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'Transformer', l'album che 50 anni fa salvò la carriera (e la vita) a Lou Reed

Il disco contiene i quattro brani più famosi della carriera solista e capisaldi della storia del rock. Il lavoro rappresentò una svolta, anche grazie all'aiuto del suo più grande fan: David Bowie 
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"Lou Reed è il tipo che ha dato dignità, poesia e rock'n'roll all'eroina, allo speed, all'omosessualità, al sadomasochismo, all'omicidio, alla misoginia, all'inettitudine e al suicidio". In poche parole il critico musicale Lester Bangs ha definito la grandezza di un personaggio come Lewis Allan Reed, detto Lou. E se si parla di Lou Reed, il primo disco che viene a mente è sempre e solo uno: Transformer.

Facile, quasi scontato: l'album contiene i quattro brani più famosi della sua carriera solista e capisaldi di storia del rock come Vicious, Walk on the wild side, Perfect day, Satellite of love e ha come produttori due big del calibro di David Bowie e Mick Ronson. Ma quando l'8 novembre del 1972 Transformer arriva nei negozi, la carriera di Lou Reed (e la vita) sono a pezzi: è stato protagonista di una rivoluzione musicale destinata a lasciare il segno, ma in quel momento passata quasi inosservata…

"Lou Reed è il tipo che ha dato dignità, poesia e rock'n'roll all'eroina, allo speed, all'omosessualità, al sadomasochismo, all'omicidio, alla misoginia, all'inettitudine e al suicidio". In poche parole il critico musicale Lester Bangs ha definito la grandezza di un personaggio come Lewis Allan Reed, detto Lou. E se si parla di Lou Reed, il primo disco che viene a mente è sempre e solo uno: Transformer.

Facile, quasi scontato: l'album contiene i quattro brani più famosi della sua carriera solista e capisaldi di storia del rock come Vicious, Walk on the wild side, Perfect day, Satellite of love e ha come produttori due big del calibro di David Bowie e Mick Ronson. Ma quando l'8 novembre del 1972 Transformer arriva nei negozi, la carriera di Lou Reed (e la vita) sono a pezzi: è stato protagonista di una rivoluzione musicale destinata a lasciare il segno, ma in quel momento passata quasi inosservata, quella newyorkese dei Velvet Underground.

Brian Eno, in una famosa dichiarazione, sosteneva che pochi avevano comprato i dischi della band, ma che quei pochi avessero tutti formato una band. La frase è abusata, ma abbastanza vera e destinata ai posteri. Intanto, però, il debutto solista, intitolato semplicemente Lou Reed, non convince e Lou comincia a fare i conti con droghe e depressione. E anche il momento storico non aiuta.

Lou Reed 

Addio '68

Gli ideali del '68, le Summer of love "pace, amore e libertà" degli hippie sono alle spalle. L'attualità parla di Vietnam e di una società sempre più competitiva, violenta e con tensioni sociali crescenti. Il rock parla sempre meno di politica e le nuove leve preferiscono, per lo più, il divertimento all'impegno. E allora ecco il glam: sesso, eccessi, ambiguità anche (o specialmente?) sessuale. Gli arrangiamenti e la tecnica musicale diventano più semplici, le melodie più commerciali. Come dirà più tardi Lou Reed: "Se ci sono più di tre accordi è jazz".

Il glam

Ma in questo panorama non mancano i grandi. E tra Marc Bolan e i suoi T. Rex, Roxy Music, Gary Glitter, Sweet e Slade, spicca un alieno che sembra arrivato sulla terra con una missione specifica: salvare Lou Reed dall'autodistruzione. Lui è David Bowie e Lou Reed è il suo idolo.

Flashback

Gennaio 1971. David Bowie ha 24 anni ed è per la prima volta negli Usa. Ha in promozione il suo terzo album, The man who sold the world. Appena arrivato a New York, gli viene segnalato un concerto della sua band di culto, i Velvet Underground all'Electric Circus e lui si precipita. In sala ci sono al massimo cento persone, Bowie è in prima fila e cerca di farsi notare dal suo idolo, il frontman del gruppo Lou Reed, cantando tutte le canzoni della band che lui conosce a memoria.

