Davide Panizza è un ragazzo simpatico, creativo, sorprendente. Ma è anche un insegnante, un padre di famiglia. Ma anche un performer, un "cantautore" se il termine non sembrasse obsoleto, un artista, un protagonista tra i più originali della nuova scena italiana. Nuovo in realtà non è del tutto, visto che è in scena con il suo progetto, Pop X, da più di quindici anni e che ha realizzato la bellezza di sei album, l'ultimo dei quali, Enter sandwich, uscito pochi mesi fa. Ma, nonostante la lunga percorrenza, Pop X è un progetto sempre nuovo, che ruota attorno alla personalità di Panizza, all'originalità sagace dei suoi testi, alle evoluzioni sonore che realizza con molti compagni di strada diversi, alla teatralità del suo proporsi dal vivo con il tour che parte il 2 aprile dai Magazzini generali di Milano.
Enter sandwich, che lo vede collaborare per la prima volta con l'artista romena lioana, è un caleidoscopio di atmosfere e parole, di sorprese e di suoni, di storie e di ironie, come è sempre stato nel lavoro di Panizza. Ma è un bell'album, originalissimo, divertente, ricco di canzoni oblique e inafferrabili che Pop X si appresta a portare in giro per l'Italia nel suo nuovo tour. Teatro canzone, si dovrebbe dire, perché, come sottolinea Panizza, "per me è nato tutto dal testo. Mi sembrava di essere arrivato alla frutta, di aver esaurito non tanto gli argomenti ma le figure, mi sembrava che le parole fossero finite. Quindi ho cercato di mettere in moto una specie di inglese maccheronico, ho fatto Notthing Hill, poi Antille, scritto da Walter soprattutto, non c'era molto di mio, e quindi questo disco mi ha fatto ripartire. Ho pensato che in effetti avevo qualcosa da dire, potevo andare più a fondo, sono ripartito dal testo e ho iniziato. La prima che ho scritto è stata Anemone e questa canzone mi sembrava contenesse tutto, fosse una sintesi delle altre. L'ambientazione casalinga, che è in tutte le canzoni, era in qualche modo centrale e faceva ruotare il mondo".
La casa, ovvero la sua. Con la famiglia che le gira attorno. Cosa pensano i figli del suo lavoro?
"Sono piccoli non hanno ancora capito, non so. Certo io sono un po' invadente, non ho uno studio al di fuori della casa, quindi tutto quello che faccio è immerso nella dinamica familiare. La casa neanche è cosi grande, quindi io invado il loro spazio, capisco che uno studio al di fuori della casa sarebbe un bene".
Lavorare in casa, però, le ha permesso di scrivere cose interessanti.
"La casa è il mio luogo naturale per lavorare. Anche quando studiavo fuori, nelle stanze nasceva tutto. In questo ho tirato fuori i mobili, il bidet, i lavandini, nominato pezzi dell'arredo per la prima volta. Prima la casa era più un idea, la famiglia, adesso invece c'è la casa vera, zone particolari della casa. In realtà l'ho fatto anche con un po' di nostalgia, perché poco tempo fa ho fatto un trasloco: il disco è ambientato nella vecchia casa, sapevo che ci sarei rimasto poco, quindi c'è un po' di nostalgia per la casa popolare, con tante persone di diverso tipo, africani, orientali, gente non particolarmente problematica, un bel mondo".
Tra casa, musica, lavoro da insegnante, ha comunque fatto tanti dischi.
"In realtà non smetto mai, non mi fermo, considero la mia quotidianità un possibile momento di creazione. Non ho un momento specifico in cui scrivo. Anzi no in realtà l'estate è il momento in cui scrivo e produco di più. E anche il lavoro non è così lontano, insegno tecnologie musicali al liceo, e sto in qualche modo cercando di portare un po' di Pop X nell'insegnamento".
Una delle chiavi dell'album, ma in generale della sua musica, è una costante ricerca di semplicità.
"Credo che sia la semplicità musicale, un modo per avere una piattaforma, per fare si che i testi sono più protagonisti. Sono concentrato sulla voce, di conseguenza gli arrangiamenti sono più minimali e il suono è legato proprio al testo. In realtà quei pochi arrangiamenti, quegli accordi o suoni, sono essenziali per contribuire all'atmosfera del brano".
E poi c'è lioana.
"Si, un rapporto nato su internet, io cercavo una voce di donna, lei era interessata, e abbiamo cominciato a collaborare. Mi piacerebbe anche in futuro cantare meno e mettermi al servizio di una voce, in questo caso ho trovato lei e mi sembrava che il suo fosse un bel timbro. E poi mi piaceva il fatto che parlasse un'altra lingua, che assomiglia in qualcosa all'italiano ma che è profondamente diversa, mi sembrava bello. Ho usato spesso il dialetto, questo era un ulteriore passo verso una lingua altra ma che conserva qualche sonorità italiana".
Ma oggi, dopo diciassette anni e ben sei album, cosa è diventato Pop X?
"È sempre strano provare a dire come si è, in un lavoro come questo si tende a ricercarsi sempre di più e io mi sento ancora in movimento. Non mi sembra di avere trovato un punto d'arrivo, chi conosce Pop X oggi conosce solo una parte, ogni tappa di questo viaggio era legata alle cose che volevo dire in uno specifico momento e le cose cambiano di continuo. Quindi mi piace anche l'idea di non sapere cosa è diventato oggi Pop X. Lo sto cercando".
E nella ricerca cosa accadrà di certo?
"Per ora la prospettiva è di suonare, mi piacerebbe farlo con Ioana, io e lei, molta musica elettronica, no band credo. Penso che lavorerò sull'aspetto visivo assieme a Pietro 'Superintenet', sodale immaginifico di Pop x negli ultimi anni, sarà un live più elettronico"
La componente spettacolare nel live conta molto nel suo progetto.
"Conta parecchio, però a livello di evoluzione c'è stato un periodo in cui mi arrovellavo attorno agli oggetti di scena, ora meno. Sarà ancora sostanzialmente teatro canzone".
Con un ampio spazio di improvvisazione?
"L'aspetto improvvisativo conta, è sempre stata una componente molto importante, più io salivo sul palco meno sapendo cosa fare, sprovvisto, più ero contento. Più mi preparavo meno ero contento. L'improvvisazione è quello che ti fa essere realmente dal vivo, c'è bisogno ovviamente di una preparazione a monte ma non è legata all'esibizione in sé, è più una preparazione sportiva che mi permette di avere la lucidità di poter intrattenere il pubblico in maniera più libera possibile".