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Genesis, i 50 anni di 'Foxtrot': un disco da ascoltare e decifrare

La band diede alle stampe uno dei capisaldi del rock progressive. Sei tracce con riferimenti letterari, biblici, mitologici e politici. E Peter Gabriel iniziò la stagione dei travestimenti 
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Riferimenti mitologici, letterari o biblici. Dall'apocalisse di Giovanni, alla leggenda del vecchio re inglese King Canut, la fantascienza di Arthur C. Clark e le speculazioni edilizie. Il tutto incorniciato da commistioni fra rock e spunti "sinfonici". Erano questo (e molto altro) i Genesis di Foxtrot. Nella loro formazione migliore, Peter Gabriel (voce, flauto, oboe), Phil Collins (batteria), Steve Hackett (chitarra), Mike Rutherford (basso) e Tony Banks (tastiere), il 6 ottobre di 50 anni fa realizzarono un disco destinato a restare nella storia, come il precedente Nursery Crime. E, anche in questo caso, già a partire dalla copertina, si proponeva come un lavoro non solo da ascoltare, ma anche da decifrare.

Simbolismo e musica

Fu un successo che mise d'accordo i puristi del genere (che all'epoca ancora non si chiamava progressive o prog), gli appassionati di esoterismo e simboli (Led Zeppelin IV con il mitico disegno in cui molti - o tutti - hanno let…

Riferimenti mitologici, letterari o biblici. Dall'apocalisse di Giovanni, alla leggenda del vecchio re inglese King Canut, la fantascienza di Arthur C. Clark e le speculazioni edilizie. Il tutto incorniciato da commistioni fra rock e spunti "sinfonici". Erano questo (e molto altro) i Genesis di Foxtrot. Nella loro formazione migliore, Peter Gabriel (voce, flauto, oboe), Phil Collins (batteria), Steve Hackett (chitarra), Mike Rutherford (basso) e Tony Banks (tastiere), il 6 ottobre di 50 anni fa realizzarono un disco destinato a restare nella storia, come il precedente Nursery Crime. E, anche in questo caso, già a partire dalla copertina, si proponeva come un lavoro non solo da ascoltare, ma anche da decifrare.

Simbolismo e musica

Fu un successo che mise d'accordo i puristi del genere (che all'epoca ancora non si chiamava progressive o prog), gli appassionati di esoterismo e simboli (Led Zeppelin IV con il mitico disegno in cui molti - o tutti - hanno leto la parola ZOSO è dell'anno precedente) e quanti volevano, piu semplicemente e legittimamente, buona musica da ascoltare. Ma le domande furono subito molte.

Perché una donna vestita di rosso con una testa di volpe su una lastra di ghiaccio in mezzo all'acqua? E chi sono i quattro cavalieri? E tutte le altre figure che si vedono sullo sfondo? Per non parlare dei brani, con la lunghissima e monumentale Supper’s Ready, che con i suoi 23 minuti occupa quasi tutto il lato B del disco. Un'opera nell'opera. La suite è divisa in sette movimenti che sono una miniera di idee e ispirazioni e diventerà una sorta di manifesto del canone rock progressive.

I Genesis nel 1972. Da sinistra Mike Rutherford, Steve Hackett, Peter Gabriel con il suo famoso travestimento da fiore, Phil Collins e Tony Banks 

Una copertina da decifrare

Per decodificare la copertina, un aiuto fondamentale lo offre Paul Whitehead, che aveva già lavorato sui due precedenti dischi dei Genesis, Trespass e Nursery Crime: "Ero l’addetto artistico della Charisma - è il suo racconto - Quattro dei cinque membri dei Genesis avevano frequentato la scuole pubblica, per cui sulle copertine decisero di giocare un po’ con le istituzioni inglesi. Per Nursery Crime fu il croquet, ossia il gioco molto snob degli aristocratici. Dopo mi chiesero: 'Cosa facciamo per il prossimo disco?'. Ed io suggerii la caccia alla volpe. Mi dissero: 'Hai un modo originale di raffigurare la caccia alla volpe, un’idea che potrebbe applicarsi al disco?'".

