Mark Lanegan, il tormentato, turbolento uomo che aveva inventato, nel 1984, gli Screaming Trees, uno dei gruppi fondamentali del rock alternativo psichedelico americano, anello di congiunzione tra quella che sarebbe stata la scena stoner e grunge, è morto a soli 57 anni.
Un portavoce dell'artista ha confermato la notizia affermando che Lanegan è deceduto nella propria abitazione di Killarney, in Irlanda. “Nessun'altra informazione è disponibile al momento", si legge nella nota, "la famiglia chiede a tutti di rispettare la loro privacy in questo momento".
Lo scorso 14 dicembre Devil in a coma, il libro autobiografico scritto durante la convalescenza resa particolarmente dura dagli effetti del long Covid, era uscito nelle librerie quasi fosse un estremo tentativo di esorcizzare la sua difficile esistenza su questa terra. Lanegan era rimasto appeso a un filo, in bilico verso la morte per oltre tre settimane, ma probabilmente non era la prima volta che accadeva. La sua sregolata vita lo aveva già trasportato oltre, ma non in modo minore rispetto alla sua enorme, spesso soffocante, sensibilità e profondità. Bastava ascoltare la sua voce, sentire da dove arrivasse, dal fondo del cuore come dagli inferi. Questa volta, però, era entrato e uscito dal coma svariate numerose, a tal punto da perdere, anche se solo temporaneamente, l’udito. Nel libro, Lanegan non raccontava solo la malattia come fatto in sé, doloroso, ma la utilizzava come un filo rosso utile a ripercorrere la sua storia, a ritroso nel tempo.
Era il 1992 quando la voce di Lanegan risuona per la prima volta al di là del cerchio magico di Seattle. Nearly lost you è un condensato della poetica grunge. E gli Screaming Trees si prendono un posto al fianco di Soundgarden, Nirvana e Pearl Jam. In testa alle classifiche e dentro la vita e il cuore di milioni di fan. Sin da quegli anni Lanegan coltiva anche la carriera solista. Un completamento: alla sua immagine di rockstar 'maledetta' si affianca quella di interprete e compositore di prim’ordine. Dopo lo scioglimento del gruppo si dedica a tempo pieno alle sue canzoni. Whiskey for the holy ghost è un piccolo capolavoro.
Mark Lanegan, il gioco colto di "Imitations"
Un disco per cantare Sinatra, Cave, Dully...
“Un film sulla mia vita? Gli spettatori uscirebbero spaccando tutto dopo cinque minuti”, disse in un’intervista a Repubblica del 2015. Era in Italia dopo aver dopo aver collaborato con Manuel Agnelli, avevano inciso insieme una nuova versione di Pelle. Ridendo confessò di “non ho mai provato tanto una canzone in vita mia”. Poi i grandi affreschi degli ultimi anni, l’ingresso ai vertici del cantautorato americano. Riverberi di Tom Waits e Leonard Cohen negli ultimi dischi: Somebody’s knocking e Straight songs of sorrow. Una vita in bilico. Scivolata via oggi in una grigia mattina irlandese che sarebbe stata un contenitore perfetto per la sua voce.