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Rkomi a X Factor, un giudice di successo. "Sono partito dalla strada, mi hanno spinto la fame e la curiosità"

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Ventotto anni, nel 2021 il suo album 'Taxi driver' è stato il più ascoltato con un miliardo di stream. Ora siede al tavolo del talent di Sky con Ambra, Fedez e Dargen D'Amico. "Le mie origini hanno formato il mio carattere. Ho investito sulla musica, ora la musica mi ripaga"
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Fra i quattro giudici di X Factor 2022 è apparso il più emozionato, e sarebbe strano il contrario. Siede fra una veterana della tv (Ambra) e un esperto del programma (Fedez). Il terzo, Dargen D'Amico, è corazzato di battute e occhiali da sole, mentre lui, Rkomi, 28 anni, gioca a occhi scoperti. "Ci penso due volte prima di giudicare ragazzi che se lo vivono come un passo verso il grande sogno" dice, "sono vicino per età, soffro e gioisco con loro. Vorrei dare una seconda possibilità, e ovviamente non è questo il format".

"Possibilità" è tutto ciò che ha cercato Mirko Martorana (suo vero nome) per affrancarsi da una geografia sociale che fa la storia personale: case popolari nella periferia milanese, un passato da barista, muratore, lavapiatti, ma con il taccuino fisso accanto. Il quartiere di Calvairate è epicentro del rap che ha mutato i disagi in dischi d'oro, anzi platino. D…

Fra i quattro giudici di X Factor 2022 è apparso il più emozionato, e sarebbe strano il contrario. Siede fra una veterana della tv (Ambra) e un esperto del programma (Fedez). Il terzo, Dargen D'Amico, è corazzato di battute e occhiali da sole, mentre lui, Rkomi, 28 anni, gioca a occhi scoperti. "Ci penso due volte prima di giudicare ragazzi che se lo vivono come un passo verso il grande sogno" dice, "sono vicino per età, soffro e gioisco con loro. Vorrei dare una seconda possibilità, e ovviamente non è questo il format".

"Possibilità" è tutto ciò che ha cercato Mirko Martorana (suo vero nome) per affrancarsi da una geografia sociale che fa la storia personale: case popolari nella periferia milanese, un passato da barista, muratore, lavapiatti, ma con il taccuino fisso accanto. Il quartiere di Calvairate è epicentro del rap che ha mutato i disagi in dischi d'oro, anzi platino. Dal 2014, tra mixtape, EP e tre lavori in studio, Rkomi ha messo tutti d'accordo, collaborato con Marracash, Sfera Ebbasta, Elisa, Jovanotti. Nell'ultimo Taxi Driver (il piu ascoltato del 2021, un miliardo di stream) riporta a casa i suoi ospiti guidando per vari territori musicali, e chiude con un lungo assolo blues, il suono più ai margini delle radio, di questi tempi. Dopo il Festival di Sanremo con Insuperabile, ora affronta lo show prodotto da Fremantle (ogni giovedì su Sky e in streaming su NOW), dove il tavolo della giuria funziona da specchio: chi è già arrivato, ricorda da dove è partito.

La cover dell'album 'Taxi driver': nel 2021 un miliardo di stream 

Cosa le viene in mente pensando al suo percorso?

"La fame che avevo. Economica, di rivalsa sociale, ma soprattutto curiosità, voglia di migliorare me stesso. Mi sfidavo. Ho sempre fatto ciò che mi spaventa di più".

Che qualità devono avere i concorrenti?

"La determinazione. Ho imparato che il talento, in parte, è allenamento, studio. Serve, però è la volontà che lo difende e lo fa progredire. Anche se i numeri e il consenso sono dalla tua parte, per gestire il successo e reggere tour massacranti, ci vuole consapevolezza. Ho fatto tanti lavori manuali pesanti, e questo non è da meno".

E dopo? La sua squadra sarà sedotta e abbandonata?

"Gli emergenti li ho sempre seguiti per restituire ciò che mi è stato dato dai più grandi. Se credo in qualcuno, lo proteggo o lo porto con me".

Non le sembra che dopo i Maneskin, in tanti abbiano ripreso in mano gli strumenti?

"Il rock era un genere oscurato da altre tendenze e ora i contenitori lo prendono in considerazione, ma la musica suonata non è mai scomparsa. Da anni ho la mia band sul palco, e nei live rileggo i miei brani pop e rap in chiave rock. Credo sarà la mia futura direzione".