La caccia alla volpe

"All’epoca conoscevo qualcuno nei gruppi rock inglesi che erano stati in tour negli Usa - spiega ancora l'illustratore inglese - Ero ad esempio molto amico con Keith Relf degli Yardbirds, che tornò in Inghilterra portandosi dietro la frase 'She’s such a fox'. Era un modo di dire nuovo per l’Inghilterra. 'Perché non facciamo che la volpe si traveste da donna, per sfuggire ai cacciatori?'. Whitehead sottolinea che "molte persone  colsero il legame tra la copertina e il contenuto del disco, dove non si faceva menzione della caccia alla volpe. Fu volutamente enigmatico". E, ovviamente, Peter Gabriel si mise il vestito rosso in scena, con la maschera, per aggiungere un tocco personale.

La prima volta in costume

Lo show al National Stadium di Dublino, del 28 settembre 1972 è destinato a restare nella storia dei Genesis: nel finale di The musical box, Peter Gabriel si presenta sul palco indossando una testa di volpe e un vestito rosso da donna di sua moglie Jill, all'insaputa dei compagni. L'inizio di un'epoca di teatralità e costumi, che ha dato alla band una visibilità e un popolarità fino ad allora sconosciute.

I Genesis nel 1974. Da sinistraPeter Gabriel, Phil Collins, Tony Banks, Mike Rutherford e Steve Hackett 
"Prima di questo non c’erano stati indizi del fatto che Peter volesse cominciare a travestirsi - ha raccontato Phil Collins nella sua autobiografia No, non sono ancora morto - Come, più avanti, non ci avvertirà della maschera da fiore che indosserà per la parte di Willow Farm in Supper’s ready, e nemmeno per la scatola triangolare che si mette in testa per la parte successiva, Apocalypse in 9/8. Le vediamo anche noi nello stesso momento in cui le vede il pubblico".

"Lui non vuole saperne di decidere in gruppo, in questi casi. (...) Queste sono le cose molto fuori dagli schemi che fa ora Peter Gabriel sul palco con i Genesis - racconta ancora il batterista - Dopo Dublino, la signora Volpe ricompare in ogni concerto, sempre nello stesso punto. Ci abituiamo presto, ed è meglio per noi: una foto di Peter con il nuovo costume finisce dritta sulla copertina di Melody Maker, e fa aggiungere uno zero alla tariffa di ingaggio dei Genesis. Passiamo da trentacinque sterline a trecentocinquanta sterline a serata".

Le sei tracce del disco

C'è un bel po' di Italia nel pezzo d’apertura: Watcher of the skies con il suo suggestivo titolo e le atmosfere fantascientifiche ispirate dai racconti di Arthur C. Clarke. Il brano fu scritto da Tony Banks e Mike Rutherford sulla terrazza di un albergo di Napoli, dove il gruppo si trovava per il fortunato tour italiano di Nursery Cryme. La città, dalla loro visuale, sembrava quasi disabitata e idearono il testo che parla del pianeta dopo l’estinzione degli esseri umani, visto da curiosi visitatori alieni.

I Genesis. Da sinistra: Tony Banks, Peter Gabriel, Mike Rutherford, Steve Hackett e Phil Collins 
L’introduzione di un minuto e 30 secondi, maestosa e suggestiva, è affidata al mellotron di Tony Banks, uno strumento che la band aveva ricomprato dai King Crimson, per poi cedere il passo a una ritmica ossessiva e accattivante tra parti sinfoniche e svisate rock. Il brano divenne il pezzo di apertura fisso dei concerti dei Genesis sino al 1975: il gruppo lo eseguiva in penombra, illuminato solo da lampade a luce nera mettevano in risalto l'eye-glow attorno agli occhi di Gabriel, che compariva in scena con indosso un lungo mantello e un copricapo a forma di ali di pipistrello.

Si prosegue con Time table, pezzo più classico e con un testo che riflette sulla decadenza inevitabilmente dettata dal passare del tempo. Poi Get ‘em out by friday, un’altra canzone che strizza l’occhio alla fantascienza per raccontare il dramma contemporaneo degli sfrattati in un futuro distopico nel quale la stessa società immobiliare, che ha sgomberato forzatamente le persone dalle loro case, si è nel frattempo data anche al "controllo genetico" e sfrutta l'abbassamento della statura media degli esseri umani per risparmiare spazio e collocare le persone in abitazioni ancora più piccole. Un brano rock trascinante, con Gabriel che recita le varie parti – una mini operetta – con molti cambi di registro vocale a seconda del ruolo. Un gioiello di otto minuti e 35.

