Cesare Cremonini, in tour per 7 volte negli stadi: "Rischio nei dischi, mi spingo sempre oltre, e lo faccio anche nei live"
di Carlo Moretti , di Carlo MorettiMILANO - Cesare Cremonini ricorda le date e i numeri del suo “fantastico crescendo”: a 23 anni, dopo il successo con i Lùnapop, i concerti nelle piazze gratuite; a 25 anni i teatri; a 32 i palasport; infine, a 38, nel 2018, gli stadi. Quest’anno, dopo la data zero di Lignano e quella del 13 giugno a San Siro, gli stadi saranno 7 e chiuderà il giro il primo grande evento costruito tutto intorno a lui, il 2 luglio all’Autodromo di Imola, quando si esibirà di fronte a circa 70mila spettatori. Eppure, Cremonini non vorrebbe che si parlasse di numeri: “Perché la gara che facciamo sui numeri è fuorviante. Ogni artista vorrebbe sempre realizzare il massimo ma si rischia di diventare bulimici. La cosa più importante resta invece il contenuto. Solamente l’approccio artistico conta”, dice alla viglia del concerto milanese.
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MILANO - Cesare Cremonini ricorda le date e i numeri del suo “fantastico crescendo”: a 23 anni, dopo il successo con i Lùnapop, i concerti nelle piazze gratuite; a 25 anni i teatri; a 32 i palasport; infine, a 38, nel 2018, gli stadi. Quest’anno, dopo la data zero di Lignano e quella del 13 giugno a San Siro, gli stadi saranno 7 e chiuderà il giro il primo grande evento costruito tutto intorno a lui, il 2 luglio all’Autodromo di Imola, quando si esibirà di fronte a circa 70mila spettatori. Eppure, Cremonini non vorrebbe che si parlasse di numeri: “Perché la gara che facciamo sui numeri è fuorviante. Ogni artista vorrebbe sempre realizzare il massimo ma si rischia di diventare bulimici. La cosa più importante resta invece il contenuto. Solamente l’approccio artistico conta”, dice alla viglia del concerto milanese.
È al suo secondo tour negli stadi, con quali emozioni l'affronta?
“Da quando ho iniziato a fare questo mestiere, arrivare ad esibirmi nello stadio è sempre stato il mio obiettivo. Il mio percorso artistico è nato guardando allo stadio, e non sarà mica per un caso se sul braccio ho tatuato Freddie Mercury. La dimensione cantautorale, quella da teatro, non mi è mai bastata. Poi, certo, ci è voluto tempo per realizzare il sogno, ma il tempo che uno ci si impiega per arrivarci va accettato sempre".
Con i Lùnapop eravate arrivati al massimo del successo, poi vi divideste e lei ricominciò dai concerti in piazza gratuiti.
“Vengo da un’epoca in cui non erano i numeri che ti facevano fare gli stadi, ma la tua credibilità. Con i Lùnapop avrei potuto farli, e anche da solo con il mio primo contratto ma non ci si azzardava nemmeno a pensarlo, ci si arrivava dopo 20 anni. Non dico che questo sia giusto o sbagliato, dico solo che io vengo da quella tradizione lì. Forse ci sarei potuto arrivare prima, questo non lo so, ma sono contento di esserci arrivato a 38 anni. Oggi che di anni ne ho 42 so che per stare dentro a quella cosa enorme, devi sentirne la responsabilità. La prima volta che sono entrato a San Siro, per la prima mezz’ora non ci ho capito nulla. Oggi posso dire facciamo sette stadi e chiudiamo con un evento a Imola di fronte a 70 mila spettatori".
Come stanno andando le prevendite?
“In questo tour faremo tutti sold out, a parte Firenze che si è rivelata più lenta del resto. A Imola siamo ben oltre le 60mila persone e faremo 70mila spettatori, anche se lì non è ben chiaro dove si collochi il sold out. A Roma è già sold out con 51mila spettatori, che per un progetto come il mio è un enorme risultato. E questi risultati li raggiungo solo con la credibilità”.
È un’estate di concerti negli stadi e di grandi eventi, a cominciare da quelli di Vasco.
“Vasco ha inventato quello che nell’industria musicale oggi noi chiamiamo evento musicale, l’ha fatto con il concerto di Imola nel 1998: io c’ero, avevo a 18 anni e ha segnato la mia crescita e la mia idea della musica. La sua è una carriera che ancora oggi viene seguita da centinaia di migliaia di persone e imitata da tanti artisti che seguono il desiderio di poter realizzare il suo stesso percorso musicale. Anch’io avrò il mio concerto a Imola, il mio primo grande raduno, e per un progetto artistico come il mio fa impressione, anche perché io non sono un prodotto che va a vendersi in tv, chiedo molta fiducia al mio pubblico per fare questi numeri”.
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"Sanremo ha aperto una bella pagina, mi hanno seguito 14 milioni e mezzo di persone, una tv su due era sul festival, tutti hanno visto e ascoltato Poetica. Avevo bisogno di quel refresh: nei due mesi successivi sono stati venduti circa 95mila biglietti del mio show, la gente ha capito cosa poteva aspettarsi dal live: è stato uno spartiacque".
Sono arrivare per lei anche proposte per la tv?
