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Cesare Cremonini, luci a San Siro, tra Dalla, Vasco e i Lùnapop: “Io, performer da stadio”

L'artista ha aperto a Milano il nuovo tour negli stadi. In due ore di concerto recupera brani storici e "duetta" con Lucio: "Non è un omaggio, lo sto solo portando dove merita di stare"
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MILANO - È il concerto in cui dice di voler realizzare l'identificazione completa tra lo show, l'artista e l'uomo. Per questo tour negli stadi di sette città, e il 2 luglio un evento finale da 70 mila spettatori all'autodromo di Imola, Cesare Cremonini ha fatto finalmente pace con la storia dei Lùnapop, di cui riprende dopo oltre vent'anni Qualcosa di grande (e canterà anche 50 Special e Un giorno migliore).

foto di Francesco Prandoni

MILANO - È il concerto in cui dice di voler realizzare l'identificazione completa tra lo show, l'artista e l'uomo. Per questo tour negli stadi di sette città, e il 2 luglio un evento finale da 70 mila spettatori all'autodromo di Imola, Cesare Cremonini ha fatto finalmente pace con la storia dei Lùnapop, di cui riprende dopo oltre vent'anni Qualcosa di grande (e canterà anche 50 Special e Un giorno migliore).

foto di Francesco Prandoni  

In più di due ore rappresenta alcuni dei suoi amori artistici, a cominciare da Lucio Dalla con il quale duetta virtualmente su Stella di mare, "la" canzone d'amore, brano iconico di un album fondamentale non solo nella carriera di Dalla: "Ma non chiamatelo omaggio, il mio è un duetto grazie al quale porto Lucio dove meritava".

Il portale per questi scambi temporali è al centro del palco, un'enorme cornice dentro cui, anche alla prima sold out di Milano di fronte a 52mila spettatori, si realizzano tutte le meraviglie. "The Gate", come ha ribattezzato il palco, è il luogo in cui Cremonini smette i panni del cantautore e diventa performer: "Ho iniziato la carriera solista facendo tour gratuiti", spiega prima dello show.

foto di Francesco Prandoni  
"Dopo l'enorme successo con i Lùnapop fu difficile ritrovarmi nelle feste di piazza, il camerino alloggiato dal barbiere del paese. Poi, con il successo di Maggese, a 25 anni tutti pensavano che i teatri fossero per me sufficienti, ma la dimensione cantautorale non mi bastava, non sarà un caso se ho il tatuaggio di Freddie Mercury sul braccio: sono nato per fare gli stadi e non mi considero un cantante ma un performer, uno che mette l'anima in quello che fa".

In un'estate di sfide a distanza sugli stadi, il modello è sempre Vasco: "Ha inventato quello che nell'industria musicale oggi chiamiamo evento, l'ha fatto con il concerto di Imola nel '98: io c'ero, avevo a 18 anni e ha segnato la mia crescita e la mia idea della musica". Oggi ci si confronta sui numeri: "Ma la gara tra noi è fuorviante, si rischia di diventare bulimici. La cosa più importante resta il contenuto, solo l'approccio artistico conta".

foto di Francesco Prandoni  

Nello spettacolo ci sono gli alti e bassi di Cesare, il ragazzo oggi 42enne, e del Cremonini artista: "L'ho immaginato come un percorso dalla disperazione al sublime, dall'inferno al paradiso". E l'inferno si scatena su Ciao, "un brano che parla molto di me". Un inferno decisamente concreto, le fiamme riempiono il palco, ricoprono anche il pianoforte. "In questo tour mi racconto come non avevo mai fatto prima. Non c'è solo il canto, oggi mi esprimo da performer e certe cose te le puoi permettere solo quando ne hai consapevolezza. Anche di tornare indietro e fare un pezzo come Qualcosa di grande".

Il suo rapporto con i brani dei Lùnapop è "delicato, c'è un periodo della vita in cui giochi con le cose con cui ti piace giocare, e un altro in cui ti piace nuovamente giocare con le cose con cui un tempo ti piaceva giocare. Io credo di essere a cavallo tra questi due periodi".

foto di Francesco Prandoni  
All'inizio canta La ragazza del futuro, "l'unica figura in cui ho visto la speranza in un momento in cui sull'idea di futuro ci era stata tirata giù una serranda". Per il finale, Al telefono: "Ed ero dubbioso, non puoi tirare un pugno in faccia al pubblico gratuitamente, eppure scendo tra la gente, tutti con il telefonino in mano, e canto: "Fammi una foto e tienila per sempre nel telefono". L'anima di quella canzone ha lo struggimento di Vasco, per questo l'ho messa nel live, ma per poterla fare devi avere le spalle forti".