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Litfiba, l'ultimo tour prima dell'addio: "Abbiamo litigato, ma adesso c'è un'armonia pazzesca"

Piero Pelù e Ghigo Renzulli dopo l'esordio a Padova dell'Ultimo girone tour: "Stavolta abbiamo avuto i brividi"
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L'ultimo giro di giostra per i gloriosi Litfiba è iniziato martedì sera a Padova e per chiunque ami il rock e la musica italiana salire sul carro assieme a Piero e Ghigo in una delle molte date del tour Ultimo girone, organizzato per festeggiare i 40 (+2) anni di carriera e per chiudere in bellezza la loro avventura artistica, è praticamente un obbligo. Perché i Litfiba, piacciano o no, sono una delle band più importanti della storia della musica italiana, sono stati esplosivi, innovativi, provocatori, impegnati, divertenti, esagerati, diciamolo una volta ancora, bravissimi. Senza di loro la musica italiana avrebbe preso un'altra piega, senza di loro tanti di noi sarebbero stati orfani, non avrebbero cantato e urlato a squarciagola, non avrebbero potuto scatenarsi sul suono di una chitarra elettrica, non avrebbero continuato ad avere sogni di rock'n'roll. E che sia ancora così lo ha dimostrato sia la potenza e l'energia del…

L'ultimo giro di giostra per i gloriosi Litfiba è iniziato martedì sera a Padova e per chiunque ami il rock e la musica italiana salire sul carro assieme a Piero e Ghigo in una delle molte date del tour Ultimo girone, organizzato per festeggiare i 40 (+2) anni di carriera e per chiudere in bellezza la loro avventura artistica, è praticamente un obbligo. Perché i Litfiba, piacciano o no, sono una delle band più importanti della storia della musica italiana, sono stati esplosivi, innovativi, provocatori, impegnati, divertenti, esagerati, diciamolo una volta ancora, bravissimi. Senza di loro la musica italiana avrebbe preso un'altra piega, senza di loro tanti di noi sarebbero stati orfani, non avrebbero cantato e urlato a squarciagola, non avrebbero potuto scatenarsi sul suono di una chitarra elettrica, non avrebbero continuato ad avere sogni di rock'n'roll. E che sia ancora così lo ha dimostrato sia la potenza e l'energia della band in scena a Padova, sia la potenza e l'energia di Ghigo Renzulli e Piero Pelù, che sono soltanto due ma quando vanno in scena si moltiplicano, e accendono il fuoco della passione in chiunque sia sotto al palco.

Cosa vuol dire 42 anni dopo l'esordio, iniziare questo ultimo giro?

Pelù: "Per me è come qualsiasi altro concerto e qualsiasi altro tour in questi 42 anni, perché ogni singolo concerto è stato sempre come se fosse il primo e l'ultimo, perché ogni volta ci metto tutto l'impegno, e tutta l'energia che ho. In ogni istante sul palco cerco di arrivare al nocciolo della musica, all'anima, al cuore delle parole e della musica, delle melodie e delle atmosfere. E nel primo concerto, davvero, tre o quattro volte sono stato sopraffatto dall'emozione, ho avuto i bridivi, non capita spessissimo".

Renzulli: "A me ha fatto un effetto strano: abbiamo fatto tante prove e controprove, messo a punto tutto con attenzione, ma quando sono salito sul palco e ho visto tutta quella gente davanti, accalcata sotto al palco, mi ha preso letteralmente un raptus, sono diventato una belva. Mi sono divertito da matti, mi sono mosso come un ossesso, mi sono messo a saltare sul palco. Sono stato benissimo, è stato meraviglioso: era come mi sentivo da ragazzino, quando mi mettevo davanti allo specchio con la racchetta da tennis al posto della chitarra a fare finta di suonare. È la mia vita".

Il pubblico delle prime file era fatto soprattutto di giovani...