Sempre meno rapper e più cantautore. Era scritto. Calcutta la volle in apertura di concerto sei anni fa.

"Forse sto diventando ciò che ero già. Smisi di studiare perché dovevo lavorare, a 18 anni mi pagavo l'affitto da solo. Se non l'avessi fatto, non avrei potuto investire sulla musica. E adesso che la musica mi ripaga, posso permettermi lezioni di pianoforte, per arrivare poi a suonare la chitarra e fare più cose in autonomia".

Altri desideri?

"Imparare bene l'inglese, avere la maturità di restare con un'unica donna, leggere come un vero lettore".

Cita da William Blake a Milan Kundera.

"Mi sento in dovere di imparare. Le lacune mi hanno fatto sentire in soggezione. Chi faceva il liceo, oltre alle nozioni, aveva un metodo di studio, più memoria di me. Ho tanto da recuperare. Mi immergo nella poesia sperando di assorbirla".

Lavoro, istruzione. Il rap sembra offrire quello che a un giovane dovrebbe essere garantito.

"Se investi sulle basi che avresti dovuto o voluto avere, il rap può essere come una borsa di studio che ti dai da solo. Credo che questo arricchimento ti faccia durare più a lungo".

Vero che si è appassionato al lavoro di Marina Abramovic?

"Guardavo come certi performer rock tenessero il palco e sono arrivato alla sua arte. Seguo un corso di percezione del corpo nello spazio scenico e vorrei creare uno show più teatrale".

I fan della prima ora la perdoneranno?

"Il cambiamento è normale e voglio essere credibile. La strada l'ho vissuta davvero, mi ha formato il carattere e quel che ho visto non lo dimentico. Ma sarei un traditore se facessi hip hop parlando di cose che non vivo più. Diffido di chi lo fa. Alle case popolari è rimasta mia madre e ci sono legato. Lì c'era un imprinting meridionale, le porte aperte, i vicini solidali. Niente telefonino e playstation, ma folla in piazza e partite di pallone in cortile. Eravamo una cosa sola".

La parte brutta?

"Dipendeva più dalla mia prospettiva. Mio padre non l'ho mai conosciuto, mia madre faceva fatica ad arrivare a fine mese. Saltavo le pizze di classe e i maledetti soldi mi facevano vedere la vita così: senza chance. Poi ho incontrato chi quella rabbia la usava in modo diverso. Ho volto le energie a mio favore e smesso di pensarmi spacciato".

Il punto di vista femminile è stato importante?

"Ho cinque zie. Nonna se l'è cavata da sola, come ha fatto mia mamma, napoletana, con me e mio fratello. Sono guerriere, supereroi. Insieme al mio maestro di Muay Thai, l'arte marziale thailandese che mi ha cambiato".

È socio della palestra popolare "Sit Hanuman". Chi la frequenta?

"Arrivano ragazzi con problemi genitoriali e di ceto medio-basso. Teniamo i prezzi imbattibili e abbiamo messo una biblioteca. Hanno bisogno di un posto in cui sentirsi a casa".

Il sito dice che lì si insegna compassione etica e generosità. Potrebbe essere un programma politico. Voterà?

"Certo, sto studiando anche lì. Mi orienterò sul programma più attento all'ambiente".

Un suo testo dice: "E persino Dio ha il suo Inferno: è l'amore che ha per l'uomo". Che intende?

"Stiamo maltrattando la Terra. Siamo noi il virus, l'inferno per chiunque ci abbia creato".

Che Italia vorrebbe?

"Sono sicuro di non voler votare chi promuove le differenze di genere e il razzismo. Rappresentano un problema che la gente ha da tempo superato. Ne incontro tante di persone e, soprattutto per i più giovani, la società multiculturale è assodata, così come la libertà di amare chi si vuole, senza etichette".

Canta "Perché la paura può venirti addosso, come un'auto sportiva". Di cosa ha paura?

"Dopo le figuracce fatte da giovane, in situazioni più grandi di me, i timori sono passati. Magari non li vinco, ma li so rimpicciolire. Non ho nemmeno paura che tutto finisca. Non vivo la musica in termini di risutati e numeri. Per me è una continua scoperta. Spero di continuare ad avere questa vertigine. L'attrazione per il salto nel vuoto fa sì che non mi accomodi sulla fortuna che ho avuto".