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Duran Duran, il ritorno in Italia. John Taylor: "Ho girato intorno al sole e sono riuscito a non scottarmi"

John Taylor con Simon Le Bon durante un concerto 
La band, a quarant'anni dalla pubblicazione dell'album 'Rio' che segnò l'inizio del successo planetario, sarà al festival "La prima estate", a giugno
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Sono passati quarant'anni dall'album Rio, per intenderci quello di Hungry like the wolf e Say a prayer, era il 1982, era il loro secondo disco, i Duran Duran prendevano il volo verso un successo con pochi precedenti. La band torna in Italia, sarà tra i protagonisti del festival "La prima estate" che li vedrà sul palco assieme a altre star italiane e internazionali, per riportare la musica in primo priano dopo il lungo silenzio al quale siamo stati costretti.

“Suonare dal vivo per me ha oggi più importanza di prima” ci dice John Taylor, storico bassista e cofondatore della band, “oggi so quanto conta essere parte di questa esperienza, ancora di più dopo i due anni di pandemia. Suonare dal vivo dà senso a tutto quello che faccio e mi fa capire quanto questo lavoro sia importante per la gente. Non pensavo fosse così, l’ho imparato lungo la strada: l’esperienza del concerto ci fa stare insieme e ci …

Sono passati quarant'anni dall'album Rio, per intenderci quello di Hungry like the wolf e Say a prayer, era il 1982, era il loro secondo disco, i Duran Duran prendevano il volo verso un successo con pochi precedenti. La band torna in Italia, sarà tra i protagonisti del festival "La prima estate" che li vedrà sul palco assieme a altre star italiane e internazionali, per riportare la musica in primo priano dopo il lungo silenzio al quale siamo stati costretti.

“Suonare dal vivo per me ha oggi più importanza di prima” ci dice John Taylor, storico bassista e cofondatore della band, “oggi so quanto conta essere parte di questa esperienza, ancora di più dopo i due anni di pandemia. Suonare dal vivo dà senso a tutto quello che faccio e mi fa capire quanto questo lavoro sia importante per la gente. Non pensavo fosse così, l’ho imparato lungo la strada: l’esperienza del concerto ci fa stare insieme e ci rende tutti simili e vicini”. Il titolo del festival è già romantico, “La prima estate”, ma assume un altro senso dopo questi due anni, come se fosse davvero la prima estate in cui la musica torna a riempire il cielo e le nostre vite. Musica dal vivo che prenderà la scena del Parco BussolaDomani di Lido di Camaiore, dal 21 al 26 giugno, con un cast che oltre ai Duran Duran vedrà - tra gli altri - The National, Bonobo, Anderson.Paak, Cosmo, La Rappresentante di Lista, Frah Quintale, Sophie and The Giants, LNDFK, Ginevra e altri ancora.

“Mi considero molto fortunato”, dice ancora Taylor, “ero un adolescente in un periodo di esplosione della cultura giovanile, un momento straordinario per fare musica insieme. Sono cresciuto passando attraverso i Beatles e gli Stones, poi gli anni Settanta, il glam, Bowie, i Queen, gli Zeppelin e poi il punk, e tutto questo è diventato il primo album dei Duran Duran, 40 anni fa”.

Che cosa ricorda di quei giorni?

“Ci mettemmo due anni a realizzarlo, e le cose si sbloccarono quando arrivò Simon con noi. Ricordo l’entusiasmo, il divertimento, la ‘febbre’ che avevamo tutti. Sapevamo cosa volevamo suonare, come vestirci, che immagine e che suono avere, ragionavamo su ogni cosa, eravamo sicuri del nostro progetto. E 40 anni dopo posso con soddisfazione dire che avevamo ragione”.

Cosa le manca dell’essere ventenne, dell’essere stato letteralmente un ‘poster boy’?

“A vent'anni fai cose che non puoi fare troppo a lungo, alla fine ne hai abbastanza di quell’esperienza e pensi di voler sopravvivere. Certo, la fama e il successo sono seducenti e pericolosi, io sono contento di aver girato attorno al sole e non essermi scottato”.

Il rock le ha salvato la vita?

“Non so se ha salvato la mia vita ma mi ha dato una vita straordinaria”.

Le piace il mondo della musica di oggi?

“Il mondo della musica sì, quello che è accaduto con le tecnologie è straordinario. I ragazzi oggi hanno gusti eclettici, frequentano uno spettro sonoro molto più ampio di quando io avevo vent’anni, ed è un bene. Ma la musica che si suona non mi piace molto. Apprezzo Billie Eilish, Kanye West, ma la maggior parte di quello che si fa oggi non mi sembra interessante”.

Per chi suonano i Duran oggi?

“Suoniamo ‘modern rock’ per gli appassionati di musica, tutta la musica. Suoniamo musica che ha le sue radici nel grande rock del passato ma è attento alla contemporaneità, abbiamo cercato di farlo in ogni album. Siamo un team di esperti, abbiamo esperti in ogni strumento e un cantante esperto che scrive testi. Siamo nel nostro tempo, anche se evidentemente rappresentiamo gli anni Ottanta, perché abbiamo fatto alcune delle canzoni più importanti di quel decennio. Siamo dei Peter Pan che cercano di durare e restare rilevanti. Siamo nati in un ‘crossfire hurricane’, per citare gli Stones e proviamo a restarci ancora, finché la fiamma del rock resterà accesa”.