Paolo Conte, lo show incanta tutti, anche Giovanni Veronesi che scrive per 'Repubblica': "Mi sembra di averlo sempre conosciuto"
di Giovanni Veronesi , di Giovanni VeronesiSe sbuffa sembra una locomotiva a vapore, se ti guarda fisso sembra una colonna di ghiaccio, se parla sembra uno strumento a fiato. Le sue mani sanno cosa fare e i suoi gesti, mentre canta, sono solo suoi e di nessun altro. Paolo Conte è l'essere più personale che conosca. "Ha classe da vendere", direbbe il mister di fronte al suo talento da bomber.
Il suo concerto evocativo è una rincorsa della vita, un cumulo di macerie sepolte nella memoria di ognuno di noi. Non si balla al suo concerto ma si gode. A me sembra di averlo sempre conosciuto. Quando ci parlo, so già cosa dirà perché è come se fosse tutto facile ormai. Lo conosco, è schivo da far tremare i polsi e così amichevole da non credere. E' un uomo che ha dentro di sé l'universalità del moderno. Sì, adesso si può dire, adesso che ha 85 anni si può pro…
Se sbuffa sembra una locomotiva a vapore, se ti guarda fisso sembra una colonna di ghiaccio, se parla sembra uno strumento a fiato. Le sue mani sanno cosa fare e i suoi gesti, mentre canta, sono solo suoi e di nessun altro. Paolo Conte è l'essere più personale che conosca. "Ha classe da vendere", direbbe il mister di fronte al suo talento da bomber.
Il suo concerto evocativo è una rincorsa della vita, un cumulo di macerie sepolte nella memoria di ognuno di noi. Non si balla al suo concerto ma si gode. A me sembra di averlo sempre conosciuto. Quando ci parlo, so già cosa dirà perché è come se fosse tutto facile ormai. Lo conosco, è schivo da far tremare i polsi e così amichevole da non credere. E' un uomo che ha dentro di sé l'universalità del moderno. Sì, adesso si può dire, adesso che ha 85 anni si può proprio dire: Paolo Conte è un uomo moderno. Ho voglia che faccia altri 1000 concerti e che insegni ai giovani che certe parole vanno pronunciate solo come fa lui, tipo "divano marron".
A me pare che nell'equilibrio dell'universo ci siano cose indispensabili, come l'emozione e la rassegnazione. Ecco, nei versi di Paolo (mi permetto questa confidenza) ci sono entrambi. L'emozione, ogni volta, di cercare nelle vite spezzate e la rassegnazione di sapere che le cose vanno come devono andare. In bocca a lui, le parole scivolano, sono note, hanno un percorso anomalo, un tempo debito. E' il mio cuore che parla, non io. Sto scrivendo con quello, giuro. Come in una lettera d'amore. Vorrei essere uno dei tasti del suo pianoforte per sentirmi partecipe, anch'io, di quella meraviglia. Un concerto vivo, con la band più amalgamata del mondo. Hanno un suono tutto loro. E suonano in preda ad una trance musicale che li rende unici. Gli assoli, gli accompagnamenti, il ritmo, come lo tengono. Unici.
Ho voluto scrivere questo articolo su questo giornale proprio per stargli ancora più vicino, perché so quanto lui ami stare a casa sua, svegliarsi nel suo letto e guardare fuori dalla sua finestra. Mi piacerebbe poter parlare con lui tutti i giorni, anche senza risposta, perché adesso ho imparato a capire l'importanza dei suoi silenzi. Quanto sono fortunato! Lo conosco e ho perfino lavorato con lui (Maledetti amici miei). Rocco Papaleo dice che i due giorni passati con Paolo Conte a registrare sono i più belli della sua vita e ogni volta mi ringrazia. Io rido perché so che è vero. Ho avuto la sfacciataggine di chiedergli se ci faceva le sigle d'apertura del programma e lui ha detto di sì. Io ero pronto ad un secco no e invece ha detto sì. Imprevedibile, come le sue variazioni.