Beppe Carletti, un disco solista e strumentale: "Ma con i Nomadi mi diverto ancora tanto"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteAprendo la scheda di Wikipedia la prima cosa che si nota è il numero di album che Beppe Carletti ha realizzato nella sua lunga carriera, 50, e probabilmente è una arrotondata per difetto. C'è da chiedersi, allora, cos'è che spinge il leader, anima e corpo, dei Nomadi, dopo tanta musica scritta e suonata, dopo quasi sessant'anni di carriera, a fare ancora cose nuove e, come in questo caso, sorprendenti, come un album realizzato in solitudine e di solo pianoforte?
L'album si intitola Sarà per sempre, contiene tredici brani strumentali, tredici composizioni che hanno fatto parte di colonne sonore di film come Trek Point di Tommaso Cavallini, Passi di danza di Silvia Monga, e La rugiada di San Giovanni di Christian Spaggiari: "Mi piace la musica. Ecco tutto", risponde con semplicità Carletti, "amo andare avanti e divertirmi. E quando si presentano opportunità interessanti non mi tiro indietro. Ho iniziato con…
Aprendo la scheda di Wikipedia la prima cosa che si nota è il numero di album che Beppe Carletti ha realizzato nella sua lunga carriera, 50, e probabilmente è una arrotondata per difetto. C'è da chiedersi, allora, cos'è che spinge il leader, anima e corpo, dei Nomadi, dopo tanta musica scritta e suonata, dopo quasi sessant'anni di carriera, a fare ancora cose nuove e, come in questo caso, sorprendenti, come un album realizzato in solitudine e di solo pianoforte?
L'album si intitola Sarà per sempre, contiene tredici brani strumentali, tredici composizioni che hanno fatto parte di colonne sonore di film come Trek Point di Tommaso Cavallini, Passi di danza di Silvia Monga, e La rugiada di San Giovanni di Christian Spaggiari: "Mi piace la musica. Ecco tutto", risponde con semplicità Carletti, "amo andare avanti e divertirmi. E quando si presentano opportunità interessanti non mi tiro indietro. Ho iniziato con Trek Point qualche anno fa, poi ho avuto l'opportunità di musicare un corto diretto da Silvia Monga, un documentario su un ragazzo aspirante ballerino, ho fatto musiche adatte alla danza, ed è stata un'esperienza interessante e stimolante, che ha avuto molti apprezzamenti in mezzo mondo, Giappone, Brasile. E poi il mio amico e conterraneo di Reggio Emilia, Christian Spaggiari ha girato un film che racconta la strage della Bettola, realmente accaduta sull'Appennino reggiano il 24 giugno del 1944, durante la seconda guerra mondiale, La rugiada di San Giovanni, e mi ha fatto fare la colonna sonora, anche lì è stato bello è interessante poter creare le musiche. Alla fine avevo tutti questi brani qua e ho trovato la Warner che ha creduto nel progetto. Tutto qui, penso di avere fatto un buon lavoro, che non ha grandi ambizioni, esce sulle piattaforme, ma anche come Lp numerato, un'edizione che avrà un suo piccolo valore. Non sono un pianista concertista, non sono bravo, sono molto semplice nel suonare, faccio cose che possono fare tutti, ma con i miei pezzi di pianoforte mi sono divertito, ed è una soddisfazione bella vederli pubblicati. Niente a che vedere con i Nomadi, con i quali ci divertiamo ancora tantissimo".
Già, Carletti, per lei che è uomo di band che vuol dire fare un disco da solo?
"Ma non è che mi sento più grande o importante e non sono più bravo degli altri cinque. Sono solo cose che con la musica dei Nomadi non hanno rapporto, cose che creo per conto mio. Con i ragazzi siamo grandi amici, ci divertiamo a stare insieme, e questa esperienza può arricchire anche i Nomadi in termini musicali. Ne avevo fatto un altro nel 2011, andò bene, vendette cinque seimila copie, e ora un altro. Non mi devo arricchire con questo lavoro, direi che è una bella cosa fatta per me e per chi ama la mia musica".
Il suo mondo musicale, quindi, è più ricco di quello dei Nomadi...
"Sono due mondi diversi, quando scrivo musica per pianoforte non penso altro che alla melodia, senza pensare che ci possano stare delle parole. Che in teoria ci potrebbero anche essere, a dire il vero, ogni brano potrebbe diventare una canzone. Ma se riesci solo con la musica a dare soddisfazione a chi ascolta è una cosa bellissima. Fare musica senza le parole è una bella esperienza, una sfida, poter dare alla gente le stesse emozioni in un modo diverso".
Com'è lavorare per il cinema?
"Un'esperienza molto intensa, ho partecipato alla realizzazione il più possibile, sono stato a guardare mentre giravano, per capire come potevo sottolineare meglio le azioni, cosa poteva accompagnare le immagini. Quindi è tutto strettamente legato, sono le arti che si incontrano e il frutto è una cosa nuova".
Pensa a proporre queste musiche anche in concerto?
"Un concerto di solo piano? Aspettiamo, non serve correre, non sono un concertista, lo dico con il cuore in mano. Ma non si sa mai, magari un concerto con l'orchestra!".