Africa Unite, alle radici di una storia lunga 40 anni: "Non abbiamo mai perso la strada"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteEssere ancora in circolazione dopo 40 anni di reggae Non è fortuna, come recita giustamente il titolo dell’ultimo album della band. “Forse qualcuno lo pensa”, ci dice Madaski, cantante, tastierista e produttore della band, “ma noi sappiamo che è il frutto di tanto lavoro, di tanta passione, di un grandissimo amore per la musica”.
Essere ancora in circolazione dopo 40 anni di reggae Non è fortuna, come recita giustamente il titolo dell’ultimo album della band. “Forse qualcuno lo pensa”, ci dice Madaski, cantante, tastierista e produttore della band, “ma noi sappiamo che è il frutto di tanto lavoro, di tanta passione, di un grandissimo amore per la musica”.
E non a caso come ospite dell’album c’è il grande David Hinds degli indimenticati Steel Pulse, che duetta con Bunna nel brano che dà il titolo all’album. E un’altra leggenda del british reggae come Brinsley Forde degli Aswad compare in Bilancio inutile, proprio perché il sound degli Africa Unite è figlio diretto del reggae degli anni ottanta inglesi, da quella commistione di roots reggae e pop che proprio band come Steel Pulse e Aswad hanno popolarizzato. “Non abbiamo mai perso la strada”, dice ancora Madaski, “anche se ci è sempre piaciuto cambiare, sperimentare, essere attenti a tutto quello che accade attorno a noi.
L’album è veramente un eccellente dimostrazione delle qualità degli Africa Unite, nei testi, nel suono, nella produzione, una collezione di canzoni che mette ancora una volta in luce come la band e la sua musica non abbiano subito il passare del tempo, come non siano “invecchiati” nonostante la maturità, come siano rimasti in qualche maniera legati alla realtà e abbiano saputo interpretarla alla loro maniera.