Il 'Caos' di Fabri Fibra: "Se non ci fosse il rap finirei nei guai"
di Carlo Moretti , di Carlo MorettiCi voleva Fabri Fibra per creare il primo esempio di rap progressive, si intitola Noia: "È un pezzo di quasi 5 minuti", sottolinea orgoglioso il rapper di Senigallia, "su una base con un campionamento cool jazz di Miles Davis e con un vocale di Charles Bukowski". È uno dei brani di Caos, il decimo album di Fibra a cinque anni da Fenomeno, il pezzo in cui intreccia le sue rime con Marracash, tra gli ospiti dell'album con Guè Pequeno e Salmo, Neffa, Madame e Lazza, Colapesce e Dimartino, Ketama 126, Francesca Michielin e Maurizio Carucci. Bukowski dice: "La fama è una forma di elogio, tende a indebolirti", e per Fibra questo è un po' il senso di tutto l'album "perché il talento non è mai scontato, bisogna sempre coltivarlo ma l'industria, i live, i concerti, l'esposizione, ti tolgono tanto. Per ricreare quell'energia bisogna lavorare su se stessi, bisogna vivere, e invece specialm…
Ci voleva Fabri Fibra per creare il primo esempio di rap progressive, si intitola Noia: "È un pezzo di quasi 5 minuti", sottolinea orgoglioso il rapper di Senigallia, "su una base con un campionamento cool jazz di Miles Davis e con un vocale di Charles Bukowski". È uno dei brani di Caos, il decimo album di Fibra a cinque anni da Fenomeno, il pezzo in cui intreccia le sue rime con Marracash, tra gli ospiti dell'album con Guè Pequeno e Salmo, Neffa, Madame e Lazza, Colapesce e Dimartino, Ketama 126, Francesca Michielin e Maurizio Carucci. Bukowski dice: "La fama è una forma di elogio, tende a indebolirti", e per Fibra questo è un po' il senso di tutto l'album "perché il talento non è mai scontato, bisogna sempre coltivarlo ma l'industria, i live, i concerti, l'esposizione, ti tolgono tanto. Per ricreare quell'energia bisogna lavorare su se stessi, bisogna vivere, e invece specialmente oggi, con lo streaming e i social, sembra quasi che l'artista debba essere sempre lì, pronto, h24: è impossibile, la creatività non dura così a lungo". In Caos c'è un pezzo molto forte, lento e ossessivo su un giro di chitarra acustica, si intitola Nessuno, e Fibra vi immagina uno stalker che parlando in prima persona descrive un doppio omicidio, la sua ex e il suo nuovo fidanzato. Accanto a pezzi di grande impatto come questo torna però il tema della scena rap di oggi.
Sembra quasi che lei abbia voluto fare un album per rispondere alle critiche sui social, di chi la attacca chiedendole: "C'hai 45 anni e fai ancora il rapper?", come lei ha scritto in un post su Instagram.
"In tutti i miei dischi precedenti parlo di ciò che vedo all'esterno, questo è sicuramente un disco più personale, parla più di me. Non ho un messaggio preciso o una risposta al pubblico, io il rap lo farei anche se non avessi un pubblico, mi piacciono le basi, mi piacciono le rime, lo ascoltavo anche prima di farlo, è una delle mie ragioni di vita. Ma questo è un disco più personale perché in parte rispondo a quel tema: il rap è un genere di rottura, spesso affronta temi che hai licenza di affrontare finché sei un ragazzino, quando superi i quaranta ci sono cose che non puoi più fare. Allora cerco di fare rap senza essere ridicolo, voglio dire cose che mi rappresentano per come sono ora, quando sono su un palco voglio essere a mio agio con i testi, non voglio seguire i cliché del rapper che deve ostentare il risultato, uno stile di vita sopra le righe, o che continua dire che ha fatto i soldi e gli altri invece no, volevo dire qualcosa in più".
I riferimenti alla scena sono tanti e parlandone in Goodfellas lei non evita critiche al veleno.
"Il rap è sempre fortemente competitivo, è giusto ribadire la mia posizione. Ora con i social tutti sono amici, tutti vogliono socializzare, però bisogna anche mettere in chiaro che io preferisco fare la mia musica e il rap piuttosto che stare sui social, altri invece dicono che fanno il rap e la musica e invece stanno semplicemente lì".
Oggi è più facile emergere?
"Sembra più facile, perché è un modo in cui puoi raccontartela, me se ti presenti che in mano non hai nulla, duri poco. Puoi anche stare su queste piattaforme a farti vedere ma se non hai cose sostanziose non vai da nessuna parte".
Sempre in Goodfellas lei dice che molti le fanno complimenti in privato e le chiedono di fare "feat" ma poi nelle interviste nessuno ribadisce questa stima. Ha portato il rap primo in classifica nel 2006, oggi si sente poco riconosciuto?
"È anche giusto che ci sia poco riconoscimento, è giusto che le nuove generazioni si facciano spazio piuttosto che continuare a lodare chi c'è stato in passato, alla fine sarebbe solo noioso continuare a ricordarlo. Ai miei tempi l'ho fatto anch'io. Quando entri nel mercato hai quel tipo di fame lì, ma quando ci sei cominci di essere grato a questo genere perché puoi dire delle cose, se tratti bene il rap, il rap nel corso degli anni ti ripaga".
Nel suo caso è successo così?
"Sì, io vengo da una città di provincia e solo grazie al discorso di scrivere le rime e di farmi spazio con la penna sono riuscito a conoscere Roberto Saviano, Marco D'Amore, ho conosciuto Vasco, ho pranzato con Battiato, se me lo avessero detto quand'ero a Senigallia non ci avrei creduto, ho collaborato con i miei miti nel rap J Ax e Neffa, ho in questo disco i migliori rapper italiani, tutto per una credibilità che mi ha dato il rap. Che poi mi dà anche modo di non finire nei guai".
