Foo Fighters, Taylor Hawkins e Dave Grohl la gioia sul palco e l'energia del rock
di Carmine Saviano , di Carmine SavianoQuando dal vivo, alla fine di ogni benedetta canzone, ovunque nel mondo, Dave Grohl lasciava il microfono per guardare negli occhi il suo batterista, per dare il segno liberatorio del "finale", quella che arrivava al pubblico era pura gioia. Gioia di suonare, di esaltarsi ed esaltare, gioia di vivere. Gli occhi di Dave negli occhi di Taylor, i sorrisi intrecciati. Ed era allora che si percepiva cosa fosse Taylor Hawkins e sì, l'uso del passato è devastante. Quel volto da eterno ragazzo, quel sorriso smaliziato erano simbolo di una cosa precisa: la possibilità di rinascere. Erano simbolo di quanto il rock sia in grado di trasformare in energia anche il più cupo dei dolori.
E il più …
Quando dal vivo, alla fine di ogni benedetta canzone, ovunque nel mondo, Dave Grohl lasciava il microfono per guardare negli occhi il suo batterista, per dare il segno liberatorio del "finale", quella che arrivava al pubblico era pura gioia. Gioia di suonare, di esaltarsi ed esaltare, gioia di vivere. Gli occhi di Dave negli occhi di Taylor, i sorrisi intrecciati. Ed era allora che si percepiva cosa fosse Taylor Hawkins e sì, l'uso del passato è devastante. Quel volto da eterno ragazzo, quel sorriso smaliziato erano simbolo di una cosa precisa: la possibilità di rinascere. Erano simbolo di quanto il rock sia in grado di trasformare in energia anche il più cupo dei dolori.
E il più cupo dei dolori era quello che accompagnava Dave Grohl venticinque anni fa. Il suicidio di Kurt Cobain, con cui il leader dei Foo Fighters aveva condiviso la parabola dei Nirvana, era ancora un manto oscuro che assediava i palchi del rock. Fu Taylor, la sua creatività immensa, a contribuire a squarciare qual manto. A dare a Grohl la spinta necessaria per lasciare il passato e per avventurarsi in quel futuro che avrebbe reso i Foo Fighters un monumento alla forza rigenerativa della musica. Quel dolore c'era sempre ma, come nella vita, non era più assolutizzato: si accompagnava con l'ironia, il gioco, la voglia di mettersi in discussione. Perché i Foo Fighters sono così amati? Per questo: perché somigliano alla vita, perché chiedono di pensare al futuro.
Magari dopo essersi divertiti, certo. Bastano un paio di clic per arrivare al 2008, Wembley Stadium, Jimmy Page e John Paul Jones, metà dei Led Zeppelin, che raggiungono Dave e Tatylor sul palco. Ed eccoli, due bambini: Grohl che corre dietro la batteria per suonare con i suoi idoli, Taylor che prende il microfono per cantare davanti a 80mila persone quella Rock 'n' Roll che vent'anni prima cantava nella sua cameretta piena di poster dei Queen e dei Police. Ricordiamolo così Taylor Hawkins: nel momento in cui un sogno diventa realtà. Nel momento in cui le ombre, i dolori, le pene e le debolezze sono nel backstage mentre lì sul palco c'è il rock, c'è la vita. C'è l'energia necessaria per uscire da una devastazione. Quell'energia che ora serve, tantissimo, a Dave Grohl e ai suoi Foo Fighters.