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Max Gazzè e Carl Brave: "Contro il malumore abbiamo messo in piedi una bella coppietta"

I due cantautori romani lanciano il singolo 'Cristo di Rio': "Il pezzo è stato scritto un paio di anni fa, ora era il momento giusto per riprovarci"
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A vederli insieme sembrano fratelli, Max Gazzè il maggiore, più serio, almeno in apparenza, che cerca di tenere a freno l'adorato fratello minore, Carl Brave, lo scavezzacollo. "Ammetti le tue colpe" tuona Max, sornione. "Certo che no, negare sempre" ribatte Carl. Sono la coppia giusta per cercare in questi tempi oscuri un prezioso sorriso musicale, classica e nuova scuola romana, ancora una volta insieme per un singolo intitolato Cristo di Rio (in copertina ci sono due enormi Cristi "pan di zucchero" con le facce dei due interpreti).


Cos'è una specie di scacciapensieri, un talismano di buona speranza?
"Il pezzo è molto fresco" risponde Max, "orecchiabile, divertente, anche il videoclip lo stiamo facendo in questo spirito. È un pezzo che ha scritto Carlo un paio d'anni fa, e l'ha scritto per me, fece anche un provino per far…

A vederli insieme sembrano fratelli, Max Gazzè il maggiore, più serio, almeno in apparenza, che cerca di tenere a freno l'adorato fratello minore, Carl Brave, lo scavezzacollo. "Ammetti le tue colpe" tuona Max, sornione. "Certo che no, negare sempre" ribatte Carl. Sono la coppia giusta per cercare in questi tempi oscuri un prezioso sorriso musicale, classica e nuova scuola romana, ancora una volta insieme per un singolo intitolato Cristo di Rio (in copertina ci sono due enormi Cristi "pan di zucchero" con le facce dei due interpreti).


Cos'è una specie di scacciapensieri, un talismano di buona speranza?
"Il pezzo è molto fresco" risponde Max, "orecchiabile, divertente, anche il videoclip lo stiamo facendo in questo spirito. È un pezzo che ha scritto Carlo un paio d'anni fa, e l'ha scritto per me, fece anche un provino per farmela sentire, poi per una cosa o per l'altra il pezzo non è mai uscito, era rimasto lì, ma ora si è aperto il giusto varco temporale. Io e Carlo ci troviamo bene, abbiamo già lavorato al pezzo che si intitola Posso, che andò molto bene, ma quella volta era Carl Brave featuring Max Gazzè, questa volta è Max Gazzè che canta un brano di Carl Brave e gli chiede di cantare con lui, dunque sia Posso che il nuovo Cristo di Rio li ha scritti Carlo, ma questa volta...".


Lasci stare Gazzè, abbiamo capito, non c'è bisogno di complicare troppo le cose.
"In realtà all'epoca l'avevo pensata per essere una canzone tutta di Max" spiega Carl Brave "quindi mi sono rigiocato l'essere Max e quindi una volta deciso di aggiungere la mia voce, ho cercato di cantarla come Max...".
"E io invece canto come l'avrebbe cantata Carl...".


La smetta Gazzè, vuole confonderci a ogni costo? Alla fine ad ascoltare il pezzo che dice "Non voglio ammettere che stavo da Dio, che ogni sorriso tuo colora l'oblio e sto qua abbracciato a te come il Cristo di Rio, hai detto basta e basta l'ho detto anch'io..." viene da pensare a un esorcismo contro le angosce del mondo, è così?
"È propositivo" dice Gazzè "in fin dei conti siamo una bella coppietta, c'è un gap generazionale, indubbiamente, ma c'è anche una bella sintonia".
"Ma alla fine sono solo vent'anni" ribatte Carl Brave, "non è tanto, ovviamente Max è stato un punto di riferimento, lo era anche per il live, lui è uno che ha sempre curato i concerti, e io l'ho seguito, credo di essere uno dei primi della mia generazione ad aver puntato ai live suonati bene".
"È vero", riprende Max, "la cosa che mi ha colpito dei concerti di Carl è che sul palco sono tutti molto affiatati, non è che va sul palco col deejay, lui ha capito che era importante non omologarsi".


A proposito di live. Si sta scatenando una stagione incredibile con un mare di concerti, sembra ci ci sia una voglia pazzesca di ripartire.
"Io non vedo l'ora" spiega Carl "il 15 luglio ricomincio a Roma a Capannelle, penso all'ultima volta che ci ho cantato, sono rimasto io bloccato nel traffico. Farò un live scatenato, voglio pestare, voglio menare, in mezzo ai guai tocca divertirsi, mi voglio mettere a saltare".
"Questa rottura di coglioni che abbiamo vissuto" ribatte Max "ha anche debilitato le motivazioni, ma ho capito l'inganno, e adesso invece stranamente nelle ultime settimane mi è venuta una gran voglia di riprendere, di 'riveder le stelle', di ritrovarmi con la band, insomma mi è tornata la motivazione, torno con grande gioia".

Avete pensato alla prima cosa che direte al pubblico dal palco?
Max: "Li mort...".
Carl: "Io caccerò un urlo... aoooh".
Max: "Fortunatamente anche l'anno scorso qualcosa abbiamo fatto ma ora è diverso, è un ritorno vero, con gente in piedi senza mascherina, si ricrea quel rapporto di interdipendenza, si crea aggregazione che come ho sempre detto non è assembramento, l'aggregazione è necessaria, ancora di più in periodi come questo, è nutrimento dell'anima, l'archetipo della musica. La musica è una forma di comunicazione che non ha bisogno dell'interpetazione del cervello è un linguaggio archetipico".

Carl, aveva mai pensato di essere archetipico?
"No, devo dire di no, ma da ora in poi ci penserò".