A fine concerto riesce ad avvicinarlo. Gli parla per un quarto d'ora, gli dice quanto ha apprezzato The Velvet Underground & Nico e di essere il loro più grande fan inglese. Reed è divertito e affabile. Ma alcuni giorni dopo, parlando con un amico, Bowie farà una scoperta imbarazzante: Lou Reed, quello vero, ha lasciato i Velvet da mesi e quello con cui ha parlato lui è Doug Yule, il nuovo leader del gruppo, che lo ha preso in giro per tutto il tempo. "Così ho scritto Queen bitch come una sorta di omaggio a Lou Reed", dirà poi Bowie parlando del brano diventato la decima traccia dell'album Hunky Dory del 1971. "Lei è così effemminata in raso e pizzo / Con la sua redingote e il cappello bipperty-bopperty / Oh Dio, io potrei fare meglio di così".

Una nuova possibilità

Dopo il flop del primo disco, la Rca dà un'altra possibilità a Reed, ma a una condizione: a produrre il disco deve essere David Bowie, considerato il nuovo re Mida del pop. "Lou accettò la mia collaborazione come produttore, era così generoso, ne ero sconvolto. Avevo tante idee ma ero intimidito dal lavoro che aveva fatto. Anche se fra noi c'erano pochi anni di differenza, Lou aveva un tale bagaglio di esperienza". E Lou cambia pelle e tutto il resto.

Undici irripetibili brani

L'ex Velvet è a sua volta entusiasta di trovare tanta ammirazione e un ambiente nuovo, quello di Londra e del glam, che lo accoglie a braccia aperte, anche grazie a Bowie che lo presenta alla stampa come "il più grande scrittore di rock'n'roll al mondo". E lui, in cambio, gli stampa un appassionato bacio, proprio quando la fotocamera di Mick Rock è nei paraggi. Ed è con queste premesse (e promesse) che nasce Transformer.

I personaggi della Factory di Andy Warhol

Nel disco c'è il catalogo dei personaggi della Factory di Andy Warhol e la tracklist è un elenco di colpi di genio: Vicious, Perfect day, Goodnight ladies e soprattutto Walk on the wild side, con tanto di archi. Satellite of love, poi, ha dato vita a molte cover: la più famosa è quella di Morrissey, poi, tra le altre, quella degli Eurythmics e degli U2. Undici irripetibili brani scritti in stato di grazia. Pezzi che danno voce a travestiti, gay, tossici e tutta un'umanità ai margini, che all'epoca voce non ne aveva (la rivolta di Stonewall, momento cardine del Gay pride, era avvenuta appena tre anni prima). E Bowie rende omaggio al maestro: "Lou ha portato il rock nell'avanguardia. Ha creato l'ambiente nel quale inserire la nostra visione più teatrale. Ci ha dato la strada e i paesaggi e noi li abbiamo popolati. Lou Reed ha creato lo Zeitgeist verbale e musicale".

La trasformazione

Il progetto di Transformer, prima ancora che su vinile, prende forma - appunto - nella trasformazione del look di Lou. Trucco giapponese improntato al pallore, occhi bistrati e unghie laccate di nero, vestito nero. È così che, in una foto leggendaria, Lou Reed appare nella copertina di Transformer. Un'immagine che lo sbaglio del fotografo in fase di stampa, il soggetto è fuori fuoco, accentua ancora di più creando l'effetto "fantasma del rock".

Grandi musicisti

Musicalmente la squadra è solidissima. David Bowie è il motivatore. Mick Ronson, il genio dietro a tante invenzioni di Bowie, è il pilastro musicale. Ci sono Bowie ai cori e Ronson con la sua chitarra ispirata, ma anche al piano e al flauto; ci sono però anche Herbie Flowers, al basso - sua la mitica linea di Walk on the wild side - contrabasso e tuba; c'è Klaus Voormann, nome noto agli appassionati dei Beatles, bassista per John Lennon e la sua Plastic Ono Band; e c'è il sassofono di Ronnie Ross.

