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Effetto Capo Plaza: "Il mio rap ha un senso perché nasce dal caos"

L'artista da due miliardi di streaming pubblica 'Hustle Mixtape'. E il 9 luglio parte il nuovo tour
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A ventiquattro anni si sta avvicinando ai due miliardi di streaming su Spotify. Numeri che generano attenzione ben oltre i confini nazionali. Fermarsi qui e vivere di rendita? Neanche per sogno. Luca D’Orso, in arte Capo Plaza, si tiene stretto il ruolo di big della trap italiana a furia di nuove canzoni. Ha pubblicato la settimana scorsa il suo primo mixtape, Hustle. Ovvero: caos, trambusto, attività febbrile. “Descrive bene il modo con cui adesso mi sto approcciando alla musica, anzi alla vita: essere Hustle è uno stile di vita”, ci dice al telefono da Milano dove si è trasferito ormai in pianta stabile dopo essere partito, nel decennio scorso, da Salerno, quartiere Pastena, periferia della città. Per tenere un piede dentro il centro del’hip hop italiano. E – non guasta – per poter fare il tifo da vicino per il suo Milan. “Che gioia lo scudetto, che gioia”.

Avrebbe potuto fare un altro album, il quarto dopo…

A ventiquattro anni si sta avvicinando ai due miliardi di streaming su Spotify. Numeri che generano attenzione ben oltre i confini nazionali. Fermarsi qui e vivere di rendita? Neanche per sogno. Luca D’Orso, in arte Capo Plaza, si tiene stretto il ruolo di big della trap italiana a furia di nuove canzoni. Ha pubblicato la settimana scorsa il suo primo mixtape, Hustle. Ovvero: caos, trambusto, attività febbrile. “Descrive bene il modo con cui adesso mi sto approcciando alla musica, anzi alla vita: essere Hustle è uno stile di vita”, ci dice al telefono da Milano dove si è trasferito ormai in pianta stabile dopo essere partito, nel decennio scorso, da Salerno, quartiere Pastena, periferia della città. Per tenere un piede dentro il centro del’hip hop italiano. E – non guasta – per poter fare il tifo da vicino per il suo Milan. “Che gioia lo scudetto, che gioia”.

Avrebbe potuto fare un altro album, il quarto dopo l’esordio di Sulamente nuje, del 2016, il disco che lo ha fatto scoprire al grande pubblico e con cui ha iniziato a macinare grandi numeri. Stesso destino per i due dischi successivi, 20 del 2018, e Plaza del 2021. “Ho scelto il mixtape perché, a differenza del disco, è uno strumento molto più libero: ci sono meno regole da rispettare”. Ma meno regole da rispettare non significa buttare via canzoni giusto per. Hustle Mixtape è quasi un diario di viaggio in diretta. Dodici canzoni. Spaccati di vita, crudi, parole e beat che arrivano diritti.

“Ma qualcosa è cambiato rispetto agli inizi”, e parliamo di quasi dieci anni fa, quando Capo Plaza ha iniziato a buttare giù le prime rime, a metterle sotto forma di rap spinto da una folgorazione per Kanye West, Jay-Z e gli altri eroi che hanno traghettato l’hip hop dalla sua forma classica fino alle nuove contaminazioni stilistiche. “Adesso non vivo più immerso nella scrittura e nella musica 24 ore su 24. Ho capito che bisogna staccare, che bisogna tornare a osservare, che c’è bisogno di vivere sempre nuove esperienze. Solo così la musica e le canzoni saranno sempre nuove”.

Una delle novità è una ricerca sui testi che ormai è diventata, per Capo Plaza, quasi un ordine di scuderia auto-imposto. “C’è bisogno di tornare a scrivere testi responsabili”, diceva in un’intervista a Repubblica del 2019. “E la pandemia, il periodo che abbiamo vissuto mi ha confermato la necessità di portare fino in fondo questa esigenza. Lo meritano soprattutto i fan, chi mi segue”. Fan che potranno rivederlo nel tour che partirà, dopo alcuni concerti-zero, il 9 luglio da Rimini. 

E se Capo Plaza e ben piantato al centro della scena trap italiana, l’orizzonte internazionale è sempre presente. “Mi sembra una cosa naturale: molti dei miei riferimenti stilistici arrivano dall’estero. Non mi dispiacerebbe vivere qualche esperienza fuori dall’Italia. Del resto la cosa che più mi ispira è viaggiare”. E sull’Italia e sula scena rap, le idee sono chiare: “Sono uno dei pochi a supportare le nuove leve. Ognuno si guarda il suo, nessuno accetta le novità. Ma sia chiaro: questo è un problema dell’Italia, non è solo un problema della scena rap”.