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Blackpink, le Spice Girls made in Corea. "Sei anni di training prima del boom, ora sogniamo una vita normale"

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Incontro con il gruppo femminile, nato a Seul, che macina successi e numeri da record
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NEW YORK – Chi di voi è un Blink? A giudicare dai record messi a segno dalle Blackpink, il fenomeno K-pop “nato per scalare le classifiche”, il mondo somiglia sempre più a un circolo vizioso di hip-hop, house, elettronica e swag. Senza esclusioni di suoni. Non c’è numero che le imperturbabili star Jennie, Jisoo, Lisa e Rosé non infilino sulla scaletta che porta al successo. In piena pandemia hanno usato la dissolvenza dei tour per lavorare al secondo album in studio, Born Pink, in vetta alla Billboard 200 a pochi giorni dall’esordio. Con miliardi di stream da Spotify a YouTube, siamo quasi di fronte a una follia cubista: la tempesta di ascolti fa dei singoli Pink Venom e Shut Down delle hit senza precedenti, accompagnate da prodezze acrobatiche e videoclip dai colori folgoranti.

“Dobbiamo tutto ai BLINK in giro per il mondo” ci dicono le Blackpink prima di prendere un volo per Los Angeles. “L’idea di po…

NEW YORK – Chi di voi è un Blink? A giudicare dai record messi a segno dalle Blackpink, il fenomeno K-pop “nato per scalare le classifiche”, il mondo somiglia sempre più a un circolo vizioso di hip-hop, house, elettronica e swag. Senza esclusioni di suoni. Non c’è numero che le imperturbabili star Jennie, Jisoo, Lisa e Rosé non infilino sulla scaletta che porta al successo. In piena pandemia hanno usato la dissolvenza dei tour per lavorare al secondo album in studio, Born Pink, in vetta alla Billboard 200 a pochi giorni dall’esordio. Con miliardi di stream da Spotify a YouTube, siamo quasi di fronte a una follia cubista: la tempesta di ascolti fa dei singoli Pink Venom e Shut Down delle hit senza precedenti, accompagnate da prodezze acrobatiche e videoclip dai colori folgoranti.

“Dobbiamo tutto ai BLINK in giro per il mondo” ci dicono le Blackpink prima di prendere un volo per Los Angeles. “L’idea di poter tornare a ballare insieme ai nostri BLINK (è così che chiamano i loro fan, dal combinarsi delle parole bl/ack e p/ink, ndr.) ci fa battere il cuore. Non vediamo l’ora di partire per il tour mondiale. Toccheremo quattro continenti e la prima data, il 15 ottobre, si terrà alla KSPO Dome, il Parco Olimpico di Seoul. Stiamo perfezionando passi e coreografie. Tenetevi forte!”.

Per la girl band della Corea del Sud, ufficialmente sul mercato dal 2016, tutto riparte da Paganini. Il brano trap/hip-hop Shut Down mescola ganci e frammenti tratti da La Campanella del violinista genovese. “Pregare per la mia rovina? Molti ci hanno provato, baby”, intimano tra auto lanciate come bighe sotto un tunnel rosa di specchi, e l’incalzante, sexy “Whip it whip it whip it whip it whip it”. Le Blackpink ascoltano ogni genere di musica e vanno pazze per i riff di chitarre: “Stiamo evolvendo, in scena siamo più dinamiche. Ci prendiamo cura della tecnica vocale. E il nostro atteggiamento verso la vita quotidiana è maturato molto. Più saliamo in alto, più ci sentiamo consapevoli dell’impatto della musica sui giovani”.

La parola "responsabilità" torna spesso durante la nostra intervista e allude al riconoscimento che le Blackpink stanno raccogliendo, dopo un periodo di ricerca durante il quale Rosé, Lisa e Jennie hanno esplorato strade da soliste. Per le strade di Seoul le si vede ovunque, dai piccoli schermi sugli ascensori ai poster appesi nella Northeast Asia Trade Tower. Il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol ha riconosciuto al gruppo il merito di aver “dato speranza e felicità a molte persone in tutto il mondo”. Negli Stati Uniti, le Blackpink hanno riempito stadi collaborando con Lady Gaga e Cardi B. “Il deserto della California ha segnato la nostra svolta in America. Siamo il primo gruppo femminile K-pop ad essersi esibito al festival Coachella. Ci sembra di sentire ancora i fan rappare con noi, addirittura in coreano!”.