I Genesis. Da sinistra: Peter Gabriel, Tony Banks, Phil Collins, Steve Hackett e Mike Rutherford 
Infine, la prima facciate si chiude con Can utility and the coast-liners, un brano emozionante, con il testo scritto da Steve Hackett che si ispira alla leggenda del vecchio re inglese King Canut, il quale, stufo di essere adorato e adulato come una divinità dai suoi sudditi, volle dimostrare loro la sua natura puramente umana facendo porre il suo trono di fronte al mare ed ordinando alle acque di arrestarsi di fronte ad esso, ovviamente senza successo. Il trono che affonda nel mare è metafora ancora una volta della vanità delle cose umane.

B side

La seconda facciata si apre con lo strumentale Horizons, completamente acustico ed eseguito dal solo Steve Hackett. È una rivisitazione della Suite per violoncello solo BWV 1007 di Bach. Ma, sicuramente, il momento clou di tutto il lavoro è la lunghissima Supper’s ready. La suite è divisa in sette movimenti. I temi sono ancora mistici e religiosi, forse suggeriti a Peter Gabriel da una bizzarra esperienza paranormale che accadde a Peter Gabriel, sua moglie Jill e il produttore della Charisma, John Anthony, un po’ di tempo prima.

I Genesis nel 1972. Da sinistra: Phil Collins, Mike Rutherford, Tony Banks, Peter Gabriel e Steve Hackett 

Una esperienza medianica

I tre erano ad una cena a casa dei genitori di Jill, a Kensington. Era molto tardi e tutti dormivano. Jill e Anthony stavano parlando di forza, potere e volontà, quando a un tratto l’atmosfera nella stanza cambiò drasticamente: Jill cadde in uno stato di trance, come ipnotizzata da qualcosa. Nello stesso istante, le finestre della stanza si spalancarono anche se non c’era vento.

Il produttore parla anche del gelo che entrò nella stanza in quei secondi, di un turbine di fumo visibile e consistente e di una ruota che proietta gli spiriti nell’atmosfera. Un'esperienza collettiva estremamente inquietante e lucida. E nessuno aveva fatto uso di droghe o alcol.

Un concerto dei Genesis negli Usa 
Gabriel e Jill diranno di essersi guardati in faccia in quel momento, e di aver visto altre persone al posto dei loro volti. Come i due innamorati di Supper’s Ready che si perdono l’uno negli occhi dell’altra, per essere poi essere catapultati in un'altra realtà e affrontare avventure e incontri che li porteranno al cospetto dell’apocalisse.

La lotta tra bene e male

Dalla finestra spalancata, Peter vide strane figure con tuniche bianche nel prato, che non era il solito prato della casa dei genitori di Jill. Sua moglie parlò con una voce diversa, sconosciuta. Il cantante racconta che “era quasi come qualcosa che la stesse possedendo e usando come punto di incontro tra forze oscure”. La lotta tra Bene e Male. Il pensiero che è alla base dell’ultimo brano di Foxtrot, con le due figure ambigue: "l'Uomo dell'asilo eterno garantito" e Narciso che si muta in fiore.

Il ritorno a casa nella "Nuova Gerusalemme"

E i due amanti della canzone passano per la "Fattoria del salice" (Willow farm), una parata grottesca e distorta di elementi del subconscio inglese – da un Churchill en travesti a "mamma che fa il bucato" mentre "papà sta in ufficio" – per poi finire seminati sottoterra e attendere il Giudizio finale, con l'ultima definitiva battaglia dell'Apocalisse. La vittoria delle forze del Bene avviene sulle note e sulle parole di una semplice canzone d'amore – la stessa già ascoltata in apertura – e i due possono finalmente tornare a casa, seguendo in trionfo il "Re dei Re" nella "Nuova Gerusalemme".

Una favola psichedelica

Sette sezioni, attraverso le quali Peter Gabriel racconta una favola psichedelica che gli permetterà di sfoggiare sul palco svariati travestimenti per visualizzare le fasi della narrazione, fino all’urlo finale di Gabriel in New Jerusalem. "C’è un angelo in piedi nel sole / E sta gridando con voce forte / 'Questa è la cena del potente' / Signore dei Signori, Re dei Re / È tornato per condurre i bambini a casa / Per portarli nella nuova Gerusalemme". E, inevitabilmente, una lacrimuccia scende.