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La riabilitazione di Yoko Ono: dalle accuse alla celebrazione

Prima la docuserie 'Get back', che ha dimostrato come i Beatles non avessero bisogno di lei per litigare, e ora un album tributo rendono giustizia alla vedova di John Lennon, a lungo criticata per il ruolo che avrebbe avuto nelle dinamiche interne dei Fab Four
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No, Yoko Ono non è stata poi così cattiva. A rendere giustizia alla vedova di John Lennon, l'artista giapponese accusata fin dagli anni 60 dalla stampa britannica di essere stata "la causa dello scioglimento dei Beatles", ci ha già pensato soprattutto il regista premio Oscar Peter Jackson (sì, quello del Signore degli Anelli) autore della recente docu-serie Get back.

Dove, attraverso filmati inediti e d'archivio ricostruisce le tre settimane trascorse dal quartetto di Liverpool in studio di registrazione durante l'incisione di quel Let it be che culminò col celebre concerto sul tetto della Apple (la sede dell'etichetta discografica, s'intende). E mostra chiaramente come le tensioni fossero interne alla band, e come Yoko - pur una delle figure centrali della serie - avesse con gli altri componenti un approccio del tutto privo di aggressività o pole…

No, Yoko Ono non è stata poi così cattiva. A rendere giustizia alla vedova di John Lennon, l'artista giapponese accusata fin dagli anni 60 dalla stampa britannica di essere stata "la causa dello scioglimento dei Beatles", ci ha già pensato soprattutto il regista premio Oscar Peter Jackson (sì, quello del Signore degli Anelli) autore della recente docu-serie Get back.

Dove, attraverso filmati inediti e d'archivio ricostruisce le tre settimane trascorse dal quartetto di Liverpool in studio di registrazione durante l'incisione di quel Let it be che culminò col celebre concerto sul tetto della Apple (la sede dell'etichetta discografica, s'intende). E mostra chiaramente come le tensioni fossero interne alla band, e come Yoko - pur una delle figure centrali della serie - avesse con gli altri componenti un approccio del tutto privo di aggressività o polemica.

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Eppure, per oltre mezzo secolo, fan e media di mezzo mondo hanno guardato con sospetto all'artista, oggi 88enne. Spesso interpretandone le azioni artistiche (musicali ma anche performative) con chiavi di lettura sessiste, razziste, xenofobe: sempre a causa di quel suo presunto peccato originale. Aver spaccato i Beatles appunto. Il documentario di Jackson - lo scrive l'edizione inglese della rivista Rolling Stone - sembra proprio aver cambiato la percezione dei fan.

E fra poche settimane un altro evento contribuirà alla sua totale riabilitazione. Nel giorno del compleanno dell'artista, che il prossimo 18 febbraio compie 89 anni, sarà infatti pubblicato un tributo musicale che rende omaggio ai suoi molti brani sperimentali, registrati con e senza il marito nel corso della sua lunga carriera. Intitolato Ocean Child: songs of Yoko Ono, il disco è curato da Ben Gibbard, frontman dei Death Cab for Cutie. E contiene 14 interpretazioni delle sue canzoni eseguite da artisti del calibro di David Byrne, Yo La Tengo, Deerhoof, Flaming Lips, Sharon Van Etten, e molti altri.  

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"Il messaggio di Yoko è sempre stato che la pace è possibile", spiega dunque Gibbard. "Abbiamo realizzato questo album per amore verso il suo lavoro. E per frustrazione: quella causata dall'ignoranza dei troppi che non ne hanno compreso la grandezza. Ono ha spaziato dall'avanguardia al pop: spesso perfino in uno stesso album. Eppure la sua cultura musicale è stata criminalmente ignorata. È anche una paroliera incredibile: intensa, raffinata, profonda. Autrice di melodie memorabili. Con questo album speriamo di renderle giustizia". Parte del ricavato delle vendite, in omaggio al suo impegno civile, sarà devoluto a WhyHunger, un'organizzazione senza scopo di lucro che lei sostiene da decenni.