Jarvis Cocker, la biografia 'Good pop, bad pop': "Mi preoccupava scriverla, investigare le fondamenta della mia vita creativa..."
di Mara Accettura , di Mara AccetturaUna delle colonne portante del Brit Pop, voce della band di culto Pulp, pubblica la storia (sorprendente) della sua vita
Da dove nasce l'arte? Chiedetelo a qualsiasi artista, scrittore, pittore o musicista e non saprà rispondere. È qualcosa che non si può analizzare e come disse Leonard Cohen a un ingenuo Jarvis Cocker che lo intervistò durante una trasmissione radiofonica spiegarlo rischia di rovinare per sempre la magia che ruota attorno al processo creativo. L'artista è un mago, se spiega il trucco perde la bacchetta magica. Ma è di questo (e tanto altro) che Jarvis Cocker, star del Brit Pop ci parla Good Pop, Bad Pop (Jonathan Cape), un memoir o come vedremo un inventario che parte dall'infanzia e si arresta alla soglia del successo dei Pulp, il 1985.
"Mi preoccupava scrivere questo libro", avverte l'autore. "Investigare le fondamenta della mia vita creativa poteva far crollare l'intero edificio". Cocker, che ha scritto tante indimenticabili canzoni, da Babies a Common People a Do You Remember The First Time?, ha immortalato la decadenza di Sheffield, città industriale del nord dell'Inghilterra, dove è nato e cresciuto durante la Thatcher. Reo confesso cacciatore raccoglitore ha accumulato nella soffitta di una casa centinaia di oggetti regalati, trovati, acquistati nelle jumble sale. Un giorno deve fare pulizia. Li tira fuori uno a uno, ce li fa vedere, ci invita a giocare a "keep or cob", nello slang di Sheffield "tieni o getta". Le cose parlano, alla maniera di George Perec. Ognuna è il pezzo del puzzle della vita che getta anche luce sul tempo e la società che le ha prodotte: foto di famiglia, di classe, della band, un fumetto di "dirty jokes" che lo lascerà a lungo interrogarsi sul significato della masturbazione, sacchetti di plastica che usa tuttora come borse, una cassetta dei Greatest Hits di Barry White, camicie di poliestere, occhiali rotti (il suo trademark: ricevuti gratis dal servizio sanitario nazionale Cocker ne ha fatto l'epitome del cool), astronauti di plastica, un album di Marianne Faithfull, impronte di denti (i suoi, storti), la Hopf, prima chitarra elettrica, un barattolo di Marmite. Madeleine del trash.
"Senza sembrare troppo drammatico penso al loft e ai suoi oggetti come una rappresentazione piuttosto accurata dei contenuti della mia mente. Non ridete: pensate a questi oggetti non solo come a spazzatura accumulata di una vita ma come pensieri e ricordi. I pensieri e i ricordi che ognuno porta con sè e che combiniamo per formare la narrazione che chiamiamo la nostra storia".
Jarvis è un bambino molto miope che mette a fuoco il mondo solo quando ascolta la musica (dice che da sempre gli fa provare un "tingle", un solletico dietro il collo), vive in una famiglia di donne (padre assente, emigrato in Australia) e sogna di fare l'astronauta. Nell'adolescenza quel sogno cambierà, diventerà quello di stare in una band con i compagni di scuola. E in effetti l'oggetto più bello è forse un ingiallito quaderno di esercizi in cui Jarvis Cocker immagina una band che ancora non c'è ma di cui progetta già dal nome - Arabacus Pulp, un tipo di caffè - al look - magliette sgargianti, pantaloni a tubo, cravatte "rancide" - al tipo di musica - "canzoni convenzionali ma un po' fuori tempo" - all'impatto sociale: il tutto senza aver mai connesso due note.
A 15 anni Jarvis immagina la musica come via di fuga dallo squallore di Sheffield e un passaporto verso il successo. Tutto questo poteva rimanere virtuale per un ragazzo che amava i Beatles ma non sapeva nemmeno leggere le note musicali (non sa farlo anche ora a 58 anni) se non fossero arrivati i Velvet Underground e il punk. Che sparigliano le carte. Lou Reed, Sid Vicious, Sex Pistols, Elvis Costello. Viva il loro potere liberatorio. Tutti possono prendere una chitarra in mano e fare rumore, organizzare quel rumore in musica."C'era quel famoso slogan sulla cover di una fanzine che diceva "Questo è un'accordo"", scrive. ""Questo è un'altro. Questa è uno terzo. Ora forma una band". Il timing era perfetto - imparare tre accordi era fattibile - in più il punk diceva che la musica non era solo abilità: anzi l'abilità era parte del problema. Atteggiamento e fiducia erano altrettanto importanti".
Bastava averne voglia e improvvisarsi, il pop è empowerment. La prima canzone, nata sui banchi, è ispirata a Shakespeare, il primo concerto nell'aula magna della scuola, la fondazione ufficiale del gruppo il 16 agosto 1980. Tra disavventure, flop e successi Good Pop, Bad Pop ci lascia al 1985, anno in cui i Pulp incidono il single Little Girl (with Blue Eyes) e Cocker fa un volo di 6 metri da una finestra (voleva impressionare una ragazza) che lo lascia con fratture multiple in ospedale per sei settimane. La caduta è un risveglio creativo, un rito di passaggio. Cocker vive ancora di sussidi statali e andrà all'Università. Ma il cammino è segnato. Prenderà tempo perché magari ci racconti anche il resto. Rimangono i rifiuti, che come ha testimoniato Warhol e il punk, possono produrre qualcosa di bello e artisticamente significativo. E un messaggio a chiunque sogni di fare l'artista ma non ha ancora trovato il coraggio: "Non preoccuparti di diventare un artista. LO SEI GIA'. Sei stato connesso in questo modo già molto tempo fa. Tieni i contatti puliti e fai scorrere i succhi. Non preoccuparti da dove viene l'ispirazione. È ovunque e può arrivare da qualsiasi cosa. La domanda è sei pronto a riceverla quando arriva?".