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Eugenio in Via di Gioia, il nuovo disco è "Amore e rivoluzione": "Il mondo va cambiato"

La band racconta il quarto album tutto incentrato sulla necessità di cambiare prospettiva: "C'è bisogno di collaborazione e non di competizione"
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Il titolo è impegnativo: Amore e Rivoluzione. Ma gli Eugenio in Via Di Gioia, al loro quarto album, sembra abbiano deciso che il mondo andrebbe cambiato, che la realtà vada vista con occhi diversi e che le due parole, 'amore' e 'rivoluzione' possano tornare ad andare d'accordo. Roba vecchia, da fricchettoni anni Sessanta, Peace and Love? No, tutt'altro: Amore e Rivoluzione è un album assolutamente contemporaneo, sia nei temi che nei suoni, scritto e cantato da dei trentenni che non hanno alcuna nostalgia per il bel tempo che fu e hanno, invece, lo sguardo dritto verso il futuro. Anche musicalmente, perché le canzoni di Amore e Rivoluzione sono acute, sorprendenti, modernissime, fuori dai generi e dagli schemi, calate totalmente nel movimentato oggi della musica italiana. Quindi l'album lascia spazio a riflessioni sulla società, le relazioni, gli scontri generazionali, il capitalismo e le politiche economiche globali, ma al…

Il titolo è impegnativo: Amore e Rivoluzione. Ma gli Eugenio in Via Di Gioia, al loro quarto album, sembra abbiano deciso che il mondo andrebbe cambiato, che la realtà vada vista con occhi diversi e che le due parole, 'amore' e 'rivoluzione' possano tornare ad andare d'accordo. Roba vecchia, da fricchettoni anni Sessanta, Peace and Love? No, tutt'altro: Amore e Rivoluzione è un album assolutamente contemporaneo, sia nei temi che nei suoni, scritto e cantato da dei trentenni che non hanno alcuna nostalgia per il bel tempo che fu e hanno, invece, lo sguardo dritto verso il futuro. Anche musicalmente, perché le canzoni di Amore e Rivoluzione sono acute, sorprendenti, modernissime, fuori dai generi e dagli schemi, calate totalmente nel movimentato oggi della musica italiana. Quindi l'album lascia spazio a riflessioni sulla società, le relazioni, gli scontri generazionali, il capitalismo e le politiche economiche globali, ma al tempo stesso è divertente, originale, fresco e soprprendente. E invita al cambiamento: "Il sistema in cui viviamo è fallimentare: sfruttamento, disuguaglianze, consumismo sfrenato. C'è un disperato bisogno di cambiamento", dicono presentando l'album, "Se continuiamo a far finta di niente ad un certo punto questa stupenda scenografia crollerà, mettendo in luce lo sfondo atroce, nudo e terribilmente crudo che la circonda. La buona notizia è che esiste un'alternativa, ne esistono infinite, dobbiamo solo inventarle e intraprenderle. Amore e Rivoluzione non è solo un album: è il nostro personale tentativo di micro rigenerazione. Il nostro invito ad un'azione collettiva. Il nostro manifesto per un'inversione di rotta partecipata, transgenerazionale".

Roba grossa, dunque, non una collezione di singoli usa e getta, ma canzoni, che sono godibili ma 'serie', perché la musica pop è una faccenda seria. "Quello che proponiamo è di vedere la realtà in un ottica diversa", ci dice Eugenio Cesareo, "collaborativa e non competitiva. Non appena si prende questo punto di vista la realtà si trasforma immediatamente anche se l'immagine resta la stessa. Vogliamo che la gente veda tutto da un punto di vista tridimensionale, non piatto, vogliamo che capisca che non c'è un solo modo per vedere quello che è davvero. E l'ottica da usare è quella dell'amore, della cura degli altri. Vogliamo che la gente unisca i puntini e trovi l'immagine, non è difficile perché i puntini già ci sono".

Un'ipotesi che prevede un 'movimento' collettivo...

"Certo, un cambio di prospettiva collettivo. L'individualismo è finito, ci ha portato solo verso il peggio. Se si vuole cambiare bisogna farlo insieme, come un'orchestra. Il successo individuale è una sconfitta della collettività, amplifica le disuguaglianze, il nostro obbiettivo invece è quello di esaltare le relazioni, che possiamo tessere insieme, con tutti. Le parole giuste sono 'collettivo', 'relazione', 'amore', nulla di solitario. Non c'è amore senza relazione, e senza amore non c'è rivoluzione, c'è solo il lamento".

