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Beatles, 'Revolver' e la meraviglia di un nuovo mondo sonoro

Era il 1966 quando uscì l'album visionario che segnò la storia della musica, un'opera d'arte in grado di mostrare cose mai viste prima
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C'è un mondo prima di Revolver e un mondo dopo "Revolver. C'è il mondo che conoscevamo e potevamo abitare, e il mondo che desideravamo e nel quale avremmo voluto vivere. E c'è una musica che prima era intrattenimento, raffinato, alto, magari colto, certamente in grado di brillare in termini creativi ed espressivi, e poi diventa, è, deliberatamente arte. È ovvio che questo non vale per tutti, esistono persone, e sono, immaginiamo, la stragrande maggioranza nel mondo, che Revolver non l'hanno mai ascoltato e magari dei Beatles conoscono solo qualche canzone.

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C'è un mondo prima di Revolver e un mondo dopo "Revolver. C'è il mondo che conoscevamo e potevamo abitare, e il mondo che desideravamo e nel quale avremmo voluto vivere. E c'è una musica che prima era intrattenimento, raffinato, alto, magari colto, certamente in grado di brillare in termini creativi ed espressivi, e poi diventa, è, deliberatamente arte. È ovvio che questo non vale per tutti, esistono persone, e sono, immaginiamo, la stragrande maggioranza nel mondo, che Revolver non l'hanno mai ascoltato e magari dei Beatles conoscono solo qualche canzone.

Che vita buia che hanno avuto e che hanno, da quali misere prospettive hanno guardato e vissuto la loro esistenza. È come non aver mai letto (o visto un film o una rappresentazione teatrale) di Shakespeare, è come non conoscere la Gioconda neanche in foto, è come non sapere come inizia Also Sprach Zarathustra di Strauss o non aver mai visto una partita della Nazionale, o un film con Totò. Tutte cose senza le quali si vive peggio, molto peggio. Ma non perché la musica di Revolver metta allegria, sia 'gradevole' o 'bella', ma perché ascoltarla potrebbe cambiare il modo di vedere le cose di chi ascolta.

Non sappiamo, è impossibile dirlo, se qualcuno possa ancora oggi essere 'scosso' dall'ascolto di Revolver, tanta acqua è passata sotto ai ponti, tanta creatività, tante idee, tante rivoluzioni, sonore, culturali, talmente tante che oggi in linea di massima nulla ci meraviglia più. Eppure, invece, quando nel 1966, la bellezza di cinquantacinque anni fa, Revolver arrivò nei negozi e quindi sui piatti dei giradischi, la sensazione che colpì quelli che lo ascoltarono fu esattamente quella della meraviglia.

Meraviglia per il mondo sonoro che si spalancava davanti a tutti, un universo non più 'eurocentrico', dove la musica indiana e il rock potevano essere insieme senza frizione, in Love you too e Within you without you, dove il Libro tibetano dei morti poteva essere lo spunto sul quale costruire un brano che ancora oggi suona innovativo e inaudito, Tomorrow never knows, o dove una lapide in un piccolo cimitero di Liverpool poteva richiamare il dramma di una povera vecchietta sola e di tutte le persone solitarie del mondo, in Eleanor Rigby, accanto a canzoni su un amore finito, For no one, o di critica sociale, Taxman, fino a brani modernissimi come Got to get you into my life o sognanti come I'm only sleeping.

Arte, niente di meno e niente di più, arte in grado di smuovere l'animo umano, arte in grado di farci vedere cose che non avevamo visto prima, arte pop da cantare, da portare vicino al cuore o in grado di accendere un fuoco nel cervello, da fischiare mentre si fa la doccia, perché ogni uso è lecito quando si tratta di musica che si mescola e si confonde con la vita.

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Revolver nel 1966 è un disco visionario, perché quello che c'era nelle registrazioni effettuate ad Abbey Road era talmente originale da non poter essere replicato dal vivo, in un'epoca in cui campionatori e computer erano di là da venire, tutto era stato creato e sviluppato nello studio di registrazione e il disco era l'originale, l'opera d'arte in sé, vinile e copertina compresi. Prima di Revolver la musica dei Beatles era quella che ci accompagnava nella vita, dopo Revolver la loro musica ci indicò la strada. E chi ama l'arte, la vita, il sogno e la speranza, quella strada la segue ancora.