Irama, dopo Sanremo c'è il nuovo disco. "Il giorno in cui ho smesso di pensare non è mai arrivato"
di Carlo Moretti , di Carlo MorettiApre il disco con un pezzo quasi gospel, prosegue con un rhythm’n’blues in cui dimostra tutti i progressi nell’uso della voce. Poi torna nel suo seminato, ma anche quando riprende i ritmi dei suoi tormentoni estivi, ormai le strofe corrono come se fossero sempre state lì, la fusione più convincente tra mondo latino e melodia italiana. Il giorno in cui ho smesso di pensare, il nuovo lavoro di Irama, è un album maturo che sorprenderà molti, come molti ha sorpreso la forza della melodia di Ovunque sarai, la canzone che si è classificata al quarto posto al Festival di Sanremo, ultimo brano del disco diventato in pochi giorni il secondo brano italiano più ascoltato al mondo su Spotify dietro il brano vincitore del Festival, Brividi di Mahmood & Blanco.
Apre il disco con un pezzo quasi gospel, prosegue con un rhythm’n’blues in cui dimostra tutti i progressi nell’uso della voce. Poi torna nel suo seminato, ma anche quando riprende i ritmi dei suoi tormentoni estivi, ormai le strofe corrono come se fossero sempre state lì, la fusione più convincente tra mondo latino e melodia italiana. Il giorno in cui ho smesso di pensare, il nuovo lavoro di Irama, è un album maturo che sorprenderà molti, come molti ha sorpreso la forza della melodia di Ovunque sarai, la canzone che si è classificata al quarto posto al Festival di Sanremo, ultimo brano del disco diventato in pochi giorni il secondo brano italiano più ascoltato al mondo su Spotify dietro il brano vincitore del Festival, Brividi di Mahmood & Blanco.
Un disco che sembra guardare con convinzione al mercato internazionale, soprattutto al mercato spagnolo, anche al di là del reggaeton, vedi un brano come Yo quiero amarte.
“Non ho mai nascosto la mia volontà di arrivare con la mia musica anche all’estero. Questo disco è un passo in più, tendo a utilizzare più lingue, la canzone Yo quiero amarte poi nasce da una cultura meravigliosa, quella madrilena, guidata da Victor Martinez alla chitarra, un musicista fenomenale che lavora con musicisti che mi piacciono come Tangana. Un passo in più verso un obiettivo che mi interessa molto”.
Nel brano È la luna anche il testo in italiano sembra andare in quella direzione internazionale, lavora anche sui testi in questo senso?
“È la luna plasma una sonorità latina a una melodia mediterranea, è la canzone che realizza il vero connubio tra questi due mondi. Non tendo a scimmiottare altre lingue ma è vero che punto a un livello internazionale, una cosa che ho sempre cercato di fare. Sono molto legato al cantautorato ma non mi sono mai voluto rinchiudere troppo nella forma stretta della nostra lingua, ho sempre cercato di trovare sonorità internazionali nei miei testi ma in maniera molto naturale”.
Nel nuovo album ha voluto molti ospiti.
“Sono felice che abbiano accettato il mio invito, sono contento che ci siano artisti che rappresentano la nuova scena a metà strada tra il pop e il mondo dell’urban, e tanti altri artisti che hanno fatto la storia come Guè Pequeno, sono onorato, sono cresciuto con la sua musica e mi fa pacere avere il suo rispetto”.
Il duetto con Rkomi su '5 gocce' sembra quasi una risposta a 'Luna piena', che tipo di rapporto vi lega? Pur facendo musica in modo diverso, sembrate molto simili.
“Io e Mirko ci troviamo molto bene a fare musica insieme. Non so dire se siamo simili, ma abbiamo molte cose in comune e questa cosa ci lega particolarmente. La canzone è molto distante da Luna piena, lo è volutamente, era bello che nei nostri rispettivi dischi ci fosse un duetto diverso. La produzione è di Naisgai, un produttore latino molto importante che utilizza molto sonorità anni Ottanta”.
Citando il titolo, qual è stato il giorno in cui ha smesso di pensare?
“Purtroppo non è mai arrivato. Dall’altra parte mi dico: per fortuna. Lo spiego nel teaser della canzone, in cui dico che non ho mai avuto paura di schiantarmi. Il titolo del disco è anche un po’ una provocazione, per il fatto che nelle criticità di questo disco non c’è alcuna paura di essere legato a un genere a un mondo o a un’etichetta ristretta che in questo periodo più che tendiamo a darci. L’unica cosa che mi interessa è essere libero per raccontare la musica al meglio possibile. E sperare di lasciare agli altri delle emozioni, il resto non conta, come dice Guccini sono orpelli”.
A un mese dal Festival di Sanremo, guardando indietro all’esperienza vissuta e al risultato raggiunto, che bilancio fa Irama?
“Difficile fare un bilancio, io faccio l’artista, non l’imprenditore. I bilanci li lascio fare ai discografici e agli addetti ai lavori, mentre da parte mia sento di essere cresciuto non solo anagraficamente ma a livello artistico e personale, e la risposta sempre maggiore del pubblico per me significa che posso condividere con ancora più persone la mia musica e la mia arte”.