Oltre 90 milioni di dischi in tutto il mondo in più di 40 anni di carriera. Gli Earth Wind & Fire, la band creata da Maurice White, morto nel 2016, è stata tra le formazioni più innovative, originali e importanti negli anni Settanta e Ottanta, spaziando e fondendo tra loro generi musicali quali r&b, soul, funk, jazz e disco, senza mai perdere in qualità e ingegno.
Uno stile, il loro, premiato con 20 nomination ai Grammy, vincendone sei. Hanno inoltre ottenuto 12 nomination agli American Music Award, vincendo quattro volte. E 50 dischi d'oro e di platino ottenuti grazie alla pubblicazione di 22 album in studio e 15 live. Nel 2000 sono stati inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame e hanno ricevuto una stella sulla celebre Hollywood Walk of Fame di Los Angeles. Un posto più che meritato.
Musica, addio a Maurice White degli "Earth, Wind & Fire"
La storia degli Earth Wind & Fire
Gli Earth, Wind & Fire erano una creatura di White, scomparso a Los angeles il 4 febbraio del 2016) che li aveva fondati nel 1969 a Chicago, per poi trasferirsi a Los Angeles nel 1970 e rifondarla con la partecipazione di nuovi membri nel 1971. Nell'avventura viene imbarcato un altro cantante, Philip Bailey, dalla voce potente dotato però anche di un falsetto strepitoso, sempre sostenuto dalle armonizzazioni in stile Motown e dai fiati percussivi della band.
Nel gruppo entrano anche due tra i fratelli di Maurice White: il bassista Verdine e il batterista Fred. A Maurice, in particolare, va attribuito il merito di avere introdotto il suono della Kalimba - uno strumento di origini africane - e poi, nel '79, dei Phoenix Horns (una sezione di fiati nella formazione definitiva comprendente Louis Satterfield, Rahmlee Michael Davis, Michael Harris e Don Myrick) nelle sonorità degli Ewf.
Nuovi elementi
Andrew Woolfolk, scomparso oggi a 71 anni, entra nel gruppo nel '73, all'indomani della pubblicazione dell'album Head to the Sky, quando nella band avvengono ulteriori cambiamenti: Ronnie Laws e Roland Bautista, infatti, abbandonano per seguire nuove strade nel campo della musica. Philip Bailey, a quel punto, si ricorda di un suo vecchio compagno di scuola di Denver, Andrew Woolfolk (che pur studiando il sax con il maestro Joe Henderson, al momento della chiamata è quasi sul punto di seguire definitivamente la sua carriera di bancario).
La colonna sonora degli anni 70
La band, con gli album degli anni Settanta, soprattutto That's the way of the world del '75 e Spirit del '76, segnò profondamente la scena musicale internazionale. Così traghettò il soul, attraverso il funk, verso la sontuosa disco music dei successi mondiali Boogie wonderland e September.
Sono gli anni degli show pirotecnici (i fiati, le due batterie con l'ingresso di un altro dei fratelli White, Fred) che eguagliavano quelli memorabili di George Clinton, l'inventore del P-Funk con i Parliament-Funkadelic, che con gli Earth, Wind & Fire condivideva la passione per l'antico Egitto e per la sua iconografia, cui White e compagni si richiameranno per molte delle copertine dei dischi e per il logo della band.
Una miscela esplosiva
L'eclettismo musicale di Maurice White e degli Earth, Wind & Fire ha un raggio di azione che comprende elementi di soul e di improvvisazione jazz, di gospel e di musica africana, quella miscela resa specialmente dal vivo dai nove musicisti della band che rasentava la perfezione sonora ed esecutiva, era infatti sostenuta da una spiritualità cosmica e da una positività tipica di certi ambienti funk dell'epoca, mentre agli amanti del funk l'energia dei live aveva ricordato, potenziata, l'atmosfera dei primi anni di Sly and The Family Stone.
L'influenza nella musica
La loro musica è stata una delle colonne sonore principali degli anni Settanta, ma non è mai andata davvero fuori moda. Il loro stile ha influenzato decine di musicisti nel corso degli anni, da Princea Usher, da Mary J. Blige a Lenny Kravitz.
La grande qualità della band è stata quella di mettere a fuoco qualità e intrattenimento, musica ricca e complessa ma sempre ballabile e leggera, nella quale, come nella migliore tradizione afroamericana, il jazz incontra la musica da ballo.
Il concerto per Obama
"Suonare dal vivo è la cosa più bella, per noi è il massimo, non c'è disco che sia mai riuscito a contenere davvero la nostra energia e il nostro impatto live. E ne andiamo fieri", diceva una decina di anni fa Verdine White riconrdando, tra i concerti più belli, "quello alla Casa Bianca per il presidente Obama. Siamo stati invitati per il primo evento ufficiale della sua presidenza, lui aveva dichiarato in una intervista che eravamo una delle sue band preferite. È stato emozionante incontrarlo e suonare per lui".