Eurovision 2022, con la giostra riaccesa dai Maneskin l'Italia diventa da esportazione
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteNegli anni Novanta, alla domanda su cosa fosse l'Eurovision Song Contest, la risposta più diffusa era: boh. Oggi, complice l’arrivo in Italia, per la prima volta dal 1991, della manifestazione, l’interesse è indubbiamente alle stelle. Quindi cosa è accaduto, cosa ha fatto ritornare (se mai c’è stato) l’Eurovision nel cuore degli italiani?
Eurovision 2022: programma, regolamento, artisti in gara
Potremmo dire che Repubblica, per prima, nel 2009, mandò la finale in diretta online, offrendo al pubblico per la prima volta in dodici anni (era dal 1997 che l’Italia non trasmetteva il festival) la possibilità di assistere n…
Negli anni Novanta, alla domanda su cosa fosse l'Eurovision Song Contest, la risposta più diffusa era: boh. Oggi, complice l’arrivo in Italia, per la prima volta dal 1991, della manifestazione, l’interesse è indubbiamente alle stelle. Quindi cosa è accaduto, cosa ha fatto ritornare (se mai c’è stato) l’Eurovision nel cuore degli italiani?
Eurovision 2022: programma, regolamento, artisti in gara
Potremmo dire che Repubblica, per prima, nel 2009, mandò la finale in diretta online, offrendo al pubblico per la prima volta in dodici anni (era dal 1997 che l’Italia non trasmetteva il festival) la possibilità di assistere nuovamente alla kermesse, anche se solo via web. La diretta in streaming fu un successo, con il sottoscritto e Gino Castaldo a commentare canzoni e cantanti. L’anno successivo la Rai tornò a interessarsi alla manifestazione, presentando domanda di partecipazione nel 2011 e ricominciando a mandare in onda le selezioni e la finale. Ma il vero ritorno di interesse è datato 2015, quando il 16.5% degli spettatori di Rai 2 seguì la finale di quell’anno, segnando un cambio di passo negli ascolti, cresciuti costantemente negli anni successivi. Cosa è accaduto, dunque?
Non va sottovalutato che per i discografici è una vetrina interessante per proporre, nell’era delle piattaforme globali, la musica italiana fuori dall'Italia mentre per la televisione è un’ottima occasione per offrire intrattenimento in maniera diversa, con poco sforzo e senza grande impegno (a meno di non vincere, come è accaduto, e dover organizzare quello che senza dubbio è il più complesso festival televisivo al mondo). E poi è merito dei Maneskin, belli, giovani e rock, che a sorpresa hanno conquistato il voto popolare lo scorso anno, dando una scossa a tutta la manifestazione, scuotendola dalle sue sonnolente fondamenta pop, portandole in una dimensione completamente nuova, ad un pubblico completamente nuovo.
Se a tutto questo si aggiunge che ESC è la dimostrazione dell’esistenza di un Europa molto più grande dell’Europa stessa, un’Europa musicale che dimostra di essere davvero senza confini sonori e culturali, quindi è anche gradita da un pubblico più ‘colto’, che magari ride davanti alle performance più eccessive e colorite, ma gradisce la babele dei linguaggi, si ha il quadro completo, alto e basso, semplice e complesso, del successo odierno dell’Eurovision Song Contest. Che quest’anno non solo si svolge in casa nostra, e metterà alla prova la capacità produttiva della Rai in un contesto del tutto diverso da quello degli show del sabato sera, ma anche in tempo di guerra, diventando megafono per chi pensa che la vita in pace, sfidandosi solo in una gara di canzoni dove nessuno davvero perde mai, sia irrimediabilmente più bella. Non si canterà per dimenticare, non si canterà per aspettare che passi, si canterà per la vita e la convivenza tra popoli diversi. E non sarà poco.