Sette superstar del pop al femminile, centomila spettatori, due milioni raccolti e donati ai centri di sostegno alle donne vittime di violenza. Per "fare rumore", perché un concerto non potrà risolvere in una notte il problema, ma la musica nel far sentire le persone parte di una comunità più grande di sé può aiutarle a esser meno sole e dar voce a chi credeva di non averla. Una. Nessuna. Centomila manda sul palco della Rcf Arena di Campovolo, in ordine d’apparizione perché non ci sono headliner e artiste spalla ma tutte hanno lo stesso spazio, Fiorella Mannoia, Emma, Alessandra Amoroso, Giorgia, Elisa, Gianna Nannini e Laura Pausini. Sette madrine pop che già s’erano spese assieme per questa e altre cause, ma mai in un evento di tali proporzioni, con l’arena colma nei suoi centomila posti.
Amoroso e Diodato si lanciano in un’intensa Fai rumore, lasciando intendere un feeling spontaneo, Emma e Brunori Sas forse nessuno avrebbe mai pensato di vederli assieme e invece giocano come consumati amici. Tommaso Paradiso che raggiunge Elisa appare più canonico e nell’ordine delle cose, mentre in coda il duo di pesi massimi Pausini-Ramazzotti su Più bella cosa è un momento di gloria che tutta Campovolo attendeva. Il set della romagnola è quello più esplicitamente centrato sul tema di fondo: s’apre con la telefonata alla polizia di una donna che chiede aiuto, vede sul palco attrici che raccontano le storie dai centri antiviolenza, porta contributi video di Roberto Bolle, Alessandro Cattelan, Luca Argentero.
È un concerto, ma anche un manifesto e non solo platonico: dalle artiste erano già stati donati 200 mila euro per il progetto Pangea per l’Afghanistan e 200mila per Cadmi, prima casa per donne nata in Italia a Milano, mentre ad altri sette centri antiviolenza in zone a rischio del Sud andranno 228mila euro a testa grazie agli incassi dei botteghini. Questo il senso della giornata al di là dell’ultrapop che invade il palco una volta accesi i riflettori. Pure prima, visto che lo show inizia alle 19.30 quando è ancora pieno giorno. Orari nordeuropei per un concerto fiume, 62 brani e oltre quattro ore di musica con cambi palco a ritmi serrati, ognuna a portare la propria band prima del gran finale tutte assieme.
Tra un mare di canzoni e messaggi ribaditi per non scordarsi perché si è qua, dal palco son voci di donna che parlano soprattutto a orecchie di donna. Sul prato il pubblico è in maggioranza femminile, ma man mano che l’arena si riempie la proporzione tra generi si fa più equilibrata rispetto alle apparenze pomeridiane. Ed è utile alla causa ci siano uomini sul palco col dovere di parlare e uomini sul prato col dovere di ascoltare.