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foto di Andrea Bianchera 

Marco Mengoni a San Siro: “Il mio club anni 70"

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Tutto esaurito con 54mila presenti. In scaletta i suoi grandi successi con omaggi ai classici del soul. Sono i primi concerti al mondo “water equal” pensati contro lo spreco di acqua
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Tanti diversi Marco Mengoni sono andati in scena tutti insieme ieri sera allo stadio di San Siro a Milano: il cantante sentimentale, l'interprete soul, il glam rocker d'effetto, il cantante pop mainstream, il divo amato dall'esercito delle fan, l'accorto sperimentatore d'atmosfere. Lui non sceglie tra l'uno o l'altro e questo, in fin dei conti, è il suo punto di forza, perché Mengoni non ha soltanto 'unà ma molte personalità messe insieme e questa sua 'mobilità', tra alti e bassi, gli ha consentito di crescere e cambiare, dall'esordio a X Factor a oggi, e di arrivare fino al punto in cui si trova, sul palco dello stadio di San Siro appunto, stazione di arrivo non piccola da qualsiasi punto si voglia guardare la vicenda.

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Ad accoglierlo sono in 54mila, con lo stadio esaurito: ognuno di loro…

Tanti diversi Marco Mengoni sono andati in scena tutti insieme ieri sera allo stadio di San Siro a Milano: il cantante sentimentale, l'interprete soul, il glam rocker d'effetto, il cantante pop mainstream, il divo amato dall'esercito delle fan, l'accorto sperimentatore d'atmosfere. Lui non sceglie tra l'uno o l'altro e questo, in fin dei conti, è il suo punto di forza, perché Mengoni non ha soltanto 'unà ma molte personalità messe insieme e questa sua 'mobilità', tra alti e bassi, gli ha consentito di crescere e cambiare, dall'esordio a X Factor a oggi, e di arrivare fino al punto in cui si trova, sul palco dello stadio di San Siro appunto, stazione di arrivo non piccola da qualsiasi punto si voglia guardare la vicenda.

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Ad accoglierlo sono in 54mila, con lo stadio esaurito: ognuno di loro è venuto a vedere e ascoltare il 'proprio' Marco Mengoni, racchiuso in una canzone da cantare, se possibile, in coro con tutti gli altri. Lui entra in scena su un monologo, mentre sullo schermo scorrono le immagini della sua carriera. Lo applaudono, lo abbracciano, lo accolgono con un entusiasmo grandissimo e lui li ripaga con un concerto calibrato fino all'ultimo particolare: "Potrei anche salire sul palco e non fare niente e sarebbe uno spettacolo ugualmente meraviglioso", dice prima di salire sul palco, e ovviamente non è vero perché Mengoni è ampiamente padrone della scena per tutto il concerto.

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Un filo conduttore in realtà c'è, quello che unisce tutto in un unico grande flusso è il suono di Materia (terra), l'ultimo album di Mengoni, che domina la scena e rende i tanti diversi aspetti musicali dell'artista una cosa sola. È compatto e sinuoso, che dà corpo ai ventisette brani in scaletta cercando un minimo comun denominatore, in parte elettronico e in parte naturale, perfetta base per la vocalità di Mengoni, che passa con sicurezza da per Buona vita, Mi fiderò, Io ti aspetto, Guerriero a Ma stasera, passando per Re matto, Essere umani, Io ti aspetto, Credimi ancora, No stress, Muhammad Ali, Pronto a correre, ognuno utile a illuminare un angolo, un aspetto, un'anima di Mengoni, compresa Psycho Killer dei Talking Heads.

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La scaletta non rispetta un ordine cronologico, i brani scorrono per affinità musicale, sono gospel e soul a segnare la strada, anche quando volutamente Mengoni la 'smarriscè e si lascia andare ai ritmi latini o alla dance. Sono gli anni Settanta ad essere il cuore del concerto, soprattutto quando con un'improvvisa interferenza seguita da una sigla originale composta per l'occasione, lo stadio diventa un club, arrivano le note di Sly and the Family Stone, Aretha Franklin, Curtis Mayfield, Etta James, Patti LaBelle, citate dai coristi prima che Mengoni infili un'altra serie di brani (Luce, Proteggiti da me, Parole in circolo, Il meno possibile), per arrivare a una versione 'black' di L'essenziale.

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"La sfida era portare in uno stadio le sonorità di un club", spiega lui, "i Settanta regnano sovrani a prescindere da quel blocco centrale, volevo che in tutto il concerto ci fosse quel tipo di atmosfera e di calore". E' comunque nella ricerca dell'anima delle cose che Mengoni viaggia meglio, che trova le sue corde interiori e le fa risuonare, mollando la riva e lasciandosi andare in mare aperto: non accade sempre, ma quando accade il concerto sale di tono e il performer si avvicina all'artista, l'intrattenitore al soulman e tutto diventa unico.

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È evidente che il ritorno in scena sia carico di energia ma anche di contenuti, come quando si rivolge al pubblico per sottolineare l'importanza delle parole e come queste vadano cambiate, come alcune alle volte anche eliminate dal nostro vocabolario, per far di che non esistano i gesti a cui fanno riferimento. "Se solo bastasse eliminare le parole per dimenticare il loro significato", dice dal palco. "Ho sentito un intervista di Goran Bregovic", ci spiega "in cui diceva che nella sua lingua non esiste la parola tolleranza, e mi ha fatto pensare come siamo investiti da concetti atroci e ne viviamo le conseguenze. Sulle parole ci ragiono molto, al di là dei testi delle canzoni. Spesso sembrano solo parole ma invece sono proiettili".

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C'è ovviamente tanta musica nel concerto, sostenuta da una band eccellente ("Se ci fosse una nomination ai Grammy per le band, la mia la meriterebbe"), ci sono momenti di nostalgia e di gioia, di riflessione e di divertimento, in uno spettacolo che è 'pop' nel senso migliore del termine. E che, va ricordato, è anche il primo tour 'water equal'al mondo, che non solo punta a non sprecare acqua ma ad essere anche, con la collaborazione di aziende come Wami e dello stesso promoter del tour, Live Nation, attiva con un'iniziativa importante: ogni singolo partecipante ai concerti garantirà 250 litri d'acqua potabile ad una famiglia nel villaggio di Kiteto in Tanzania, per ribadire un impegno 'green' che è sempre più importante. La prima volta di Mengoni negli stadi è stata un successo, ora si aspetta Roma, dove andrà all'Olimpico il 22 giugno e per l'occasione arriveranno sul palco con lui anche Gazzelle, Madame e Giuliano Sangiorgi.