La tracklist

Vizioso, mi colpisci con un fiore
Lo fai a ogni ora
oh, baby sei così vizioso


Transformer si apre con Vicious, brano di puro e semplice rock'n'roll destinato alla leggenda. Tre semplici accordi, reiterati per quasi tutto il brano, un arrangiamento scarno che verrà copiato per decenni e una voce ambiguamente in primo piano. Il testo gira intorno a una personalità viziosa e pare fosse stato suggerito a Reed proprio dal mentore Warhol. Mick Ronson spara tra un accordo e l'altro una celebre mitragliata di chitarra elettrica e si ritaglia un breve e frenetico assolo. Due minuti e 55 di pura perfezione rock'n'roll.

Se potessi essere qualcosa al mondo che volasse
sarei un pipistrello e mi avventerei su te


Andy's Chest, scritta ai tempi dei Velvet Underground, è ancora dedicata a Warhol. La voce di Reed è, come per tutto il disco, in primissimo piano, con un effetto straniante. Profonda ma ambigua, decisa ma sempre sul punto di rompersi. Il brano ha un andamento che ricorda Walk on the wild side, coi coretti stile Beach Boys di Bowie e un tocco di country. Un mix scombinato che dà vita a un vero gioiello.

Proprio una giornata perfetta
Mi hai fatto dimenticare me stesso
Ho pensato di essere qualcun altro
Una brava persona

In un crescendo iniziale che ha pochi rivali, arriva Perfect day, forse la più bella canzone scritta da Lou Reed e una delle migliori ballate della storia. Un lento sostenuto dal pianoforte di Mick Ronson, un irresistibile crescendo che sfocia negli archi, sempre arrangiati da Ronson. La prestazione vocale di Reed è da brividi.

Il brano è scritto da lui e racconta di una giornata passata a Central Park insieme alla sua fidanzata (e futura prima moglie) Bettye Kronstad, il brano è stato spesso interpretato come la descrizione di una storia d'amore. Alcune fonti hanno suggerito un riferimento al suo primo amore ai tempi dell'università, Shelley Albin, che proprio in quel periodo incontrò nuovamente e per l'ultima volta. Le parole finali della canzone, "You're going to reap just what you sow" ("Raccoglierai ciò che hai seminato") sarebbero quindi l'amara riflessione sugli errori commessi e sull'impossibilità di quell'amore giovanile.

Altri ancora hanno visto in queste parole una romanticizzata metafora della tossicodipendenza di Lou Reed, un'ode all'uso dell'eroina come annientamento di se stessi e della paura di vivere. Anche se questa interpretazione potrebbe essere frutto dell'uso della canzone in una delle scene del film di Danny Boyle Trainspotting. Poco importa: quella narrata è la giornata perfetta, quella che ascoltiamo è la canzone perfetta.

Harry era un ragazzotto ricco
che sarebbe diventato un prete
ha riesumato il suo caro padre
che era morto da poco


Con Hangin' round si torna al più puro rock'n'roll, un andamento accattivante in cui si sente pesantemente la mano di Ronson e l'eredità di certe cose del Bowie glam. Il testo propone una surreale galleria di personaggi. Pare che l'ispirazione sia da attribuire a persone conosciute nel suo periodo londinese, giovani viziati che spesso trasgrediscono le regole della società solo superficialmente. Il verso "You're still doing things that I gave up years ago" sembrerebbe quasi alludere al movimento glam, che riprende stilemi dei Velvet Underground di qualche anno prima.

Holly è venuta da Miami, Florida
ha attraversato gli Stati Uniti in autostop
si è fatta le sopracciglia lungo la strada
si è depilata le gambe ed è diventata una lei


Il primo lato si chiude con la più celebre canzone di Lou Reed, Walk on the wild side, commissionato da Andy Warhol per un musical che non andò mai in scena. Su un tappeto jazzato, placido e dominato dal famoso riff di contrabasso, doppiato dal basso di Herbie Flowers, si dipana un'altra galleria di personaggi ai margini della società incontrati nella factory di Warhol. 