"Blackpink in your area!", il tormentone che sentiamo in parecchie canzoni delle quattro popstar, è opera del produttore Teddy Park che ha raggiunto la fama in Corea, alla fine degli anni Novanta, come rapper nella boy band 1TYM. Le Blackpink sono coautrici di diversi brani di successo, tra cui Lovesick Girls: “Se ricevessimo dalla casa discografica solo canzoni preconfezionate, ci sentiremmo delle bambole meccaniche” mettono in chiaro. L’hip-hop in Corea è iniziato con ballerini che si esibivano al ritmo del New Jack Swing, spiega il blogger T.K. Park di Ask a Korean!, “Il fatto che la culla dell’hip-hop in Corea sia stata la discoteca ha profonde implicazioni nel K-pop mainstream. MTV era trasmessa attraverso il servizio dell’esercito americano in Corea del Sud. Nei locali notturni, vicino alla base militare americana di Seul, i soldati e i coreani ballavano di tutto, compreso Michael Jackson”.

Le Blackpink provengono da ambienti differenti: “È un punto di forza. La diversità gioca un ruolo importante nel processo creativo. Solo quando le nostre quattro voci si uniscono, può davvero nascere un disco a firma Blackpink”. Lisa, ballerina/rapper tostissima, viene dalla Thailandia. Va sempre a caccia di vintage e ha un debole per i cereali Reese’s Puffs, l’edizione speciale lanciata da Travis Scott in collaborazione con la società produttrice General Mills. Rosé, invece, è nata in Nuova Zelanda e cresciuta in Australia. È la "voce d’oro" della band. “Faccio fatica ad addormentarmi. Comporre musica di notte è un modo per rilassare la mente. Da piccola mi godevo le mie due vite: andavo in chiesa la domenica, suonando il pianoforte, e avevo molti amici coreani. Ero una specie di Hannah Montana” commenta nel documentario Light Up the Sky. Jennie, rapper, è cresciuta a Seoul e in Nuova Zelanda. Ammette candidamente: “Sono super timida, stento persino a ordinare il cibo al telefono. La vita da star a volte mi sta stretta. Pretendere di essere un modello in tutto non è sempre facile”. E infine Jisoo, in prima fila per la battaglia contro il bullismo: “Sono cresciuta a Sanbon-dong, un quartiere di Gunpo. Mi davano continuamente della brutta, pensavo di diventare pittrice per dimostrare un giorno di valere qualcosa. Non avrei mai immaginato un riscatto del genere”.

A formare il quartetto è stata la YG Entertainment, una delle più grandi agenzie di spettacolo della Corea del Sud, che produce idoli del K-pop, attori e modelli. È stata fondata nel ’96 e ha portato alle stelle band come Big Bang e 2NE1. Per le Blackpink, sei anni di training non-stop, prima del clamoroso boom. “Lo scopo di YG era formare un gruppo internazionale. Vivevamo tutte insieme, come in collegio. Per un giorno di riposo seguivano notti di fatica e poi ci si allenava di nuovo, quattordici ore al giorno”. Le Blackpink si sono formate in un appartamento con tre camere da letto. Giocavano a "sasso, carta, forbice" per decidere chi avrebbe usato per prima il bagno al mattino. Il futuro? Nessuna garanzia di successo. Nella scuola e nei dormitori non si beve, non si fuma, non ci si tatua. E non si torna a casa dai genitori. Il sacrificio, dicono, si è preso un pezzo della loro adolescenza: “Quando i riflettori si spegneranno, e magari ci sposeremo, non avremo certo gli stessi ricordi dei ragazzi comuni. Più di chiunque altro, oggi, sogniamo solo di essere persone normali”.