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Red Hot Chili Peppers, 'Unlimited love': con John Frusciante ritorna la magia

Il nuovo album riporta allo stile più classico (e più amato) della band
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L’effetto è quello di un suono\madeleine. La voce di Anthony Kiedis e la chitarra di John Frusciante, il basso di Flea e il drumming di Chad Smith. Ancora, di nuovo, intrecciati insieme. La stessa trama di quei poemi metropolitani che vanno sotto il nome di Blood Sugar Sex Magic, di Californication. C’è da superare questa patina per arrivare al nuovo disco dei Red Hot Chili Peppers, Unlimited Love, on line e nei negozi da stanotte. C’è da superare l’effetto nostalgia per percepire che quell’amore illimitato, appunto, che la band di Los Angeles ha messo a fondamenta di queste diciassette nuove canzoni è quello per i fan. Per coloro che dai Red Hot Chili Peppers si aspettano l’equilibrio tra funk e ballate, tra corpo e anima, tra desiderio e malinconia.

I Red Hot Chili Peppers ottengono una stella sulla Walk of Fame: centinaia di fan alla premiazione

 

Con John Fruscia…

L’effetto è quello di un suono\madeleine. La voce di Anthony Kiedis e la chitarra di John Frusciante, il basso di Flea e il drumming di Chad Smith. Ancora, di nuovo, intrecciati insieme. La stessa trama di quei poemi metropolitani che vanno sotto il nome di Blood Sugar Sex Magic, di Californication. C’è da superare questa patina per arrivare al nuovo disco dei Red Hot Chili Peppers, Unlimited Love, on line e nei negozi da stanotte. C’è da superare l’effetto nostalgia per percepire che quell’amore illimitato, appunto, che la band di Los Angeles ha messo a fondamenta di queste diciassette nuove canzoni è quello per i fan. Per coloro che dai Red Hot Chili Peppers si aspettano l’equilibrio tra funk e ballate, tra corpo e anima, tra desiderio e malinconia.

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Con John Frusciante che è rientrato nel gruppo per la terza volta, i Red Hot, ritrovano anche una notevole quantità di magia, di ispirazione. Uscito sull’orlo dei quarant’anni di carriera, Unlimited Love celebra la specificità del gruppo: settantatré minuti in cui i RHCP non sono altro che loro stessi. Nessun suono da imitare, nessun genere da inseguire. Solo l’ennesima e ispirata ricognizione nel loro territorio. Certo, i miracoli degli anni 90 sono lontani ma è a quei miracoli che lo sguardo è perennemente rivolto. Del resto, la Grazia basta e avanza averla posseduta una volta nella vita. 

Dall’apertura di Black Summer passando per il funky di Poster Child e She’s a Lover fino ai suoni sixties di Veronica. Canzoni fatte per essere suonate dal vivo - la band sarà in Italia il 18 giugno al Firenze Rocks - anche grazie al ritorno in cabina di regia di Sua Altezza il Principe della Produzione Rick Rubin. Canzoni da cantare con consapevolezza: Kiedis si conferma come uno dei migliori parolieri della sua generazione e riesce ora più che mai - saranno i tempi - a tenere insieme la descrizione dei margini dell’esistenza con la compassione per chi tra questi margini vive.

Perché c’è sempre qualcosa di doppio, di ambiguo, di complesso nei Red Hot Chili Peppers: la Madeleine appunto. Qualcosa di presente e consueto che innesca il ricordo, che connette con una sfera emotiva più profonda. L’energia del giorno e la calma di un crepuscolo estivo. E non c’è che da essere grati per l’ennesima porzione di questa dimensione che questi quattro meravigliosi quasi sessantenni portano in dono nelle loro canzoni. Per la danza pensante che ancora generano.