Storia di Valerio, truck driver dei Red Hot Chili Peppers: "Avrei aiutato la piccola Eva a vedere il concerto"
di Paolo Gallori , di Paolo Gallori"Buongiorno, sono Valerio, un truck driver freelance attualmente sul tour europeo dei Red Hot Chili Peppers. Ora sono a Budapest, domani prendo la strada per Firenze dopo lo show. Ho appena letto un suo articolo sulla bambina che non ha il biglietto per entrare al concerto dei Red Hot alla Visarno arena di Firenze. Mi contatti e credo riusciamo a trovare una soluzione. Bisogna aiutare i giovani che amano la buona musica e non si perdono dietro l'immondizia che c'è attualmente sul mercato". E' il testo di una delle tante mail arrivate in redazione in risposta alla richiesta di aiuto per Eva, la piccola fan della band californiana che nel 2020, quando aveva 6 anni, sarebbe entrata gratis al concerto ma che due anni dopo, con lo show riprogrammato per la pandemia, avrebbe dovuto pagare anche lei un biglietto ormai introvabile. Ci ha pensato Live Nation a risolverle il problema, ma l'offerta di aiuto da Budapest aveva qualcosa di speciale. Perché ne…
"Buongiorno, sono Valerio, un truck driver freelance attualmente sul tour europeo dei Red Hot Chili Peppers. Ora sono a Budapest, domani prendo la strada per Firenze dopo lo show. Ho appena letto un suo articolo sulla bambina che non ha il biglietto per entrare al concerto dei Red Hot alla Visarno arena di Firenze. Mi contatti e credo riusciamo a trovare una soluzione. Bisogna aiutare i giovani che amano la buona musica e non si perdono dietro l'immondizia che c'è attualmente sul mercato". E' il testo di una delle tante mail arrivate in redazione in risposta alla richiesta di aiuto per Eva, la piccola fan della band californiana che nel 2020, quando aveva 6 anni, sarebbe entrata gratis al concerto ma che due anni dopo, con lo show riprogrammato per la pandemia, avrebbe dovuto pagare anche lei un biglietto ormai introvabile. Ci ha pensato Live Nation a risolverle il problema, ma l'offerta di aiuto da Budapest aveva qualcosa di speciale. Perché nelle parole del "mangia chilometri" in tour con i Red Hot era percebile vera passione per la musica e anche il senso di una missione. Era giusto che Eva sapesse della generosità di Valerio e della sua offerta di un potenziale "piano B". La bambina lo ha abbracciato al termine di un concerto fantastico, accompagnata dai genitori. "Valerio è stato eccezionale, le ha anche fatto un regalino" raccontano mamma Frida e papà Fabio. Giusto, allora, andare oltre quella mail e provare a saperne di più della sua storia. E' tempo di chiudere con i toni da libro cuore, l'intervista che segue è un pezzo di vita di un nomade del rock'n'roll.
Messaggio in bottiglia
"Come ti avevo scritto, ho letto il tuo articolo a Budapest sulla home page di Google, dopo aver scaricato il materiale dal camion - racconta Valerio -. Questo è il mio primo grosso tour, siamo 24 truck. Potevo fare Pearl Jam o Stones ma ho preferito andare sui Red Hot: è un bel tour, tutti stadi e in quasi tutte belle città europee, la band suona da paura, l'impianto è megapotente, gran bella esperienza. Ho visto la foto di Eva dietro la batteria, mi ha ricordato quando anche io alla sua età già impazzivo per i Beatles e i Goblin. Se ci fosse stato qualcuno in grado di farmi entrare al concerto dei Kiss del '79 a Genova sarei stato il gagno più felice del mondo. E allora ho deciso di farmi vivo, ripensando anche a Marco Mathieu, che conoscevo e che lavorava per Repubblica".
