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Ghali, il nuovo album è 'Sensazione ultra': "Inseguo solo la libertà"

L'artista torna sulle scene con un disco in bilico tra tanti mondi e lingue diverse. Tra gli ospiti Madame e Marracash
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Il titolo è una bomba di ottimismo, Sensazione ultra, tanto per dire che di cose a metà Ghali non ne ha bisogno. E infatti il nuovo album è senza mezzi termini, un album dove i compromessi sono tendenzialmente banditi, dove, come dice lui, la "sensazione ultra è quello che senti passando dalla prima alla dodicesima traccia, una giostra di emozioni". Hip pop, se ci si passa l'orrendo gioco di parole, per definire una musica che non è necessario definire, in bilico tra tanti mondi e tante culture (cantato in quattro lingue), internazionalmente italiano, come è del resto la generazione che Ghali, non ancora trentenne, rappresenta. C'è tanta elettronica ma anche strumenti, c'è il mondo arabo e Milano, ci sono tanti ospiti, Axell, Baby Gang, Digital Astro, Madame (ospite in un brano che parla di bullismo) e Marracash, famosi e esordienti, c'è di tutto, perché la 'sensazione ultra' la si …

Il titolo è una bomba di ottimismo, Sensazione ultra, tanto per dire che di cose a metà Ghali non ne ha bisogno. E infatti il nuovo album è senza mezzi termini, un album dove i compromessi sono tendenzialmente banditi, dove, come dice lui, la "sensazione ultra è quello che senti passando dalla prima alla dodicesima traccia, una giostra di emozioni". Hip pop, se ci si passa l'orrendo gioco di parole, per definire una musica che non è necessario definire, in bilico tra tanti mondi e tante culture (cantato in quattro lingue), internazionalmente italiano, come è del resto la generazione che Ghali, non ancora trentenne, rappresenta. C'è tanta elettronica ma anche strumenti, c'è il mondo arabo e Milano, ci sono tanti ospiti, Axell, Baby Gang, Digital Astro, Madame (ospite in un brano che parla di bullismo) e Marracash, famosi e esordienti, c'è di tutto, perché la 'sensazione ultra' la si ottiene solo volendo tutto, cercando tutto. È un suono multicolore, sostenuto da ritmi intricati, ballabili certo, cantabile anche, ma mai prevedibile e mai ovvio. Un deciso passo in avanti verso una 'maturità' che Ghali sta cercando di vivere in maniera compiuta. Cambiando. "Cambiato no", dice invece lui. "È lo stesso Ghali di prima ma con più esperienza, che continua a fare la sua ricerca e che ha realizzato tanta nuova musica. Che è frutto di cose che ho visto e sentito e vissuto, frutto di viaggi fatti per quanto possibile, di persone e artisti che ho incontrato. Ed è anche figlio di qualche film di Pasolini che prima non avevo visto. Sono rimasto affascinato dal suo rapporto con la realtà, dalla cura maniacale che aveva sul set, dal modo di fare casting, e tutto questo l'ho riportato in studio, ho assorbito la sua attenzione ai particolari. Sono quindi diventato più pignolo, più 'affilato'".

Possiamo anche dire che il risultato può essere riassunto in uno slogan tipo 'più arte e meno pop'?

"Assolutamente. Il periodo che abbiamo passato ci ha fatto capire come le nostre passioni siano la nostra, guida, e quindi questo è un progetto che mette in primo piano veramente l'arte. Paradossalmente la pandemia mi ha fatto respirare molto l'aria del trampolino di lancio, abbiamo lavorato alla musica con un futuro incerto, sapendo che quello che era prevedibile prima non lo era più. Il che mi ha permesso di affrontare le mie passioni come un principiante, come un emergente che vuole fare musica per il motivo primario, ovvero buttare fuori tutto in un momento difficile, attraversando solitudine e distacco".

Ha lavorato in maniera diversa rispetto al passato, dunque?

"Ho sempre lavorato in coppia, io e il producer, Dj Dev, ma questa volta volevo avere più menti che ragionassero insieme, talenti di ogni tipo, emergenti e affermati. È un album ricco di collaborazioni, ma non sono dei 'feat' messi tanto per fare, ogni brano ha senso esattamente con gli artisti con i quali è stato realizzato. Con ognuno abbiamo parlato tanto di argomenti diversi, ragionato, fatto tanti discorsi, e poi abbiamo lavorato ai pezzi. Ho incontrato tante persone diverse, musicisti diversi, ho lavorato al disco 'senza fissa dimora', ho scritto a Como e nel ghetto, in Tunisia e a New York, a Los Angeles e a Parigi, e spero si senta".

La parola chiave di questo lavoro è 'libertà'?

"Libertà, tantissima, partendo dal coinvolgimento di così tante menti. È un disco libero, non ho seguito regole, solo la mia ispirazione, che mi faceva lavorare con gli altri o scrivere da solo nella taverna a casa, con entusiasmo o dopo difficili giorni di breakdown. Sono partito da una caterva di strumentali di Ronny J, che ha lavorato tanto con Kanye e The Weeknd, una cartella di sue produzioni: in un giorno veramente difficile, dove l'unica cosa che mi poteva aiutare era la musica".

Certo, cambiamenti, crescita. Però deve fare i conti con il fatto che Ghali è anche un fenomeno di successo...

"Devo restare Ghali, certo, ci devo fare i conti. Il peso della fama è una cosa che sentono tutti a un certo punto, quando la loro musica funziona arriva la fama dopo la fame. Ma per quanto suoni scontato, non so come dire, realizzando questo album non ho pensato a quello, che mi si creda o no. È stato un momento talmente difficile per chi fa musica che tornare oggi a farla significa poter recuperare il vero motivo per cui uno ha iniziato. Quindi, non ho sentito il peso della fama realizzando questo album, crescendo ho acquisito la consapevolezza che comunque a un certo punto la fama è arrivata facendo quello che mi pare, quindi devo continuare a fare quello che mi pare, qualsiasi cosa sia, non mi devo fare condizionare, devo lavorare alla musica in modo libero".

E ora si torna dal vivo...

"Ed è fondamentale. Finalmente rivedo i miei fan, porto in giro la mia musica. Due giorni fa abbiamo iniziato a ragionare sulla scaletta per il tour e ci siamo trovati davanti ad una lunga lista di hit che abbiamo collezionato in questi anni. Sarò in scena con una band vera e propria, ma ci saranno anche momenti senza band, arrivo da un genere che è proprio 'one man', ma anche in questo mi sono evoluto".

Il titolo dell'album ha un forte senso di ottimismo...

"Sì, io sono fortunato, so che è difficile trasformare la propria passione in un lavoro. Ma so anche che per arrivarci non bisogna perdere la speranza e io voglio dare agli altri speranza, se ce l'ho fatta io può farcela chiunque. Non ci sono regole, niente etichette, generi, categorie, puoi fare veramente quello che vuoi al tuo meglio. Esprimersi è importante, liberatorio, terapeutico, farlo con gli altri è anche meglio, soprattutto se uno come me non fa le cose solo con altri famosi ma offre delle opportunità a chi è giovane e all'inizio. Non è che l'arte di chi è più giovane vale di meno, l'arte dei dilettanti è ricca di autenticità e ispira i più grandi, così come i grandi indicano delle strade ai più giovani. Funziona così...".