Fedez, la malattia e la fragilità delle star. Quando il destino è più forte dei "guerrieri"
di Andrea Silenzi , di Andrea SilenziQuando Freddie Mercury venne a sapere della sua malattia non disse nulla a nessuno. Lo rivelò ai membri dei Queen soltanto a distanza di tempo, impedendo loro qualsiasi forma di compassione o disperazione. Impose a tutti di portare a termine la missione del gruppo: fare spettacolo.
Non erano tempi di social, la comunicazione non era un flusso continuo ma probabilmente Mercury, se avesse avuto a disposizione Facebook o Instagram, non ne avrebbe approfittato. Questione di carattere. C'è chi ha raccontato il suo viaggio andata e ritorno all'inferno, come Dave Gahan dei Depeche Mode (praticamente morto e salvato dai medici) e chi ha taciuto fino all'ultimo giorno i suoi guai, il suo orientamento sessuale, le sue disavventure sentimentali a volte devastanti.
Quando Freddie Mercury venne a sapere della sua malattia non disse nulla a nessuno. Lo rivelò ai membri dei Queen soltanto a distanza di tempo, impedendo loro qualsiasi forma di compassione o disperazione. Impose a tutti di portare a termine la missione del gruppo: fare spettacolo.
Non erano tempi di social, la comunicazione non era un flusso continuo ma probabilmente Mercury, se avesse avuto a disposizione Facebook o Instagram, non ne avrebbe approfittato. Questione di carattere. C'è chi ha raccontato il suo viaggio andata e ritorno all'inferno, come Dave Gahan dei Depeche Mode (praticamente morto e salvato dai medici) e chi ha taciuto fino all'ultimo giorno i suoi guai, il suo orientamento sessuale, le sue disavventure sentimentali a volte devastanti.
Nessuno è esente dalle miserie dell'esistenza, si può solo scegliere come affrontarle e condividerle ma non c'è un modo giusto o uno sbagliato. La fragilità che mostra Fedez in questi suoi giorni difficili non ha niente a che a fare col suo personaggio e con quello che rappresenta: è l'umanità che prevale sullo star system, e di fronte al dolore si sospendono i giudizi. Si ascolta, perché nessun tribunale può giudicare le nostre paure e i nostri fantasmi.
Se i social hanno un merito, probabilmente è quello di far capire (a chi vuole capirlo) che una star è comunque un essere fragile, in balia del destino come tutti noi. Qualcuno si dichiara guerriero o guerriera, altri ironizzano o si disperano: ma nella diversità il letto di dolore in cui siamo costretti prima o poi a giacere è uguale per tutti. E come quando vediamo un bambino da solo che piange, non ci curiamo dei vestiti che porta o della lingua che parla ma cerchiamo di aiutarlo. I latini la chiamavano pietas, e di fronte al dolore c'è spazio solo per questa. Il resto è rumore.