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Renato Zero, le emozioni e la devozione di tre generazioni di sorcini

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Sei concerti a Roma, ieri sera la prima data. Padri, madri, figli e nipoti ad abbracciare l'artista. "E' uno di famiglia"
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Non si direbbe, ma le fotografie sul telefono contano meno delle emozioni vere. Le emozioni, sì: tipo quando lui, Renato, lo incroci per caso, ti guarda, ti dice: pure qua stai? Fa finta che gli dispiace e invece ti fa un buffetto sulla guancia. Le emozioni! Come quella di un velo azzurro che ti sfiora, calato dall'alto, proprio mentre canta Il cielo. Patrizia - le dico - tu stai qua da stamattina presto (all'alba ha parcheggiato la sua auto gialla su un fianco del Circo Massimo), sei una fan della prima ora e non hai ancora una foto insieme a Renato? Possibile? Lei sorride e mi sciorina il suo catalogo di emozioni mentre sotto il sole, ancora caldissimo, delle due del pomeriggio il cantante prova i suoi duetti. Morgan. I Neri per Caso.

Gli spettatori sono già pronti, anche troppo: per esempio Letizia che, trascinando un marito riottoso, è venuta per un sopralluogo. Il biglietto l'ha p…

Non si direbbe, ma le fotografie sul telefono contano meno delle emozioni vere. Le emozioni, sì: tipo quando lui, Renato, lo incroci per caso, ti guarda, ti dice: pure qua stai? Fa finta che gli dispiace e invece ti fa un buffetto sulla guancia. Le emozioni! Come quella di un velo azzurro che ti sfiora, calato dall'alto, proprio mentre canta Il cielo. Patrizia - le dico - tu stai qua da stamattina presto (all'alba ha parcheggiato la sua auto gialla su un fianco del Circo Massimo), sei una fan della prima ora e non hai ancora una foto insieme a Renato? Possibile? Lei sorride e mi sciorina il suo catalogo di emozioni mentre sotto il sole, ancora caldissimo, delle due del pomeriggio il cantante prova i suoi duetti. Morgan. I Neri per Caso.

Gli spettatori sono già pronti, anche troppo: per esempio Letizia che, trascinando un marito riottoso, è venuta per un sopralluogo. Il biglietto l'ha preso per il giorno del compleanno. No, non il suo, quello di Renato, che ne fa settantadue e in ritardo causa Covid festeggia con la sua città. Al marito il sopralluogo sembra eccessivo, ma almeno - dice - "me so' fatto un'idea su dove parcheggià, se arriviamo presto". Ah, i parcheggi! Ma per un appuntamento così - trionfale, esuberante - non si fa caso a niente, Renato l'importante è che sta riparato lui, "poi noi ce possiamo beccà pure la pioggia, la grandine, la neve".

Gianna, Angelica, Laura e Laura, tutte da Cerveteri (Roma) 

È il segno di una devozione, di una fedeltà in molti casi pluridecennale, ma con un timbro speciale rispetto ad altrettanto duraturi amori musicali. Perché nel caso di Fiacchini in arte Zero non c'entrano solo le canzoni - un repertorio obiettivamente maestoso - ma un affetto, una complicità, una confidenza di massa con l'uomo Renato. Un'aria di famiglia: famiglia allargata, allargatissima, senza schemi, inclusiva, certo, ma - si direbbe a Roma - "da mo'". Non a caso lo chiamano tutti per nome, Renato, Renato. Che uno, metti, gli racconta: un'amica mia "se ne more per te"; lui sorride, ti prende il telefono: "Fammece parlà". "Renato lo seguo da sempre, mio padre veniva a riprendermi alle cinque del mattino, aspettavo che uscisse dal Piper, abbracciato, che ne so, a Patty Pravo, a Mia Martini, a Loredana".

Pinuccia, da MIlano, e Sonia da Roma 

Loredana per nome, come Renato. I dischi della prima ora erano incandescenti, "li nascondevo a mamma e a papà, poi devo dire che sono stati comprensivi: mi hanno detto che potevo ascoltarlo, basta che non andavo ai concerti". Monika annuisce sul punto: è arrivata da Lugano, con l'intenzione di vedersi il primo concerto, tornare a casa e di riapprodare a Roma per quello del compleanno. Mi mostra l'avambraccio, si è fatta tatuare "Più su... in vetta al sogno mio". Annuiscono tutti, nel capannello che si è formato (turisti compresi, che muoiono dalla curiosità di sapere chi canta: e Patrizia non si capacita che la ragazza argentina non conosca Renato, non lo accetta). Annuiscono riconoscendo a Renato di avere contribuito - con quei costumi, quelle canzoni - ad aprire la testa loro e forse quella di un Paese intero, che resta indietro sulla carta e alle urne, ma è più aperto e tollerante di quanto crede di essere. Il partito Zero è radicale, trasversale e insieme rassicurante, bonaccione e paillettato, spirituale e trasgressivo. Gentilmente trasgressivo.

Melania e la mamma Monica, da Venezia 

Ma che coraggio, Renato, che coraggio incredibile, e che fantasia! Prima del '68, prima di tutto. Solo, nella sua solitudine via via più affollata - questa marea che riempie per sei notti il Circo Massimo. E si scatena e sorride e piange senza imbarazzo. I migliori anni, le migliori lacrime della nostra vita: "Sono cresciuta, e grazie a lui ho tenuto duro", dice Antonella, torinese. Patrizia aggiunge: "Ci ha insegnato a non vergognarci di essere pecore nere". E poi mi dice che fa le pulizie, aveva messo da parte qualche risparmio per una vacanza, ha saputo delle date dei concerti, non ci ha pensato un attimo. Renato viene prima, prima di tutto. Ha comprato sei biglietti. Uno per sera.

Massimo da Trani