Il titolo è bellissimo, ma amaro, con il verbo al passato, Volevo magia. Ma di amarezza, a dire il vero, nel nuovo album dei Verdena ce n'è poca. Più aperto, più 'leggero' (sempre che usare il termine 'leggero' abbia senso con i Verdena, che per propria natura, per propensione creativa, leggeri non sono), più accessibile forse, Volevo magia è un grande disco rock: "Il rock? È uno stile di vita", dice Alberto Ferrari, "lo è ancora, però non esteriormente, il rock oggi è un fatto mentale. Dipende cosa si intende per rock: se lo chiedi a un bambino, vedrai che prende la chitarra e fa casino, e di mentale non c'è niente. Si potrebbe anche dire che è sputtanato, perché è diventato per tutti, con le magliette dei Nirvana o dei Metallica nei supermercati, magari anche quelle dei Grateful Dead, che però non ascolta nessuno. O dire che si è autodistrutto da quando è uscito un film come School of rock. In sostanza, per noi, essere rocker vuol dire essere sé stessi".
Di certo la leggerezza nel nuovo album si sente, una certa forma di 'divertimento' è prevista nella nuova musica della band, per scelta, sottolinea Ferrari, "volevamo fare un disco più leggero, potevamo forse farlo anche più leggero ma non ci riusciamo troppo alla fine. Non penso che ci siamo divertiti di più o di meno, un po' soffriamo quando facciamo musica, è sempre stato così, ma è vero che si tratta di un disco musicalmente sereno, in contrasto con i tempi che viviamo e anche con il nostro album passato, che non era poco sereno ma era anche un po' un mattone... è stato un lavoro più spontaneo e questo credo di senta, ma i testi sono sempre i miei, ci puoi sempre vedere la morte...".
Sette anni tra un album e un altro sono tanti ma i Verdena hanno usato questo tempo in molti modi diversi: "Io ho avuto due gravidanze e tre bambine", dice Roberta Samarelli, "Alberto e Luca hanno avuto progetti paralleli che li hanno impegnati, al disco alla fine ci abbiamo lavorato quanto avevano lavorato ai precedenti. La vita ci ha presi, abbiamo avuto i nostri inghippi, problemi, storie. Ma quando entriamo in saletta per suonare è tutto come prima. Magari sono cambiate le cose pratiche, io vado a prendere le figlie a scuola, ma l'approccio alla musica è lo stesso, la passione e la creatività anche. Entriamo in saletta e parliamo poco, suoniamo. Quindi i nostri cambiamenti avranno certamente cambiato la nostra musica, ma inconsapevolmente".
Il suono dell'album è forte, nitido e meravigliosamente contemporaneo, nonostante non ci siano i suoni o le atmosfere simili a quelle che sono nelle canzoni o negli album in classifica. Ma le classifiche, del resto, non sono mai state nell'orizzonte degli interessi dei Verdena, per loro la musica è libera, irruenta, forte, personale, viva, e il resto è noia. "Alberto ascolta tutto, facciamo tutto da soli, forse in qualche modo questo ha contribuito a cambiare il suono di questo album", dice ancora Samarelli. "Facciamo i suoni che ci piacciono, quelli che pensiamo ci debbano essere. Niente di più e niente di meno", conclude Alberto Ferrari, "e questi sette anni forse ci hanno permesso di arrivare in questo modo a Volevo magia. Ma non sappiamo come saremmo stati se avessimo continuato in questi sette anni, quello che avremmo potuto fare di più non lo sapremo mai. Ma la gente ha comprato i biglietti dei concerti e non sappiamo se sarebbe stato così se avessimo fatto altri tre album. A noi, comunque, va molto bene così".