Spettacoli

(foto Roberto Panucci)
(foto Roberto Panucci) 

Måneskin, come Vasco e gli Stones Damiano & co. promossi all’esame del Circo Massimo

Il commento / In scaletta a sorpresa anche un brano inedito

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Non c'è niente da fare. La benevolenza degli Dei ce l'hanno, sono tutti lì a guardare curiosi dalle loro nuvolette sui colli della città più bella del mondo, dalle gradinate celesti del Palatino e dell'Aventino, guardano divertiti un Circo Massimo esploso di energia intorno a quattro impudenti ragazzi di nome Måneskin, lì dove sono passati i più grandi: Springsteen, Rolling Stones, Vasco Rossi, gli scudetti della Roma, perché qui non c'è di mezzo il mito, c'è di mezzo la fiaba, e le favole piacciono sempre, anche agli Dei. Il mondo ha anche bisogno di nuovi giovani eroi. E di storie. Chi può resistere a quella di quattro ragazzi che hanno suonato nelle strade di Roma per racimolare monetine e nel giro di poco ci tornano per conquistare una prateria di antiche rovine e settantamila cuori in visibilio? "Ciao Roma" grida Damiano "come tutti voi sapete suonavamo per strada e questo pezzo già lo cantavamo" prima di intonare Chosen.

(foto Roberto Panucci)
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L'urlo di Damiano è liberatorio, un ringraziamento più che una sfida, gioia sfrenata, contagiosa, battono, pestano, gridano, suonano, ci mettono l'anima per giustificare il dominio appena conquistato, Roma che ora è ai loro piedi. E per blandire il genius loci arriva la sorpresa massima, un pezzo nuovo di zecca ancora non finito che in scaletta è intitolato Trastevere. Grazie Roma, che ci fai vincere e sognare. Era un segreto e per svelarlo hanno aspettato la sera giusta. Il concerto lo iniziano con Zitti e buoni, il pezzo da cui è cominciata l'irresistibile ascesa, "siamo fuori di testa, ma diversi da loro", e la cantano tutti, e la sfida la vincono perché così dicendo sono esattamente uguali a tutti i ragazzi che sono lì sotto. E la vincono perché sul palco ci sanno stare alla grande, lo stage lo riempiono, è la loro casa, si vede che sono nati per questo. Loro che la storia non ce l'hanno, con un esile repertorio che consiste in una manciata di pezzi appena e mai potrebbe competere con le decadi dei divi che hanno cantato nell'arena delle bighe.

(foto Roberto Panucci)
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Per dare senso e spessore ci mettono alcune cover, la celeberrima Beggin' che ha stregato gli americani, un pezzo di Elvis, affondano nell'inferno tutto italiano del rock dei Cccp e perfino nel tremolio glam di Britney Spears. Rendono omaggio alle divinità. I loro pezzi vanno nella direzione del grande rock, attacchi e riff assomigliano ad altri che li hanno preceduti, ma tanto nessuno inventa più nulla da un sacco di tempo, e la loro scommessa è altrove, è nell'essere gli eroi perfetti di una favola, nell'essere un suono, scabro e rivoltoso, nell'essere vogliosi e perfetti nella loro somma imperfezione che una sintesi dei nostri tempi senza gloria e originalità. Damiano non è David Bowie o Mick Jagger, non ancora perlomeno, così come Victoria non è Madonna o Janis Joplin, Thomas e Ethan non saranno Jimmy Page e John Bonham, ma sarebbe un grave errore pensare di paragonarli, sono casomai il Principe Azzurro e la Sirenetta, sono belli e radiosi, parlano rock e possono urlare le loro canzoni utilizzando il linguaggio dei maestri esaltando il presente, anche nel luogo dove di solito si viene a cantare la storia.