Oggi sembra che la musica italiana stia attraversando una fase di rivoluzione, con l'arrivo di una nuova generazione che porta con sé nuovi suoni, nuove idee, nuovi strutture musicali, una cultura giovanile che prende possesso della scena e la cambia. È già successo, in maniera diversa, negli anni Novanta, quando una generazione diversa da quella dei cantautori che aveva dominato il decennio precedente, si smarcava dal mainstream, tornava a essere alternativa, indipendente, originale, deliberatamente artistica, volutamente rivoluzionaria. E i semi della musica che oggi i giovanissimi portano sulle piattaforme e nel mondo digitale, sono stati gettati proprio trent'anni fa, la lingua 'indie', in tutte le sue declinazioni, provava a inventare un nuovo vocabolario, disinteressandosi in maniera diretta delle classifiche, del mercato, della radio, ma conquistando al tempo stesso, successi, visibilità, forza, tale da restare nel tempo e proiettare …
Oggi sembra che la musica italiana stia attraversando una fase di rivoluzione, con l'arrivo di una nuova generazione che porta con sé nuovi suoni, nuove idee, nuovi strutture musicali, una cultura giovanile che prende possesso della scena e la cambia. È già successo, in maniera diversa, negli anni Novanta, quando una generazione diversa da quella dei cantautori che aveva dominato il decennio precedente, si smarcava dal mainstream, tornava a essere alternativa, indipendente, originale, deliberatamente artistica, volutamente rivoluzionaria. E i semi della musica che oggi i giovanissimi portano sulle piattaforme e nel mondo digitale, sono stati gettati proprio trent'anni fa, la lingua 'indie', in tutte le sue declinazioni, provava a inventare un nuovo vocabolario, disinteressandosi in maniera diretta delle classifiche, del mercato, della radio, ma conquistando al tempo stesso, successi, visibilità, forza, tale da restare nel tempo e proiettare la propria influenza sui tempi correnti.
Era musica in movimento, era reggae e dub, elettronica e hip hop, era rock e canzone, senza regole fisse, provando a mescolare liberamente gli elementi. Era arte e intrattenimento, e conquistava lo spazio residuo di una cultura giovanile che era uscita "provata" dagli anni Ottanta, dal riflusso, dall'"edonismo reaganiano", dallo yuppismo, e si era rintanata nei club, nei centri sociali, nelle radio libere, nei circuiti alternativi, ma era esplosa di nuovo con il grunge e la techno, il trip hop, con mille affascinanti ipotesi sonore, frammentata, divisa, ma creativa e splendente.
Una strada diversa e separata dal "corso principale", che porterà dritta alla rivoluzione dei nostri anni, con le necessarie e inevitabili evoluzioni delle tecnologie, con la fine del disco, con l'avvento del digitale. Ritrovare quella musica, quelle band, quei suoni e quell'entusiasmo è fondamentale, riscoprire la creatività e le idee di quegli anni importantissimo, per fare in modo che ogni suono, ogni ritmo, ogni melodia, abbia il suo giusto posto nella storia.