È il racconto, reale, della città più cruda, senza censure su temi come transessualità, droga e sesso orale. All'inizio Reed non è convinto dell'opportunità di pubblicare il pezzo come singolo, teme che gli argomenti trattati garantiranno più che il successo, la sicura censura radiofonica. E invece, le espressioni sono talmente gergali che in Gran Bretagna i doppi sensi e le allusioni non vengono capiti, così Walk on the wild side diventa il primo e più solido successo di Lou.

Sono, in particolare, Holly Woodlawn, attrice transgender; Candy Darling, transessuale newyorkese; Joe Dallesandro, ovvero "Little Joe", modello e prostituto prima di recitare in molti dei film prodotti da Warhol; Joe Campbell, citato nella canzone come "Sugar Plum Fairy", militante del movimento di liberazione omosessuale e Jackie Curtis, attore, poeta e commediografo transgender. La canzone è entrata da tempo nell'immaginario collettivo. Nota a margine: in Italia il capolavoro di Lou Reed nel 1973 diventò I giardini di Kensington, di Patty Pravo, con un adattamento assolutamente infedele nel testo da parte di Paolo Dossena e Maurizio Monti, che si ispirarono niente meno che a Peter Pan. Ma fu comunque un successo

Lato B

Stiamo uscendo fuori
Fuori dai nostri armadi
Fuori nelle strade


La seconda facciata, inevitabilmente e seppur di poco, è inferiore, ma propone comunque dei gioielli musicali. A partire da Make-up, ancora dedicata al mondo gay e punteggiata, caso davvero raro nel rock, dalla tuba di Herbie Flowers.

Il satellite è salito su per i cieli
cose come questa mi fanno impazzire
L'ho guardato per un po'
mi piace guardare le cose in tv

La successiva Satellite of love è di nuovo uno splendido classico di Lou Reed. Sorretta da un testo surreale è un'altra grande ballata, quasi al livello di Perfect Day. Il brano si avvale di spettacolari cori di David Bowie e propone la voce, leggermente filtrata, di un Lou Reed forse mai più così ispirato.

Se pensi che flirtare con il pericolo ti faccia sballare
dalle un calcio in testa e rimettila a posto


Wagon Wheel, che secondo un'accreditata leggenda porterebbe la firma di Bowie, è un altro rock'n'roll con venature country. Un brano dal testo piuttosto cupo ma che scorre via come acqua fresca, grazie all'accattivante ritmo e all'arrangiamento di Ronson.

Solo una conversazione newyorchese
gossip tutto il tempo
"hai sentito chi ha fatto cosa a chi?"


New York telephone conversation è un breve divertissment ispirato alle celebri telefonate fiume di Andy Warhol; l'andamento è quasi da vaudeville e da cabaret.

Si, sono un figlio di Madre Natura
e sono l'unico
faccio quello che voglio e voglio ciò che vedo
poteva capitare solo a me
Sono così libero


La successiva I'm so free snocciola ancora un tema prettamente rock'n'roll e sfodera un insolito ottimismo. Per una volta Mick Ronson si ritaglia una serie di interventi alla chitarra piuttosto corposi; una curiosità: la Mother Nature spesso citata è la marijuana. I Mother Nature's Son sono i consumatori.

Buonanotte signore
signore buonanotte
è ora di dirsi addio


Transformer si chiude con Goodnight ladies, ancora una delicata ballata in stile volutamente datato. Sugli scudi la tuba di Flowers, un'improvvisata band in stile dixieland e la voce, quantomai ambigua, di Reed. Le atmosfere ricordano un po' quelle di After Hours, che chiudeva l'album The Velvet Underground del 1969.

Insomma, al di là di tutte le parole: Transformer è una vera pietra miliare del rock. Non solo: è anche un disco "salvifico", che oltre all'importanza come album in sé, ha avuto il merito di togliere dall'oscurità della nicchia di culto in cui rischiava di rimanere confinata, la figura di Lou Reed. La figura di un vero gigante della storia del rock.