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Muse: "Siamo maturi e restiamo rock ma senza troppi effetti speciali"

Un disco, 'Will of the people', in arrivo il 26 agosto per esorcizzare il terrore di un’epoca spaventosa. In attesa di un tour spettacolare che promette molto
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"È un'epoca difficile e spaventosa per l'impero Occidentale: la pandemia, una nuova guerra, proteste e insurrezioni, l'autoritarismo, la crisi della democrazia e i disastri ambientali. La natura che ci ha sempre accudito è in pericolo. Questo album è il nostro modo di attraversare tutte queste paure e prepararci a quello che arriverà dopo". Così Matt Bellamy presenta Will of the people, nono album in studio dei Muse, band inglese che ha segnato con il proprio sound il rock del nuovo millennio. Un album 'impegnato', teso, drammaticamente centrato attorno ai temi importanti che toccano le nostre vite in questi anni, ma allo stesso tempo un album potente, carico di emozioni, perfettamente calibrato sulle personalità dei componenti del gruppo. "È un album che ci rappresenta bene", dice il batterista Dominic Howard, che dai primi anni Novanta suona con Bellamy e Chris Wolstenholme, "quello che Mat…

"È un'epoca difficile e spaventosa per l'impero Occidentale: la pandemia, una nuova guerra, proteste e insurrezioni, l'autoritarismo, la crisi della democrazia e i disastri ambientali. La natura che ci ha sempre accudito è in pericolo. Questo album è il nostro modo di attraversare tutte queste paure e prepararci a quello che arriverà dopo". Così Matt Bellamy presenta Will of the people, nono album in studio dei Muse, band inglese che ha segnato con il proprio sound il rock del nuovo millennio. Un album 'impegnato', teso, drammaticamente centrato attorno ai temi importanti che toccano le nostre vite in questi anni, ma allo stesso tempo un album potente, carico di emozioni, perfettamente calibrato sulle personalità dei componenti del gruppo. "È un album che ci rappresenta bene", dice il batterista Dominic Howard, che dai primi anni Novanta suona con Bellamy e Chris Wolstenholme, "quello che Matt scrive nei testi cattura il feeling di ciò che noi tutti abbiamo provato recentemente. È un album dei Muse, con una buona carica di tensione, che parla delle paure sociali, ambientali e politiche che attraversano la società. Musicalmente è una sintesi dei nostri amori musicali, di quello che amiamo ma anche di quello che abbiamo provato a immaginare di nuovo".

La copertina 'Will of the people' 
Conta la maturità, il fatto che abbiate tutti superato i quarant'anni, che il vostro modo di guardare il mondo sia cambiato?
"Credo di sì, anche se la parola 'maturità' mi fa sempre uno strano effetto. Di sicuro abbiamo maggiore coscienza delle nostre possibilità, del linguaggio che usiamo, abbiamo acquisito con l'età una certa forma di saggezza, se si vuole chiamarla così, che si riflette anche nei rapporti tra di noi, nell'amore che abbiamo per la vita".

È sempre stato difficile racchiudere il vostro sound in un solo stile. Si dice genericamente 'rock progressivo', ma dentro c'è di tutto.
"Sì, penso che sia sempre stato difficile definire un solo stile per noi, rock è forse il modo più facile per descrivere la nostra musica, perché non abbiamo mai cercato di restare all'interno di un genere. Quando eravamo agli inizi forse era tutto più definito, ma quando abbiamo iniziato a crescere abbiamo sempre cercato di incorporare stili molto differenti, mescolarli, tenere insieme il pop e il prog, cose orchestrali ed elettronica, heavy e ballate, fino a un suono maggiormente immaginifico. Ci piace mettere insieme passato e futuro, restando comunque sotto l'ombrello del rock. Anche perché siamo tre, basso, chitarra e batteria, l'essenza del rock stesso".

In un modo o nell'altro siete sempre stati lontani dal mainstream.
"Sì, alternativi al pensiero musicale corrente. Ci piace vederci come degli outsider, lo eravamo di certo da ragazzini quando ci siamo conosciuti e vivevamo in una parte dell'Inghilterra, il Devon, dove non accadeva nulla. Era naturale per noi che non siamo cresciuti a Londra suonare cose diverse dal mainstream, eravamo al margine e abbiamo continuato su quella strada. Non volevamo perdere la nostra autenticità e credo che ci siamo riusciti".

Will of the people è un album che parla della società di oggi in maniera forte e che sembra essere più 'politico' dei precedenti.
"Penso che Matt sia riuscito a raggiungere un grado di maturità nei testi davvero notevole. Esprime i suoi sentimenti in maniera più chiara e precisa, quando eravamo più giovani e immaturi eravamo anche più vaghi e impersonali, invece ora ogni nostra canzone esprime contenuti immediati, diretti, comprensibili".

Possiamo dirlo anche per la musica? Sembra che questo album sia più essenziale e diretto dei precedenti.
"L'approccio che abbiamo avuto era 'less is more', non ci interessava caricare ogni canzone di troppe cose, spesso in passato lo abbiamo fatto con gli arrangiamenti. Stavolta abbiamo lavorato in maniera diversa eliminando tutto ciò che ci sembrava eccessivo, non avevamo bisogno di effetti speciali, sapevamo di poter fare quello che volevamo senza eccedere senza perdere la voglia di sperimentare. Pezzi come Will of the people, basato su un solo riff, in passato ci sarebbe sembrato troppo semplice, mentre ora in questa semplicità sappiamo trovare una grande dinamica".

Will of the people è musicalmente sorprendente, decisamente diverso dal vostro suono abituale, sembra un pezzo di glam rock.
"Ci piaceva l'idea di stabilire un tono, con un brano musicalmente divertente. Abitualmente siamo visti come una band che ha un approccio serioso alla vita, invece con questo brano si può saltare nella stanza. Aprire con questa canzone ci mette in una condizione diversa anche sul palco, Matt si muove in un altro modo e avere questo live sound nel disco ci sembrava giusto".

Tornare dal vivo è fondamentale per una band come la vostra.
"Abbiamo fatto i nostri primi show dopo due anni e mezzo, la nostra pausa più lunga, ed è stato fantastico. L'energia del pubblico ci ha fatto sentire tutto in maniera diversa: la gente dopo la pandemia vuole stare insieme, vuole ricevere qualcosa di più dalla musica, sono felici di stare finalmente fianco a fianco con degli sconosciuti dopo tanta paura di incontrare gli altri. La musica sta aiutando la gente a riscoprire la gioia di stare insieme, in maniera positiva. Siamo stati a Firenze ed è stato bellissimo, torneremo a ottobre in Italia, è una paese che amiamo in maniera particolare e proporremo un concerto diverso da tutto quello che abbiamo fatto prima. Anche in termini ambientali, perché non è più possibile far finta di niente e girare il mondo come abbiamo fatto fino a oggi. Non sarà, insomma, l'anno per far volare una nave spaziale sulla testa della gente, ma non mancheranno comunque delle grandissime emozioni".