Anche in La giostra lei dice "tutti che rappano e spariscono in due mesi".
"La mia generazione ha cominciato a fare il rap per confrontarsi con gli altri e conoscere gente e allargare i propri orizzonti. Per tanti anni ho avuto l'impressione che i nuovi rapper lo facciano per diventare famosi, poi una volta che sono famosi fanno altro, vendono e si vendono, tutti i rapper che vanno a Sanremo smettono di rappare".
Sanremo dunque è la morte del rap?
"Sanremo e il rap sono due belle cose che è difficile che si incontrino. Sanremo è il festival della canzone italiana, il rap non è musica italiana, è importato dagli Stati Uniti e noi lo stiamo riproponendo con temi italiani traducendolo con il linguaggio che ha ogni artista: ad esempio, nel mio caso Proof, il rapper di Detroit che a metà degli anni Duemila mi ha ispirato con il suo rap politicamente scorretto, e più avanti Mac Miller, il rapper bianco di Pittsburgh che mi ha conquistato perché era un outsider, un bianco che non seguiva i cliché del rapper, parlava di vacanze e altre cose banali ma in maniera profonda. Poi ha sentito la pressione del successo e ha abusato di sostanze farmaceutiche ed è morto nel sonno. Lo paragono un po' a Jim Morrison e Kurt Cobain, artisti che si sono tolti la vita perché il successo li ha demoliti".
In Stelle parla della crisi di un cantante di successo, della sua solitudine.
"Il successo cambia la realtà che ti circonda, cambia la gente intorno a te. Nell'industria hai tanti amici ma solo finché le cose vanno bene, poi non ci si sente più. Al di fuori dell'industria, invece, sei tu a non avere più tempo per nessuno, hai talmente tanti impegni che gli amici che hai li trascuri, c'è questo treno che parte e gli altri restano fuori. In questo momento mi trovo bene con la gente con cui collaboro, sono loro la mia famiglia, sanno cosa vivo e lo vivono con me. È un ambiente in cui serve molta empatia ma bisogna anche essere molto spietati, per andare avanti ed essere sempre lì. La copertina di Caos dice questo, sono in un punto sconosciuto, da solo, ma continuo dritto".
C'è stato mai per lei un momento in cui la strada era persa, in cui ha perso le coordinate?
"Ho visto tanta gente che ha perso le coordinate ma io non mi sono mai trovato in una strada persa, semmai in una strada buia: quando si spengono i riflettori, quanto ti ritrovi solo, alla fine del tour, a cercare di ripetere quella magia. Non sempre ci riesci".
Fumo erba parla di un elemento connaturato con il rap, ma è un pezzo molto duro, lei parla di problemi seri.
"È un discorso difficile da affrontare, perché l'uso delle droghe leggere non va promosso ma neanche demonizzato, il confine è sottile. Può darti molto ma anche toglierti molto, sono cose che hanno bisogno di equilibrio e di misura, ed equilibrio e misura vengono meno quando vengono meno nella tua vita, quando aspetti per ore da solo in albergo, quando il treno parte e tu non sei più nella realtà, hai più soldi in tasca e tanto tempo da vivere da solo e allora quella cosa entra nella tua vita. A un certo punto io ho visto che questa cosa stava prendendo piede nella mia vita, ne avevo parlato in tante canzoni ma il messaggio non arrivava nel modo giusto, non ero credibile a dire di non fumare perché poi lo facevo, e allora ho voluto esagerare gli effetti per far capire cosa succede davvero quando superi il limite".
Dice anche che non capiva più le domande nelle interviste...
"Mi è successo mentre ero ospite in radio e non vedevo l'ora di finire per andare a fumare... mesi dopo ho riguardato quell'intervista e non ne andavo fiero, era un'opportunità per dire cose interessanti e non ce l'avevo fatta, e a quel punto mi sono detto che dovevo riprendere in mano la situazione".
Ci è riuscito?
"Ora ho ripreso l'equilibrio, sono più di sei mesi che non fumo, neanche le sigarette. Non ho smesso, però, è solo che non ho riiniziato".
In Propaganda, il primo singolo del disco, Colapesce e Dimartino si mettono completamente al servizio del brano.
"Secondo me la magia del rap riesce quando ci sono questi incroci di genere, tra pop e rap nasce sempre qualcosa di originale e mai visto. Loro hanno dato la credibilità ma riescono anche a giocare con il tema".
Che poi è la nuova economia, il lavoro, il populismo.
"E anche che ognuno di noi ha poi la sua propaganda personale. In questo momento in cui ognuno di noi ha un io privato e un io pubblico, tutti ci stressiamo per mandare avanti il nostro io pubblico sui social e l'io pubblico lascia più tracce di quello privato, sono cose che rimangono. C'è il tema del populismo, l'elettore che rimane deluso, al tempo stesso ci sono io che con il mio brano faccio la mia propaganda: sono io, Fabri Fibra, che faccio la mia propaganda e sono il candidato di Fabrizio Tarducci. Speriamo solo che l'elettore Tarducci non rimanga deluso".
In Demo nello stereo dice a un fan che la critica: "Fai la fine di Carrà sotto terra"
"È una rima dall'humor nero, nella rima dico: Ho fatto i soldi ma resto me stesso. Il pubblico non accetta che tu cambi stile, ho voluto dimostrare che so ancora fare le rime ghigliottina. Ma la Carrà è uno dei miei miti, senza di lei poi Eminem non sarebbe mai arrivato a Sanremo".
Andrebbe ospite a Domenica in da Mara Venier?
"Io vado ovunque la musica me lo permette. Finché c'è la musica che mi apre la strada, io la seguo".