Marco Mathieu, uno vero
Il richiamo a Marco diventa, per Valerio, la chiave che apre lo scrigno dei ricordi. "Sono del '66, torinese del quartiere Parella, un lotto di fine anni 70 primi 80. Sai come si diceva? Entra in Parella esci in barella. Sono cresciuto in mezzo ai pugliesi e veneti. Conobbi Marco all'El Paso occupato (ex "Scuola Materna Di Robilant", nato nel 1987 e diventato epicentro della scena hard core cittadina), ai concerti e alle serate. Non avevamo un rapporto stretto, ma ci stavamo simpatici. L'ultima volta lo vidi nel 2006 a Torino, lui ormai viveva a Roma e ricordo che mi aveva fatto molto piacere incontrarlo di nuovo. Marco era una bella persona. Uno vero, un entusiasta. Mi spiace se ne sia andato così, come anche Fabrizio dei Negazione, con cui avevo più confidenza". Valerio oggi conta 41 anni di concerti, tra visti, suonati e lavorati. "Il primo a 14 anni, 1980. Police e Cramps, poi Ramones, Motorhead, Iron Maiden, Saxon, tutti al Palasport di Torino, vecchia scuola, buona formazione, erano ancora tempi violenti. In quegli anni si andava a tutti i concerti, anche gli italiani, tipo Pino Daniele e Lucio Dalla. Ero sotto il palco di Zawinul e Shorter nell'84 con Weather Update e anche sotto il palco di Jannacci. Ho sempre ascoltato di tutto, tranne il reggae che detesto e la commerciale immondizia. Non sono mai stato troppo incline al metal, all hard rock si. I Black Sabbath erano i miei preferiti, poi presi la svirgola per l'hard core e il suonare il più veloce possibile".
Torino hard core
"La mia prima band in assoluto - prosegue Valerio - fu un esperimento di garage e psichedelia fuzz sfociato nel nulla. Quella invece con un autentico seguito fu Ifix Tcen Tcen (ndr: i cultori del porno vintage non hanno bisogno di spiegazioni, per tutti gli altri rivolgersi a "so tutto" Google). La fondammo io e Luca Abort. Suonavo la chitarra, tutti mi chiamavano Batterio. Un solo obiettivo: Suonare veloce e divertirci. Era il 1987, la band nacque ancor prima dell'occupazione dell'El Paso. Eravamo squatter in tutte e due le occupazioni. Ma Torino non era molto divertente in quegli anni. Nel 1990 uscì Liquid Party, il primo LP, registrato a Pisa l'anno prima. Fu un successone, 11.000 copie in prima tiratura finite in tre settimane, una cosa impensabile nel circuito punk hard core. Poi ristampato svariatissime volte, ma questo è un tasto molto delicato: il master svanì nel nulla, erano tutte ristampe non autorizzate. Quel disco lo trovi online in tutto il mondo, Germania, Giappone, UK. Praticamente ha vissuto di vita propria rispetto a chi lo ha realizzato. Comunque il disco uscì per TVOR, che se non ricordo male pubblicò anche qualcosa dei Negazione, il gruppo di Marco Mathieu".
Legione straniera
Il racconto di Valerio prosegue: "Uscii dagli Ifix, pubblicarono un secondo album e io rientrai nel '92. Ma ormai non c'era più trippa per gatti. Nel 2002 ho ripreso con un progetto durato 10 anni, si chiamava Republic Square, ma senza aver inciso un disco ufficiale. Con me c'era di nuovo Maurizio il Gatto già negli Ifix. Batterista fenomenale. Poi una leggenda del sax e flauto torinese e non solo Toti Canzoneri. Un giovane e bravissimo bassista e una voce araba. Anche le influenze musicali erano molto mediorientali, ma super elettriche e anche dure. Gli Area piacevano a tutti noi, ovviamente. Alla fine risultati veri zero, non siamo stati molto fortunati, ma questa è un'altra storia. Ultimo esperimento a Parigi nel 2016, in trio elettro rock: La Liaison Étranger, perché eravamo io italiano,un meticcio e un australiano, suonava bene, un po' ironico sulla legione straniera".
