Cesare Cremonini, luci a San Siro, tra Dalla, Vasco e i Lùnapop: “Io, performer da stadio”
di Carlo Moretti , di Carlo MorettiMILANO - È il concerto in cui dice di voler realizzare l'identificazione completa tra lo show, l'artista e l'uomo. Per questo tour negli stadi di sette città, e il 2 luglio un evento finale da 70 mila spettatori all'autodromo di Imola, Cesare Cremonini ha fatto finalmente pace con la storia dei Lùnapop, di cui riprende dopo oltre vent'anni Qualcosa di grande (e canterà anche 50 Special e Un giorno migliore).
MILANO - È il concerto in cui dice di voler realizzare l'identificazione completa tra lo show, l'artista e l'uomo. Per questo tour negli stadi di sette città, e il 2 luglio un evento finale da 70 mila spettatori all'autodromo di Imola, Cesare Cremonini ha fatto finalmente pace con la storia dei Lùnapop, di cui riprende dopo oltre vent'anni Qualcosa di grande (e canterà anche 50 Special e Un giorno migliore).
In più di due ore rappresenta alcuni dei suoi amori artistici, a cominciare da Lucio Dalla con il quale duetta virtualmente su Stella di mare, "la" canzone d'amore, brano iconico di un album fondamentale non solo nella carriera di Dalla: "Ma non chiamatelo omaggio, il mio è un duetto grazie al quale porto Lucio dove meritava".
Il portale per questi scambi temporali è al centro del palco, un'enorme cornice dentro cui, anche alla prima sold out di Milano di fronte a 52mila spettatori, si realizzano tutte le meraviglie. "The Gate", come ha ribattezzato il palco, è il luogo in cui Cremonini smette i panni del cantautore e diventa performer: "Ho iniziato la carriera solista facendo tour gratuiti", spiega prima dello show.
In un'estate di sfide a distanza sugli stadi, il modello è sempre Vasco: "Ha inventato quello che nell'industria musicale oggi chiamiamo evento, l'ha fatto con il concerto di Imola nel '98: io c'ero, avevo a 18 anni e ha segnato la mia crescita e la mia idea della musica". Oggi ci si confronta sui numeri: "Ma la gara tra noi è fuorviante, si rischia di diventare bulimici. La cosa più importante resta il contenuto, solo l'approccio artistico conta".
Nello spettacolo ci sono gli alti e bassi di Cesare, il ragazzo oggi 42enne, e del Cremonini artista: "L'ho immaginato come un percorso dalla disperazione al sublime, dall'inferno al paradiso". E l'inferno si scatena su Ciao, "un brano che parla molto di me". Un inferno decisamente concreto, le fiamme riempiono il palco, ricoprono anche il pianoforte. "In questo tour mi racconto come non avevo mai fatto prima. Non c'è solo il canto, oggi mi esprimo da performer e certe cose te le puoi permettere solo quando ne hai consapevolezza. Anche di tornare indietro e fare un pezzo come Qualcosa di grande".
Il suo rapporto con i brani dei Lùnapop è "delicato, c'è un periodo della vita in cui giochi con le cose con cui ti piace giocare, e un altro in cui ti piace nuovamente giocare con le cose con cui un tempo ti piaceva giocare. Io credo di essere a cavallo tra questi due periodi".