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Pinguini Tattici Nucleari: "Due anni senza senso, il palco è la rinascita"

'Dove eravamo rimasti tour' racconta la voglia della band ricominciare a vivere: ovvero, stando di fronte al pubblico
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Dopo le date al chiuso (14 concerti in totale, tutti già sold out), parte il 9 luglio e si conclude prima di ferragosto il nuovo tour dei Pinguini Tattici Nucleari. Uno dei molti attesi tour di un'estate nella quale la musica potrebbe tornare a occupare il centro della scena. In quel centro ci sarà anche la band di Riccardo Zanotti che dopo il successo a Sanremo 2020 (terzo posto con Ringo Starr) ancora non ha avuto, causa pandemia, la possibilità di farsi ascoltare live. Anche se sono più di dieci anni che è "in giro". "È la definizione giusta, andare in giro, ci siamo sempre sentiti come quelli "che stanno in giro" - dice Zanotti - una carovana di sei persone della band alle quali si aggiungono gli altri che lavorano con noi, una vera famiglia. Dal 2017 siamo stati in giro per concerti cento giorni all'anno. Poi tutto si è fermato e questa nostra famiglia lo ha vissuto come un lutto, è un parago…

Dopo le date al chiuso (14 concerti in totale, tutti già sold out), parte il 9 luglio e si conclude prima di ferragosto il nuovo tour dei Pinguini Tattici Nucleari. Uno dei molti attesi tour di un'estate nella quale la musica potrebbe tornare a occupare il centro della scena. In quel centro ci sarà anche la band di Riccardo Zanotti che dopo il successo a Sanremo 2020 (terzo posto con Ringo Starr) ancora non ha avuto, causa pandemia, la possibilità di farsi ascoltare live. Anche se sono più di dieci anni che è "in giro". "È la definizione giusta, andare in giro, ci siamo sempre sentiti come quelli "che stanno in giro" - dice Zanotti - una carovana di sei persone della band alle quali si aggiungono gli altri che lavorano con noi, una vera famiglia. Dal 2017 siamo stati in giro per concerti cento giorni all'anno. Poi tutto si è fermato e questa nostra famiglia lo ha vissuto come un lutto, è un paragone forte ma per noi vero. Due anni difficili, senza suonare se non in eventi televisivi o privati, praticamente senza pubblico. È stato come essere privati del significato del nostro lavoro. Non vediamo l'ora di ricominciare".

È questo il cuore della loro attività e la base del rapporto, stretto e appassionato, con il pubblico, "un legame genuino che trascende il classico rapporto tra artista e fan - sottolinea Zanotti - con alcuni siamo perfino diventati amici. Altri sono rimasti male della nostra assenza dalle scene, come se fossimo noi a non voler suonare. Ma al di là della politica che faceva annunci e sembrava che stessimo sempre per riaprire, i palazzetti sono ancora chiusi. Per noi, che ci abbiamo provato in ogni modo, è sconfortante. Abbiamo un team di 70 persone, diamo lavoro a tanti".

I Pinguini sono una band in un mondo di trapper, cantautori, rapper che lavorano da soli. Un insieme che produce arte unendo cervelli, cuori e personalità differenti. "Ho inventato un detto - continua Zanotti - che voglio promuovere: si nasce soli e si muore solisti. A noi non si addice, ci siamo sempre dati i nostri spazi e questo ci ha consentito di vivere come una famiglia, anche se fatichi un po' a mettere d'accordo tante persone".

È una faccenda di passione in un'epoca in cui il digitale sembra dominare il mondo. "L'informatica ha dimostrato che è possibile cambiare la storia con un computer, una stanza e dell'elettricità. È un mondo che mi affascina e non penso sia in conflitto con la visione della band, anzi ci ha aiutato, soprattutto durante la pandemia. E nella musica ti consente di fare cose in più, cambiando magari cinque arrangiamenti in una sola giornata".

Tante anime. Ma come band si sentono più Beatles, che usavano lo studio di registrazione come strumento esistenziale, o ai Rolling Stones, che senza palco e concerti non esisterebbero? "Nasciamo come band ascrivibile alla concezione Stones - dice ancora Zanotti - stare sul palco, comunicare con il pubblico in maniera attiva, scatenarsi live. Ma con il tempo ci siamo resi conto che stavamo diventando più Beatles, sempre più tempo in studio a lavorare, giocare con le parole, un artigianato che appartiene alla nostra cultura. Il punto di equilibrio è portare sul palco quello hai realizzato in studio, condividendolo con la tua gente. E che sia un'esperienza immersiva al massimo livello".