresistibili come Sweet Virginia. Per alcuni, il miglior album della lunga storia degli Stones.
Perché riascoltarlo: è il disco che cattura perfettamente l'anima sporca e cattiva (si fa per dire) del gruppo. Che non riuscirà più a esprimersi a quel livello, finendo per portare in giro il simulacro di quei giorni leggendari.
The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars - David Bowie
"Quello stronzo mi ha perseguitato per anni", disse Bowie a proposito del personaggio creato per il disco più idolatrato della sua carriera. Era il manifesto dell'art rock degli anni Settanta, sospeso tra leggende spaziali, suggestioni glam, individualismo esasperato e spirito decadente. Quando eseguì Starman in tv a Top on the Pops, la storia del rock cambiò senza poter più tornare indietro. Undici brani praticamente perfetti, da Five years a Suffragette city fino alla spietata autoeliminazione di Rock'n'roll suicide.
Perché riascoltarlo: il punk e poi la new wave affondarono a piene mani nelle intuizioni di Bowie, fondamentali per costruire la rivolta di fine anni Settanta. In questo disco c'era già tutto.
No secrets - Carly Simon
Era toccato a Joni Mitchell e Carole King aprire la strada del cantautorato al femminile. Carly Simon rese il fenomeno finalmente normale. Suonato dai migliori session men dell'epoca, questo disco certificava il cambiamento in atto: una consapevolezza femminile che diventava urgenza espressiva e anche un'ironica destrutturazione del mito del maschio. You're so vain era il manifesto dell'anti machismo, con Mick Jagger (guarda caso) ai cori.
Perché riascoltarlo: è ancora attualissimo. Taylor Swift non perde occasione per dire che Carly è la sua principale fonte di ispirazione.
Roxy Music - Roxy Music
Uno spiazzante concentrato di follia sonora fatto di intuizioni futuribili, suggestioni da vecchio rock'n'roll, tocchi glam e avanguardia. Bryan Ferry ha inventato un'estetica esasperatamente edonista e malinconica, Brian Eno manipolava i suoi aggeggi elettronici fino a ricreare il suono di un allunaggio in Ladytron. Art rock alla massima potenza, con una carica esplosiva testimoniata dal singolo Virginia Plain (presente all'epoca solo sulla versione americana dell'album).
Perché riascoltarlo: i Roxy hanno esercitato un'influenza enorme su tutta la generazione punk e new wave, dai Japan di David Sylvian (considerato il più sfacciato imitatore di Ferry) agli stessi new romantic, Duran Duran in testa, fino ai Radiohead.
Radici - Francesco Guccini
Nell'epoca dei cantautori, questo disco divenne presto una Bibbia. La poetica di Guccini era al suo massimo livello espressivo: addirittura la sua dizione un po' sporca divenne un marchio di fabbrica quasi invidiato dai suoi colleghi. Era il disco della Locomotiva, inno delle proteste politiche di quegli anni, ma anche quello di Incontro, Canzone della bambina portoghese, Piccola città e Radici, struggenti quadretti di vita a cavallo tra nostalgia e poesia.
Perché riascoltarlo: se mai fosse possibile scegliere un disco manifesto della stagione dei cantautori, questo sarebbe perfetto.
Fetus - Franco Battiato
L'arrivo di Battiato fu una tempesta di novità assoluta per il pop italiano. Tra i primissimi a utilizzare un synth, dedicò questo disco d'esordio "alla persona e all'opera di Aldous Huxley". L'approccio era provocatorio e totalmente inedito: elettronica sperimentale ambiziosa, testi più che mai astrusi e un'attitudine sconosciuta nelle nostre latitudini. I titoli dei brani dicono già molto: Meccanica, Fenomenologia, Anafase, Cariocinesi.
Perché riascoltarlo: il coraggio di Battiato e le sue intuizioni hanno fatto scuola. Anche nei live, quando nessuno in Italia era abituato a simili provocazioni.
Il mio canto libero - Lucio Battisti
Dopo la sbornia dei singoli di fine anni Sessanta, Battisti diede forma a un'idea di pop complesso, mai banale, che ancora una volta diventava irresistibile per tutti. Le sue canzoni stazionavano in classifica (nonostante stesse diventando invisibile per i media), ma lo standard è altissimo: le sue idee (con i testi di Mogol) rappresentavano in pieno l'immaginario poetico di quegli anni.
Perché riascoltarlo: intere generazioni di artisti hanno affondato a piene mani in questo repertorio. Al di là delle astruse teorie sulle sue simpatiche politiche, queste canzoni sono citate un po' da tutti. E se si recuperano brani come Confusione e L'aquila, magari meno conosciuti di altri, la sua visione del futuro diventa chiarissima.
Storia di un minuto - PFM
Altro schiaffone alla tradizione italiana. La Premiata abbracciava il sogno progressive che ha ormai invaso l'Inghilterra, ma la sua costruzione andava ben oltre il semplice esercizio di stile. La carrozza di Hans e Impressioni di settembre valgono quanto le rappresentazioni favolistiche di Genesis e Gentle Giant. E l'album venne pubblicato dalla Numero Uno, guarda caso l'etichetta di Battisti e Mogol.
Perché riascoltarlo oggi: all'estero, il progressive italiano è un vero culto. Questi disco (insieme a Darwin del Banco e Uomo di Pezza delle Orme, usciti nello stesso anno) spiega perfettamente perché.