L'impossibile tour di Gegè Telesforo: "Imparare, scoprire e frequentare musicisti più bravi è la mia gioia"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteIl titolo dipinge esattamente la situazione in cui si sono trovati tutti i musicisti durante la pandemia e i lockdown: The impossible live tour, il tour dal vivo impossibile. Era quello che Gegè Telesforo pensava a maggio dello scorso anno, poi, in barba a tutte le previsioni, l’estate è stata fatta di 30 concerti, spinti dalla buona volontà, dalla voglia di dare una mano ai musicisti e alla gente, dal clamoroso e positivo approccio alla vita e alla musica che Telesforo ha sempre avuto. “Io alla fine in un tutti questi anni”, ci dice “mi sono in realtà concentrato sull’apprendimento. Quando si è giovani è una cosa che praticamente consideri solo come un l’inizio di un percorso, mentre alla fine mi rendo conto oggi che una delle cose che mi dà più gioia è imparare, continuare, da musicista e appassionato, a scoprire, ascoltare cose diverse, immagazzinare informazioni e esperienze, frequen…
Il titolo dipinge esattamente la situazione in cui si sono trovati tutti i musicisti durante la pandemia e i lockdown: The impossible live tour, il tour dal vivo impossibile. Era quello che Gegè Telesforo pensava a maggio dello scorso anno, poi, in barba a tutte le previsioni, l’estate è stata fatta di 30 concerti, spinti dalla buona volontà, dalla voglia di dare una mano ai musicisti e alla gente, dal clamoroso e positivo approccio alla vita e alla musica che Telesforo ha sempre avuto. “Io alla fine in un tutti questi anni”, ci dice “mi sono in realtà concentrato sull’apprendimento. Quando si è giovani è una cosa che praticamente consideri solo come un l’inizio di un percorso, mentre alla fine mi rendo conto oggi che una delle cose che mi dà più gioia è imparare, continuare, da musicista e appassionato, a scoprire, ascoltare cose diverse, immagazzinare informazioni e esperienze, frequentare musicisti più bravi di me e giovani talenti dai quali si apprende tanto, e tutto questo mi dà l’energia per andare avanti. E credo che tutto questo, in questo album dal vivo, venga davvero fuori”.
Realizzati con una band formidabile, della quale hanno fatto parte Dario Deidda, Domenico Sanna, Max Ionata, Luca Bulgarelli e Michele Santoleri, i 30 concerti del tour hanno dato modo a Telesforo di mettere in scena il suo talento di cantante, musicista, intrattenitore, bandleader e di mettere su disco due set, registrati a Roma in occasione dei 2 concerti alla Rassegna dal tramonto all'Appia – Around Jazz presso il Parco Archeologico dell'Appia Antica e al Jazz Festival di Moncalieri, con undici brani, sei originali firmati da lui con Greta Panettieri, Ben Sidran, Domenico Sanna, uno di Dario Deidda e quattro presi da grandi repertorio, come Freedom jazz dance e No woman no cry, registrati, come sottolinea Telesforo, “in un periodo tra i più difficili della nostra esistenza, quando davvero pensavamo fosse impossibile. Alla fine ci ritroviamo come una sorta di fotografia del tempo, che mostra quello che siamo oggi, grande ritmo, grande passione, grande curiosità e la gioia di ritrovarsi su un palco a fare la cosa che ci piace di più, suonare per un pubblico che non smetteremo mai di ringraziare. Perché oggi il lavoro più difficile non è quella di fare il musicista, che comunque estremamente complicato, ma quello del pubblico, che è addirittura complicatissimo. Un appassionato deve prenotare il biglietto via internet, pagarlo, uscire di casa, parcheggiare, fare la fila per i controlli per le nuove regole, green pass, tamponi: fare il pubblico è una fatica, e la prima cosa che dico quando salgo sul palco è ‘grazie per essere venuti, per aver preferito la nostra musica dal vivo a Internet".
L’album è divertente, bello, ricco, vario e sorprendente, Telesforo è un cantante maturo ma soprattutto un autore che è riuscito a restare al passo con i tempi avendo i piedi ben piantati nella storia, del jazz, del soul, del funk e che tutto quello che ha imparato nella sua lunga carriera (“41 anni di contributi”, sottolinea lui) lo sa condividere con gli altri, i musicisti sul palco e il pubblico davanti.
E ora? “Vorrei continuare a fare musica senza inseguire stereotipi, cercando di scoprire cose nuove”, dice, “la radio mi ha dato la possibilità di continuare a cercare la musica, e continuerò a farlo. E poi sono tornato a collaborare con il mio maestro Arbore, per un piccolo grande programma di musica per Rai 5, intitolato Appresso alla musica, dove ci siamo noi due, dietro a una scrivania, andiamo a presentare al pubblico di Rai 5 alcuni dei momenti più entusiasmanti realizzati durante quelle due stagioni incredibili di Doc. Abbiamo ricercato e rimasterizzato quei filmati che hanno più di 30 anni, e ci abbiamo messo anche nostre performance inedite, sia mie che di Renzo. E poi ho finito di produrre per RaiPlay Sound, dieci podcast intitolati Riflessioni disordinate di un malato di musica, fatto insieme al mio amico Vincenzo Martorella e al pianista Domenico Sanna, una sorta di seduta di analisi improbabile a mo’ di alcolisti anonimi”.