Renzulli: "Sì, c'erano tanti ragazzi, molti giovanissimi, che probabilmente ci hanno scoperti da poco. Dietro, seduti o in piedi, quelli che avevano qualche annetto di più..."

Pelù: "Lo vediamo molto chiaramente quando siamo sul palco, io che sono sul fronte mi rendo conto degli sguardi delle persone, capisco chi sono quelli che le canzoni le conoscono a memoria e quelli che sono con noi per la prima volta, provano a cantarle e sbagliano le parole. Ed è bellissimo avere ancora dei ragazzi che sono per la prima volta sotto un palco e godono della musica. Le piattaforme hanno ammazzato i dischi, ma la musica liquida ha fatto sì che tanti ti ascoltino per la prima volta. La rivoluzione è avvenuta, ne prendiamo atto e cerchiamo di viverne il meglio".

Renzulli: "Tutti ascoltano tutto e questo è bello, e scoprono anche noi. E tutti questi giovani sotto il palco urlano, hanno una voce e una potenza, partecipano. Ieri mi ha gasato moltissimo, erano cinque anni che non facevamo concerti".

Non deve essere stato facile scegliere le canzoni per questi concerti.

Pelù: "No, per niente, e quindi abbiamo scelto di fare due date in ogni città, per poter fare più canzoni possibili, una parte è uguale e una parte cambia ogni sera, scalette diverse per dare spazio a tante canzoni. Ne abbiamo preparate 'solo' 42, quanti i nostri anni di vita, ma per scegliere i pezzi, tra 160 brani, c'è voluto un massacro. Ma abbiamo tenuto dentro tante cose diverse, per genere, per velocità, per argomento, era giusto in un concerto così importante toccare tutti i temi e gli stili musicali che hanno caratterizzato la musica dei Litfiba. E farlo in uno show in cui a rappresentare tutto ci sono quattro grandi X che sono più potenti delle Z disegnati sui fottutissimi carri armati di Putin. Il rock'n'roll ha settanta anni di storia e resterà con noi, lui verrà presto dimenticato".

Qual è, se lo avete scoperto dopo tanti anni, l'elemento di magia che si crea tra di voi, al di là di tutto?

Renzulli: "Non lo so, davvero, ma io su quel palco mi sento a casa, a mio agio, vedo Piero e so dove sono. Siamo stati peggio, è vero, ma adesso è il top".

Piero: "Diciamo che questa magia non è che scaturisce automaticamente, quando negli anni Ottanta vivevamo nella cantina, eravamo spensierati nel nostro modo di essere artisti, la simbiosi era naturale, ed è rimasta negli anni Novanta nonostante fossimo in due. Poi ci siamo litigati a bestia e poi ritrovati. E ora questa magia è frutto anche di tre mesi di prove in cui ci siamo riannusati, abbiamo discusso, anche litigato, ma per arrivare ad un armonia pazzesca. La magia si conquista con un lungo lavoro".

E poi c'è il rock...

Pelù: "Sì, anche con Il mio corpo che cambia, un giro di boa della nostra storia. Ero sicurissimo che sarebbe diventato così, l'ho visto stampato sulla faccia della gente, compresi i fan più tosti, quelli che su Dimmi il nome ondeggiano, quelli più rockettari. Ieri sera Il mio corpo che cambia se la cantavano eccome. Adesso suoniamo Vivere il mio tempo come una grande ballata rock e il pubblico apprezza. E poi ci sono Istanbul e Maria coraggio, che è dedicata a chi vive a Mariupol nei sotterranei da due mesi. Il rock è ancora qui, dato per morto milioni di volte e ogni volta risorto. È chiaro che ha bisogno di rinnovamento, noi ce l'abbiamo messa tutta, abbiamo riscritto ritornelli, abbiamo contenuti nuovi, parti rap dentro canzoni di ieri, e ci ritroviamo sempre con i piedi piantati dentro la storia".