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Luigi Strangis, dalla vittoria a 'Amici' all'esordio con 'Voglio la gonna': "Voglio una libertà che non fa distinzioni"

Il giovane artista pubblica il suo primo album: "Sono cresciuto con Prince, Dalla e Daniele"
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Dice di ispirarsi al rock, che da piccolo ascoltava Clapton e Dire Straits, che la chitarra è il suo grande amore, ma è un giovanissimo divo pop, in cerca della sua dimensione e della sua strada. Questo è Luigi Strangis, vincitore dell'ultima edizione di Amici, che arriva in scena con il suo primo album, intitolato programmaticamente Voglio la gonna. "Ognuno di noi deve essere libero di poter esprimere al meglio sé stesso, la sua indole e i suoi sogni e poterli perseguire senza l'ingabbiamento degli stereotipi", dice, "una libertà che non fa distinzioni. Ci sentiamo liberi di esprimerci senza imposizioni su come vestire e più in generale su come essere".

E in questo la musica che ruolo gioca?

"Per me tutto, ovviamente. È una porta aperta verso un mondo che è sempre nuovo, sempre diverso e sempre libero, sia per chi suona e canta, sia per chi la ascolta".

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Dice di ispirarsi al rock, che da piccolo ascoltava Clapton e Dire Straits, che la chitarra è il suo grande amore, ma è un giovanissimo divo pop, in cerca della sua dimensione e della sua strada. Questo è Luigi Strangis, vincitore dell'ultima edizione di Amici, che arriva in scena con il suo primo album, intitolato programmaticamente Voglio la gonna. "Ognuno di noi deve essere libero di poter esprimere al meglio sé stesso, la sua indole e i suoi sogni e poterli perseguire senza l'ingabbiamento degli stereotipi", dice, "una libertà che non fa distinzioni. Ci sentiamo liberi di esprimerci senza imposizioni su come vestire e più in generale su come essere".

E in questo la musica che ruolo gioca?

"Per me tutto, ovviamente. È una porta aperta verso un mondo che è sempre nuovo, sempre diverso e sempre libero, sia per chi suona e canta, sia per chi la ascolta".

Quando è nato il suo rapporto con la musica?

"Da piccolo, con quello che ascoltavano i miei genitori. Mi sono avvicinato alla chitarra ascoltando Eric Clapton e i Dire Straits, è stato l'inizio di un grande amore. Ma non solo la chitarra, mi sono pian piano avvicinato al pianoforte e poi ho messo su una band punk. Mi sono iscritto al liceo musicale, ho studiato le percussioni e poi mi diplomato in contrabbasso e ho suonato in orchestra. Ho sempre avuto curiosità, mi piace scoprire nuovi strumenti musicali, so anche come è fatto un sax insomma. Conosco bene in generale quasi tutti gli strumenti, per mia curiosità".

E oggi con le nuove tecnologie?

"Anche con un computer o un microfono riesco a fare tutto, ma vedo più naturale scrivere con uno strumento. Per questo mi sento diverso ma non migliore di quelli che fanno tutto con il computer. A me piace capire quello che sto facendo, mi fa stare bene sia lavorare al computer che con una drum machine o uno strumento".

Quindi più composizione o improvvisazione?

"In realtà anche quando scrivo cerco di improvvisare molto, tutto nasce dall'improvvisazione, da idee musicali sulle quali magari dopo ritorni. È una sorta di grande via vai nel quale alle volte le cose risplendono".

Preferisce, dunque, lavorare da solo?

"In generale ho sempre lavorato da solo, le canzoni me le producevo io. Per un periodo ho fatto anche l'arrangiatore in studio, producevo per altri, mentre per le cose mie non avevo qualcuno con cui lavorare. Adesso ho scoperto che anche insieme si lavora bene e sono contento, in parte è stato come recuperare lo spirito di quando avevo una band e facevamo punk, in maniera più immediata e improvvisata di oggi".

Perché ha scelto di partecipare a 'Amici'?

"I miei mi dicevano di provare, tentare, di cercare di fare qualcosa con la musica. Già lo facevo ma a Lamezia non era facile andare avanti. I miei hanno detto "prova" e ci ho provato. Dubbi non ne ho mai avuti, lì dentro facevamo davvero tanto con la musica e anche andare in tv è stato piacevole. Ho imparato un sacco di cose, nonostante suonassi già, ho avuto modo di concentrarmi soprattutto sulla voce, che non avevo mai studiato prima. È stato curioso riscoprirmi come studente di un'altra cosa".

Quali sono state le sue influenze principali?

"Soprattutto chitarristi, John Mayer, un vero compagno di vita, e poi Steve Ray Vaughan, ma anche Rory Gallagher che ho scoperto ascoltando altre cose. Prince, Bowie e anche, inevitabilmente, Lucio Dalla, Pino Daniele, cantautori che ascoltavo anche da piccolo a casa".

Scrive principalmente per lei o per il pubblico?

"Sicuramente una canzone deve piacermi, altrimenti non riesco a mandarla avanti, non cerco l'effetto paraculo per arrivare ad altri. Quello che mi serve quando scrivo è emozionarmi, se sento il brividino vuol dire che va bene. Lo so, dirlo sembra scontato e banale, ma fa la differenza, sono davvero quello che di notte gli viene in mente qualcosa, si alza e scrive. Certo, oggi quando suono o registro so che sto dando qualcosa a qualcuno. Ma quell'uno che ti ascolta, è già una bella cosa, non mi faccio intimorire dall'idea che una canzone possa piacere o no, ma ci penso al fatto che ci sia qualcuno che la ascolterà".

Cosa le piacerebbe che accadesse con questo lavoro?

"Vorrei semplicemente fare musica, ma non mi sono mai chiesto cosa vorrei esattamente per il futuro. Mi piacerebbe essere libero di poter scegliere la musica che voglio fare, mostrando quello che sono".