Samuel dei Subsonica, 50 anni da raccontare. "Spero di mantenere a lungo il caos nella mia vita"
di Guido Andruetto , di Guido AndruettoLa sua voce è inconfondibile. Da più di 25 anni è il motore di emozioni della macchina Subsonica. Tutti i miei sbagli, Nuova ossessione, Incantevole, Dentro i miei vuoti, Nuvole rapide, I cerchi degli alberi sono solo alcuni dei tanti brani interpretati da Samuel. Come una nave in una foresta, Samuel Romano è entrato nella musica italiana con un nuovo linguaggio. Anche nel suono, i Subsonica hanno innestato l’elettronica nel cantautorato.
Samuel Romano compie 50 anni lunedì 7 marzo. E resta focalizzato sulla musica, «il cuore di tutto quello che faccio» dice davanti a un caffè nel salotto del Golfo Mistico, lo studio che ha aperto sotto la Mole. Su una parete spicca il vinile di Mezzanine dei Massive Attack, il gruppo trip hop che ha contribuito alla sua formazione. Samuel ha fondato nel ’96 con Boosta e Max…
La sua voce è inconfondibile. Da più di 25 anni è il motore di emozioni della macchina Subsonica. Tutti i miei sbagli, Nuova ossessione, Incantevole, Dentro i miei vuoti, Nuvole rapide, I cerchi degli alberi sono solo alcuni dei tanti brani interpretati da Samuel. Come una nave in una foresta, Samuel Romano è entrato nella musica italiana con un nuovo linguaggio. Anche nel suono, i Subsonica hanno innestato l’elettronica nel cantautorato.
Samuel Romano compie 50 anni lunedì 7 marzo. E resta focalizzato sulla musica, «il cuore di tutto quello che faccio» dice davanti a un caffè nel salotto del Golfo Mistico, lo studio che ha aperto sotto la Mole. Su una parete spicca il vinile di Mezzanine dei Massive Attack, il gruppo trip hop che ha contribuito alla sua formazione. Samuel ha fondato nel ’96 con Boosta e Max Casacci i Subsonica, una delle migliori live band italiane, con cui torna in tour nei club ad aprile, con lo show Microchip temporale. Con dj Pisti e il bassista Pierfunk ha creato i Motel Connection, autori delle musiche del film Santa Maradona di Marco Ponti. Tra gli ultimi lavori di Samuel, la colonna sonora del documentario Undewater sulla campionessa di nuoto Federica Pellegrini. E come solista, dal 2017, ha pubblicato due album in studio, Il codice della bellezza e Brigata bianca. A maggio parte anche il suo Elettronica Tour.
Samuel, è facile contare gli anni, ma i chilometri percorsi con la musica sono incalcolabili. Migliaia di concerti in tutta Italia e fuori, solo con i Subsonica. Ci pensa mai?
«Mi colpiscono le distanze, ma ancora di più i chilometri emotivi che ho accumulato. Molti li ho percorsi con altre persone. per lunghi tratti di strada si stava completamente in silenzio, o si pensava alla musica. In altri momenti sembrava di stare con dei fratelli, con la propria famiglia. In questi cinquant’anni mi sono legato in modo molto forte a tutti loro. Ci siamo influenzati a vicenda, siamo cresciuti insieme».
I 50 anni sono sempre uno spartiacque. Come li vive?
«E’ un po’ come quando inizi a perdere le diottrie e vedi meno da vicino. La prima volta non ci dai peso, poi capisci che sei entrato in un meccanismo discendente della vita. E’ un momento che può essere drammatico, o piacevole, con molte sfaccettature. Io guardo avanti in maniera più riflessiva, più razionale, anche più poetica. Mi godo gli istanti perché forse ce ne saranno di meno e li divoro. Come artista non faccio bilanci perché raggiungere una consapevolezza è un po’ come morire: dopo aver chiuso un progetto mi ritrovo in un limbo di sconforto, di vuoto. E’ quella fase naturale per un artista in cui deve ricostruire dopo aver distrutto ciò che ha fatto, un processo catartico che impedisce di avere convinzioni e certezze sulla propria arte».
Com’era da bambino?
«Sono nato il 7 marzo del 1972 e quattro anni dopo già cantavo e scrivevo canzoncine con il mio italiano scarso, ho ancora i fogli con le sottolineature di mia mamma degli errori. I miei fratelli più grandi mi avevano insegnato un po’ a scrivere. Ascoltavo i cantautori, De André, Dalla, De Gregori. Da quel momento tutta la mia vita è stata orientata dalla musica. Non ho mai pensato di fare altro. Ho avuto grandi passioni, come il cinema, ma sono arrivate attraverso la musica. Anche il giudice a X Factor. Sempre la musica. Ho avuto il privilegio di usare il mio linguaggio e di declinarlo in tante forme. Con i Subsonica abbiamo riscritto parte della musica italiana. Abbiamo trasformato le parole cantautorali in un suono, la mia voce si è strutturata per essere suono che esprime delle parole».
Ha lavorato con numerosi artisti. La collaborazione con Battiato però è stata la più sorprendente.
«E’ stato un incontro per noi importante che è avvenuto grazie al nostro chitarrista, che era il direttore artistico del festival Traffic dove ci siamo esibiti con Franco. Lo abbiamo sempre considerato un modello verso cui tendere, per la ricerca musicale, per la modalità di espressione della musica. La sua Up patriots to arms si adattava a essere reinterpreta dai Subsonica, ne abbiamo fatto una versione nostra senza deturpare la parte autorale».
Dove si vede nei prossimi 50?
«Voglio mantenere il disordine nella mia vita. Quel caos che ho dentro, che poi organizzo. E’ il mio essere bambino, un fuoco sempre acceso. La scrittura e la creatività non devono mai trovare pace».
Oggi il mondo è in guerra. Come artista si sente chiamato in causa?
«E’ una situazione terrificante che sconvolge l’equilibrio mondiale oltre che la vita delle persone. E’ anche un momento difficile emotivamente, Gli artisti intercettano l’emotività e questo ci rende ancora più sensibili a questo dramma. Ma il mondo non è mai stato in pace. Stavolta il conflitto ci tocca da vicino. Fino a quando costruiremo carri armati e armi ci saranno guerre».