Vita su gomma
Assieme alla chitarra, il volante è da sempre fedele compagno di vita di Valerio, il cui passaggio alla guida dei truck non è stata una scelta di testa ma un graduale riequilibrio esistenziale. "Anche guidare è per me una vocazione assoluta. Mio padre e mio nonno erano sui tram. Mio nonno era anche musicista e pure bravo. Io ho scelto i truck. Guido dall'89, prima furgoni, poi nel '97 il passaggio ai camion con rimorchio. Anche quando suonavo ho sempre più o meno continuato a guidare per lavoro. Non mi sono mai mantenuto con la musica (ride, ndr). Oggi faccio base a Marsiglia, ma ci sto il meno possibile. Ci arrivai nel 2014, avevo conoscenze lì e uno approda un po' dove conosce. Non mi sono mai sposato, non ho figli, per scelta. Ho una compagna, Agnès, che è venuta sul mio truck quando caricavo legna nelle Ardenne. Ho un gatto, Mentegatto. E questa è la mia casa". E qui Valerio gira una foto scattata a Dunkirk e un profilo instagram: lifeonwheels66. "Come ti dicevo, sono un nomade. Avrò cinque o sei follower. Tu potresti essere il settimo". Altra bella risata.
Luci in cabina e buona musica
"Non è una vita facile, il truck driver - spiega il "mangia chilometri" -. Tratte internazionali, lunghe distanze, è un lavoro parecchio impegnativo. Ora da Firenze si parte per Manchester. Ma sono stato nel trasporto industriale e anche eccezionale per 24 anni, non tornerei mai indietro. Cosa mi piace di più? Viaggiare di notte sui miei 500 cavalli con luci soffuse in cabina ascoltando buona musica e scavando nei miei ricordi. È incredibile come ti scandaglia la mente guidare di notte. E poi conosco gente di tutto il mondo, tecnici, riggers, roadie, driver, gente che mi piace, mi sento a casa. Persone speciali, siamo tutti professionisti seri, come io lo sono al volante loro lo sono a montare, smontare, arrampicarsi, settare suoni e luci. Se non lo fai con passione e precisione stai a casa se no ti fai male. Sono l'unico italiano nel gruppo per cui lavoro, credo di essere l'unico nell'Europa del Nord, la base è vicino Amsterdam, ci sono altri gruppi inglesi ma che io sappia non ci sono altri italiani".
Nella macchina dei Red Hot
E i concerti? L'idea di far parte di un ingranaggio, soprattutto considerando il passato da musicista punk, squatter, ribelle, nomade? "Diciamo che è una bella macchina, ogni show è diverso dall'altro. Cambia la location cambia il pubblico. Cambia l'energia del gruppo. I Red Hot ad esempio usano zero basi, tutto super live. E improvvisano anche molto, super professionali. Flea è ancora una vera cavalletta, Frusciante mi piace in ritmica e in qualche assolo più acido, in chitarra clean mi piace molto meno. Chad Smith, una macchina da guerra. Anche i Pearl Jam sono grandi, non hanno neanche la scaletta, decidono al momento cosa suonare".
Eva si è salvata da sola
Alla fine, Valerio torna a Eva, la cui storia si è legata alla sua e che conserverà tra i suoi ricordi di bambina questa bellissima avventura. "Si è già salvata da sola dalla musica immondizia, se dice che la 'Nonna Pina' le dà il voltastomaco. Tutto detto, l'imprinting ce l'ha, difficilmente potrà regredire. Anche i genitori hanno fatto un buon lavoro, l'hanno aiutata ad ascoltare e riconoscere la buona musica. Il mio ultimo messaggio per lei è: tieni sempre le orecchie bene aperte. E rifletti. Io ho un mio motto: dimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei".