Cypress Hill, 'Back in black': "Siamo tornati alle radici anche se le nostre idee sono cambiate"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteQuando nel 1994 i Cypress Hill salgono sul palco di Woodstock sono delle vere superstar dell’hip hop. Sono latini, originali, potentissimi e hanno all’attivo un pugno di singoli e due album di grande successo. La folla sotto al palco salta, urla, canta, tiene il tempo e si muove in perfetta sintonia con B-real, Sen Dog, Dj Muggs e Eric Bobo, mentre suonano How I could just kill a man tra l’entusiasmo generale.
Quasi trent’anni e nove album dopo, la band propone un nuovo lavoro, Back in black, un grande album di eccellente hip hop. E’ un album maturo, profondo, ‘old style’ al punto giusto, senza concessioni alle mode, ricco di brani che non hanno nostalgia per il passato ma sono saldamente radicati nella cultura hip hop. Cosa è cambiato da quel 1994? “Per sembrare ben saldo nelle radici potrei dire che &egrav…!-->!-->
Quando nel 1994 i Cypress Hill salgono sul palco di Woodstock sono delle vere superstar dell’hip hop. Sono latini, originali, potentissimi e hanno all’attivo un pugno di singoli e due album di grande successo. La folla sotto al palco salta, urla, canta, tiene il tempo e si muove in perfetta sintonia con B-real, Sen Dog, Dj Muggs e Eric Bobo, mentre suonano How I could just kill a man tra l’entusiasmo generale.
Quasi trent’anni e nove album dopo, la band propone un nuovo lavoro, Back in black, un grande album di eccellente hip hop. E’ un album maturo, profondo, ‘old style’ al punto giusto, senza concessioni alle mode, ricco di brani che non hanno nostalgia per il passato ma sono saldamente radicati nella cultura hip hop. Cosa è cambiato da quel 1994? “Per sembrare ben saldo nelle radici potrei dire che è cambiato poco”, dice Sen Dog, “che la forza è rimasta la stessa, anzi che questo nuovo album è più vicino a quello che facevamo allora di quanto abbiamo fatto lungo la strada. Ma nessuno resta mai uguale, allora eravamo giovani, pieni di energia, di voglia di fare tante cose, ora abbiamo idee e desideri diversi. Ho rivisto di recente le immagini di quel concerto, e non mi ricordavo di molte cose, in special modo dello stage diving. Non lo faccio più, o paura di farmi male! Insomma, siamo la stessa band ma siamo più adulti, molto di quello che eravamo è rimasto ma tante cose sono cambiate”.
Come riuscite a restare legati alle vostre radici?
“Lo facciamo muovendoci in avanti, facciamo cose nuove ogni volta, o almeno ci proviamo. Non ci interessa fare la stessa cosa due volte, crescendo tutto questo ci porta verso soluzioni diverse. Anche perché il mondo che ti circonda cambia costantemente e tu devi essere al passo con i tempi, cercare di restare rilevante, notare tutto quello che cambia attorno a te e parlarne, cose che toccano la tua vita e soprattutto quella degli altri”.
Il suono dell’hip hop è molto cambiato nel corso degli anni…
“Per fortuna. Pensa se fosse rimasto sempre lo stesso, sarebbe già scomparso. Mentre invece la musica si evolve al passo con i tempi. Noi abbiamo sempre cercato un pizzico di artisticità nella nostra musica, non abbiamo mai ceduto alle mode, ma solo alle nostre passioni. Non ci sentirete mai usare effetti vocali, è cool per i nuovi che vogliono suonare alla moda, non c’è niente di male sia chiaro, molti fanno delle cose belle ma noi preferiamo restare fedeli a noi stessi, non andare verso i suoni degli altri, perderemmo la nostra identità. C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire nel processo creativo e siamo in giro da oltre trent’anni…”.
Avreste mai immaginato di durare così tanto?
“Quando abbiamo iniziato non sapevamo di restare in scena trent’anni. Abbiamo semplicemente continuato a scrivere canzoni, io faccio quello che amo fare, scrivo anche se non tutto quello che scrivo viene pubblicato, anche solo per me e per la mia famiglia. E so che sarà ancora così. E la vera gioia è quella di essere in una band con amici che amo e stimo, e poter realizzare qualcosa dal nulla in un processo creativo. E’ la parte migliore di questo lavoro”.
Siete sempre stati una band impegnata nel campo sociale e politico e Back in black conferma ancora questa vostra attenzione a tematiche importanti.
“Lo sappiamo che le canzoni non possono cambiare il mondo, nessuna musica può farlo. Ma puoi ascoltare un album e essere ispirato, puoi ascoltare una canzone e scoprire un punto di vista diverso, o pensare a qualcosa alla quale non avevi pensato. Questi tempi sono particolarmente difficili e io penso che la musica possa aiutare a vivere meglio, a curare qualche parte dell’anima, a ragionare di più”.
Siete pronti a tornare in concerto?
“Si, con gli Slipknot a maggio e a giugno, non vediamo l’ora. Sono grandi persone e eccellenti musicisti, abbiamo suonato con loro a gennaio e febbraio e sono stati dei grandi show e per questo abbiamo deciso di andare in tour insieme, siamo fortunati ad andare in giro con loro”.
Qual è lo stato dell’hip hop oggi?
“L’hip hop sarà ancora con noi per molto tempo. E’ come quando arrivò il rock’n’roll e c’era tanta gente che diceva che non sarebbe durato, e invece siamo qui nel 2022 con tante rock’n’roll band. Finché ci saranno giovani che vogliono fare rime e dj a far girare i dischi, l’hip hop sarà ancora con noi. Per molto tempo”.