Tutto questo viene tradotto in un album, in canzoni, in musica.

"Sì, noi per primi ci siamo aperti. E abbiamo chiesto una mano a chi aveva la competenza necessaria, Vittorio Cosma, che ha lavorato con noi mettendo a disposizione la sua preparazione, la sua cultura e la sua umanità. Siamo sempre noi, ma cerchiamo di circondarci delle persone giuste, ogni ruolo è coperto secondo la misura di quello che ognuno sa fare, senza cercare per forza i 'migliori', piuttosto quelli 'giusti', valorizzando le forze interne al gruppo. Sembra tutto molto retorico, ma se si viene a un nostro concerto, o a uno degli incontri che terremo in università, scuole, librerie, emergerà il nostro atteggiamento, che non è 'noi contro di loro' ma 'voi insieme a noi'. È un disco collaborativo, dunque, al quale hanno lavorato in tanti, anche ospiti come Francesca Michielin, il Coro dell'Antoniano, Elio, Duffy. E ci teniamo a sottolineare che è un disco transgenerazionale, per tutti. Le cose di cui cantiamo interessano a tutti, non esiste differenza, ognuno ha dei sogni e dei bisogni".

Ma non sarete troppo buoni?

"La rivoluzione sta lì. Conosco le dinamiche della comunicazione, siamo tutti laureati, abbiamo tutti letto tanti libri, sappiamo che 'less is more', sappiamo che creare contrapposizione crea dibattito e questo crea attenzione. Ma queste regole ci hanno imbrigliato in un mondo che diventa sempre piu polarizzato, con sempre meno spazio per le cose belle. È proprio questa l'opposizione: ci vuole il conflitto ma può avvenire anche senza l'urto".

Lo si sente nella costruzione dei brani. Sono molto complessi, ma sempre godibili. Potremmo dire pop.

"Credo che l'importante nella musica che facciamo oggi non sia nel non perdere il baricentro, perché le nostre caratteristiche sono sempre lì, la mia voce, i nostri conti, la forma canzone allargata, l'ironia. Quello che vogliamo fare è valorizzare la complessità della musica senza diventare noiosi. E questo non è facile: la stesura di un brano per noi è un percorso lungo e faticoso, soprattutto rispetto alla media delle produzioni odierne. Di certo per questo disco ci ha aiutato il tempo 'guadagnato' con la pandemia e moltissimo la collaborazione di Cosma, che ci ha permesso di condensare la complessità e il disordine".

Gli Eugenio in Via Di Gioia cantano "Gianna" a sorpresa in piazza a Torino

Scrivere canzoni che siano facili e difficili al tempo stesso, quindi...

"Sì, è usiamo l'ironia e l'autoironia per arrivare agli altri con più immediatezza. Diciamo che abbiamo avuto in mente grandi maestri del linguaggio, della musica, della comunicazione, che sono stati in grado di fare questo nel passato. Come Disney, che parlava ai bambini e contemporaneamente, su un altro livello, agli adulti. O nella musica ai Beatles, che riuscivano a toccare il cuore di tutto il mondo e al tempo stesso di fare i brani più complessi e psichedelici. Diciamo che oggi è forse più difficile, per la grande mole di comunicazione che riceviamo ogni giorno, è più semplice dire sì o no che provare a capire".

E ora, finito l'album, si inizia un'estate di musica dal vivo.

"La musica sarà protagonista assoluta della nostra estate, canteremo le nostre canzoni dal vivo, faremo parlare le emozioni. Fare un disco implica una forte dose di razionalità, che noi ovviamente stemperiamo con molto sentimento. Ma dal vivo l'emotività è l'elemento scatenante per provare a instaurare una relazione che sfoci in un cambiamento. Quindi grande musica, con una band allargata, avremo con noi altri quattro musicisti sul palco, e faremo tante cose, tenendo in primo piano il nostro suono, elettroacustico e lo-fi. Usiamo l'elettronica, ma non le sequenze, è tutto suonato dal vivo, perché quello che non potevamo fare in quattro, in otto diventa fattibile. E anche più divertente".