Achille Lauro non va in finale: la delusione di uno show quasi perfetto
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteUna grande delusione: l’eliminazione di Achille Lauro, che con Stripper aveva accesso l’atmosfera di Torino con una botta di rock’n’roll e glam, ma è stato punito dal televoto e non ha avuto accesso alla finale. Ed è un peccato, perché la performance dell’artista romano, in gara per San Marino, è stata priva di difetti, anzi, sufficientemente esplosiva da lasciare il segno.
Una grande delusione: l’eliminazione di Achille Lauro, che con Stripper aveva accesso l’atmosfera di Torino con una botta di rock’n’roll e glam, ma è stato punito dal televoto e non ha avuto accesso alla finale. Ed è un peccato, perché la performance dell’artista romano, in gara per San Marino, è stata priva di difetti, anzi, sufficientemente esplosiva da lasciare il segno.
E’ una celebrazione bellissima della forza della musica in tutte le sue forme, comprese quelle che ci piacciono di meno, quelle più ovvie e risapute, quelle più ripetitive e noiose, accanto a quelle più intense, più forti, più originali, più personali. Si, perché il senso di Eurovision Song Contest è sempre di più quello della partecipazione, piuttosto che la vittoria. Capiamoci, è chiaro che vincere conta, è evidente che la classifica finale conta, ma conta altrettanto - e lo si vede dall’entusiasmo con il quale moltissimi cantanti salgono sul palco e salutano il pubblico di Torino come quello che li segue da mezzo mondo in tv e via internet - l’essere in scena, cantare e ballare al meglio delle proprie possibilità, anche perché quasi tutti sanno che una platea così grande forse non l’avranno mai più. Ed è ovvio che se i cantanti arrivano da paesi piccoli, che non hanno mercato musicale al di fuori dei loro confini, l’emozione è ancora più grande e il senso della partecipazione è importantissimo, anzi fondamentale, straordinario.