"Mi è stato proposto un one man show dalla Rai, ma siamo solo alla fase della riflessione, nulla di deciso. E poi a questo paese ora manca il live e anche a me, e così mi concentro su questo. Vorrei arrivare a ribaltare il concetto di concerto in uno stadio: portare a tutti l’idea che un artista sia in simbiosi con il live che porta sul palco, questo è un po’ un concetto unico, per questo curo in ogni dettaglio il live, perché mi rappresenti al massimo. A teatro è quasi naturale un’attenzione come questa, negli stadi invece non si era mai visto prima. Oggi il concerto negli stadi si basa sull’idea del grande karaoke, del grande abbraccio con il pubblico, di gioia e condivisione, io invece voglio portare l’asticella ancora in alto, per uno show che in Italia non si è ancora visto. Certo il karaoke non può mancare, è dove l’aereo atterra, succede anche in uno spettacolo come il mio. Del resto in scaletta ci sono 24 singoli su 26 brani, ma il percorso della scaletta va dall’inferno al paradiso, non è solo tutta da cantare, esprime l’artista di quel preciso momento. La mia ambizione è di creare nel mondo pop cantautorale un concetto di performance che possa essere unico, uno sguardo artistico e visionario. Rischio nei dischi, mi spingo sempre oltre, e lo faccio anche nei live, dove il pubblico mi dà fiducia e non per grazia ricevuta, ma perché ho accumulato un tesoro di canzoni invidiabile: ho 40 singoli importanti, c’è in pratica un altro concerto che non sto facendo, sono rimaste fuori canzoni come Dicono di me, Maggese, Vorrei...”.
Cosa vuol raccontare con questo concerto?
"Crescere come artista significa crescere come persona, è necessario dunque portare i momenti vincenti e lussureggianti ma anche le profondità e gli inferni che viviamo: in questo concerto ci sono momenti di esplosione, di fuoco quasi dark, su un brano come Ciao in cui racconto una storia vera su di me, che rappresentano per il mio pubblico una novità assoluta. Un pianoforte prenderà fuoco. Poi si tornerà in paradiso con brani come 50 Special, Marmellata, Poetica. Poi con Davide Rossi, con il quale condivido l’amore per la classica, offriremo una pausa strumentale ma anche con toni psichedelici, e un altro momento molto bello pianoforte e violino su Moon walk, il brano che ho dedicato a mio padre. Il palco è diviso in 3 quinte e con un gate frontale, un portale che lega tutto lo spettacolo, tanto che abbiamo voluto chiamare l'intero palco 'the gate'. Il pubblico entra in questo percorso, talmente in simbiosi con me che non potevo non curarlo personalmente, uno show che rappresenta poi la mia vita".
Il nuovo disco è più riflessivo, forse perché figlio del lockdown, e poco in linea con uno show da stadi. Arrivano forse in controtempo?
“Non sono d’accordo che questo sia il mio album più riflessivo e, tra i miei, il meno da stadio: La ragazza del futuro è una bomba atomica ritmica e molto cantabile, Chimica è molto energico e funky ma con un’anima sensuale e erotica che si sposa meglio con uno stadio che con il disco stesso. Oggi comunque lo stadio è uno strumento artistico, non deve rispondere a uno stereotipo, io ci porto dieci generi musicali diversi, un concetto di pop largo che sa intrattenere e divertire ma anche portare momenti di cultura”.
“C’è il duetto che ho costruito insieme a Lucio Dalla, un virtual duet, una cosa che non era mai stata fatta. Ci tengo a dire che non è un omaggio, sarebbe superficiale liquidarlo come tanti omaggi che vengono fatti oggi. Ho chiesto alla Fondazione Dalla il permesso di estrarre per la prima volta da un master originale la sua voce originale nel singolo Stella di mare e mi è stato concesso, il master si trovava in una foresta in Germania in cui tengono tutti i master originali. Mi è stato portato questo tesoro in sala prove dove in un’atmosfera sacrale abbiamo ascoltato la voce solitaria di Lucio, in quella particolare registrazione. Poi attraverso le teche Rai abbiamo recuperato le pochissime esibizioni live con quel brano, una canzone in cui lui offre uno spettacolo vocale imparagonabile. Quando la sua voce entra è da brividi, spacca il cuore. E’ un miracolo. A vederlo da lontano ha l’effetto di un duetto e io lo considero così, proprio come il duetto di McCartney durante l’ultimo tour con John Lennon: mi ha ispirato quello e l’ho voluto fare perché ho voluto rappresentare un pezzo di storia della musica di Bologna e portare Lucio dove meritava e cioè in uno stadio, un miracolo che può avvenire solo se lo facciamo noi con i mezzi tecnologici di oggi. Lucio vivo in uno stadio nel 2022”.
Nel 1979 con il tour Banana Republic Dalla e De Gregori sdoganarono per primi la musica negli stadi del calcio.
“C’è l’immaginario culturale e folcloristico dello stadio inventato da Vasco e c’è la musica cantautorale in uno stadio di Dalla e De Gregori in Banana Republic: rappresentano i due capisaldi da cui tutti noi proveniamo. Portare Lucio in uno stadio non può non ricordare cos’è stadio in quel periodo Lucio negli stadi, anche se lui poi disse che quell’esperienza gli era bastata, perché la dispersione dello stadio per un artista come lui era persino limitante”.