La 'Jastemma', tornano gli 'A67. "Oggi devi avere passione e confrontarti con altre realtà"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteDaniele Sanzone non si dà pace. Non se ne dava quando era più giovane e gli 'A67, diciotto anni fa, erano una band che arrivava da Scampia, armata di rabbia e passione. Non se ne da oggi, più maturo, più attento, più cosciente dei suoi mezzi, della forza della musica del gruppo, della capacità della band di trasformare ogni idea in un progetto capace di volare in alto e diventare realtà. Erano due anni che gli 'A67 non tornavano con un album nuovo, anzi con un ‘disco’ come forse è ancora giusto chiamarlo anche se tutto è immateriale e in streaming. Perché Jastemma, il nuovo lavoro della band, è un disco, con una canzone dopo l’altra a costruire un’immagine unica, unitaria, una fotografia dell’oggi, tra amore e pandemia, tra sogni e problemi, che la band propone con una forza e una sicurezza estremi. Un bel disco, insomma, dove rock, blues, rap, elettronica, tradizione, fu…
Daniele Sanzone non si dà pace. Non se ne dava quando era più giovane e gli 'A67, diciotto anni fa, erano una band che arrivava da Scampia, armata di rabbia e passione. Non se ne da oggi, più maturo, più attento, più cosciente dei suoi mezzi, della forza della musica del gruppo, della capacità della band di trasformare ogni idea in un progetto capace di volare in alto e diventare realtà. Erano due anni che gli 'A67 non tornavano con un album nuovo, anzi con un ‘disco’ come forse è ancora giusto chiamarlo anche se tutto è immateriale e in streaming. Perché Jastemma, il nuovo lavoro della band, è un disco, con una canzone dopo l’altra a costruire un’immagine unica, unitaria, una fotografia dell’oggi, tra amore e pandemia, tra sogni e problemi, che la band propone con una forza e una sicurezza estremi. Un bel disco, insomma, dove rock, blues, rap, elettronica, tradizione, futuro, si incontrano e si mettono in equilibrio, dimostrando ancora una volta le doti di Daniele Sanzone, Mirko Del Gaudio, Enzo Cangiano e Gianluca Ciccarelli, esemplare realtà di un rock napoletano che si fonde con tutto e da tutto prende forma.
Sanzone, quando e come è nato questo nuovo progetto?
“E’ nato in un momento di grande sfiducia, l’abbiamo pensato e realizzato durante il lockdown, in una città avvolta dal silenzio e dalla morte, con noi chiusi in studio. E quasi naturalmente, come reazione a questa condizione, ci è venuto di parlare d’amore, come se non ci fosse nulla di piu importante al mondo, istintivamente. L’amore è il contrario della morte, e senza rendercene conto abbiamo affidato il racconto di un momento così determinante a questo sentimento”.
Il suono è diverso, diretto, immediato…
“Lavorandoci volevamo un disco che suonasse vero, essenziale nel suono e nella parola, con un forte approccio blues. In parte questo ci ha sempre caratterizzato, rock o rap che sia venendo da Napoli non puoi non essere blues”.
Ma è un progetto che va oltre la musica.
“Dieci anni fa abbiamo fatto Naples power, mettendo insieme tanti artisti che hanno fatto la storia e l’attualità della città, questa volta invece abbiamo coinvolto tanti amici scrittori che amiamo e leggiamo, gli abbiamo affidato i nostri brani e abbiamo chiesto loro di scrivere. Con loro si è creato questo strano animale, narrazioni che potessero generare altre narrazioni, canzoni che potessero essere fonte di ispirazione per altri artisti e i loco codici espressivi. Ci piace l’idea che possa innestarsi un circolo virtuoso infinito, che magari quei racconti possano essere fonte di ispirazione per altre canzoni”.
E poi c’è l’arte visiva.
“Sì, la copertina è stata affidata a Mimmo Paladino, al quale abbiamo chiesto un lavoro materico, fisico, volevamo qualcosa che oggettivasse il dolore”.
Un progetto assai ricco e ambizioso, concettuale ma anche immediato e potente.
“Non voglio essere egocentrico ma in qualche modo è un progetto che mi rispecchia. Io vengo da Scampia, dalla strada, però ho avuto genitori che hanno fatto i salti mortali per mandarmi all’università, ci sono in me il laureato in filosofia e il ragazzo di strada. E la musica riflette questo, istinto e cervello in equilibrio. Perché quando diventa tutto istinto perde profondità, quando diventa troppo cervellotica perde emozione. Negli 'A67 è un corpo unico, che lascia a chi ascolta diverse possibilità di interpretazione di lettura, sta tutto insieme”.
Anche perché oggi, per come va il mondo, l’istinto non basta più.
“Eh no, l’istinto non basta più per i tempi che corrono, ma anche a noi. Fare un disco oggi è una sfida enorme, perché si sa, i dischi non si vendono e se vuoi fare il musicista devi inventare nuove strade. Se vuoi continuare a fare dischi, album, raccontare storie, devi motivare te stesso, metterci tutta la tua passione ma anche l’intelligenza e confrontarti con altre realtà. Anche con mondi distanti dal tuo. Il confronto, nell’arte, è fondamentale, devi lasciarti entrare dentro da altri, devi aprire le porte, non chiuderle. E questo è in parte frutto della maturità che abbiamo raggiunto, un disco così qualche anno fa non l’avremmo mai fatto”.
Confrontarsi significa anche ascoltare la musica che gira intorno?
“Certo, e sapere come funziona oggi. Va bene la trap, l’indie, ma non dovrebbe esserci solo questo, dovrebbe esserci spazio per tante altre cose. Oggi i giovanissimi tra trap e rap fanno numeri impressionanti usando le basi che trovano su YouTube, e le major investono su di loro vedendo quei numeri. Una bando come la nostra, che per due anni si fa il culo, pensando a ogni parola, ogni suono, ogni minimo dettaglio, va controcorrente. Ma bisogna farlo, oggi bisogna riportare tutto alla qualità, affinché non si perda nel mare e c’è bisogno di chi ci prova. Per noi questo è l’unico modo in cui riusciamo a fare musica, non riesco a scrivere canzoni quando non ho nulla da dire, e questo diventa rivoluzionario nel momento in cui qualsiasi cosa ha lo stesso valore e la musica diventa ‘usa e getta’”.