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L'equilibrio dei Negramaro, dal vivo ritrovano se stessi, tra epica e intimismo

La band salentina è stata protagonista di tre show, nell’inedita versione unplugged, all'Auditorium Parco della Musica di Roma. Poi, via per una seconda parte del tour fuori dai confini nazionali
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Ci sono artisti che quando suonano dal vivo pensano principalmente al loro piacere, altri che guardano essenzialmente al piacere del pubblico, entrambe le cose vanno bene, sia chiaro, sono semplicemente modi diversi di affrontare gli spettacoli dal vivo. Poi c’è una cerchia più ristretta, per quanto non limitata di artisti che cercano sempre di trovare una interessante punto di equilibrio tra il piacere del pubblico e quello personale, mixando con intelligenza gli inevitabili elementi di repertorio o di spettacolo che non possono essere dimenticati, con cose diverse, esperimenti, scelte che servono agli artisti stessi per ricordarsi chi sono, da dove vengono e soprattutto che fanno e perché lo fanno. A quest’ultima categoria appartiene lo show teatrale dei Negramaro, un perfetto punto di equilibrio tra la voglia, la necessità della band salentina di riconquistare pienamente il cuore della propria musica, e il piacere di incontrare nuovamente i p…

Ci sono artisti che quando suonano dal vivo pensano principalmente al loro piacere, altri che guardano essenzialmente al piacere del pubblico, entrambe le cose vanno bene, sia chiaro, sono semplicemente modi diversi di affrontare gli spettacoli dal vivo. Poi c’è una cerchia più ristretta, per quanto non limitata di artisti che cercano sempre di trovare una interessante punto di equilibrio tra il piacere del pubblico e quello personale, mixando con intelligenza gli inevitabili elementi di repertorio o di spettacolo che non possono essere dimenticati, con cose diverse, esperimenti, scelte che servono agli artisti stessi per ricordarsi chi sono, da dove vengono e soprattutto che fanno e perché lo fanno. A quest’ultima categoria appartiene lo show teatrale dei Negramaro, un perfetto punto di equilibrio tra la voglia, la necessità della band salentina di riconquistare pienamente il cuore della propria musica, e il piacere di incontrare nuovamente i propri fa e farli contenti, con uno show che non assomiglia a nessuno dei precedenti ma che ha il cuore attanagliato alla storia della band.

(fotogramma)

Il concerto (nel tour che per la parte italiana si chiude stasera con la terza serata all’Auditorium Parco della Musica di Roma e che avrà poi una seconda ‘leg’ nelle principali città europee), diciamolo subito senza mezzi termini, è eccellente, lo show è una letterale ‘full immersion’ nel mondo musicale e emotivo dei Negramaro, una lunga traversata tra le canzoni che in questi ventidue anni la band ha proposto, con gli immancabili hit e qualche piacevole sorpresa. Detta così potrebbe sembrare un qualsiasi tour dei Negramaro, ma non è così. Innanzitutto perché parte da una bugia, quella che si tratti di un concerto ‘unplugged’. No, la spina agli strumenti non l’hanno staccata, il suono resta quello potente ed emozionale che la band ha saputo costruire negli anni, l’elettronica c’è sempre e l’elettricità anche. Ma è vero che il gruppo ha voluto questa volta (proprio per cercare di riannodare i fili che si erano spezzati, a causa della malattia di Lele Spedicato e della pandemia) provare a riscrivere e riarrangiare le canzoni cercando per ognuna una nuova vita. Quindi niente show ‘acustico’, piuttosto un interessante tentativo di ‘togliere’ invece che aggiungere, di ridurre gli arrangiamenti alle cose più essenziali e importanti, di non cedere all’ènfasi da concerto e provare, anzi riuscire, ad essere più intimi, ma non meno travolgenti.

(fotogramma)

Contraddizione? Forse, ma è proprio questo miscuglio di potenza e sensibilità a rendere il concerto diverso e bello. E’ facile dire che è stata la pandemia a cambiarli: la dimensione epica della loro musica, il ‘grande suono’ che li ha contraddistinti non si perde in questa ‘riduzione’, viene solo ‘levigato’ in modo che il materiale brilli in maniera diversa, senza cambiare sostanza. In questo modo la band recupera una dinamica maggiore, realizzando un meraviglioso gioco di chiaroscuri che esalta le doti dei singoli componenti della band. Chiaroscuri che sono letteralmente esaltati dalla scelta scenica, per la quale le luci sono sul palco assieme al gruppo, una sorta di orchestra di luci che suona assieme al gruppo, evitando l’illuminazione tradizionale e coinvolgendo il gruppo in una rappresentazione che se da una parte limita i movimenti dall’altra curiosamente amplifica i ruoli di ognuno dei componenti della gruppo. E, per quanto possa sembrare impossibile, viene amplificato anche quello di Giuliano Sangiorgi.

(fotogramma)

Innanzitutto perché è l’unico che ha una discreta libertà di movimento in scena, quindi esprime il ruolo di frontman in maniera obbiettivamente indiscussa, conquistando i metri sul palco con il corpo, muovendosi, spingendosi fin nella platea, cercando di colmare, per quello che si può, anche quella breve distanza che lo separa dal pubblico. E poi c’è la sua voce, che era ‘unplugged’ anche prima, ma che ha potenza, dolcezza, fascino, esuberanza, toni e colori che pur restando riconoscibilissimi sono sempre sorprendenti. In questa dimensione più intima in realtà il suo stile viene esaltato, si può permettere sussurra che in uno stadio avrebbero poco senso e che in altri tour teatrali erano comunque ‘dentro’ al suono della band. Qui invece la voce domina, incontrastata, vola sulle note della chitarra che Sangiorgi stesso suona incrociando le corde con quella di Lele Spedicato, accarezza il pianoforte e le tastiere di Andro, si intreccia con la fisarmonica di Pupillo, pulsa sul basso di Ermanno Carlà e salta assieme ai ritmi di Danilo Tasco, avvolge il pubblico che canta e diventa spesso ‘corista’ necessario per tutta la band.

E’ un concerto ricco e bello, scenicamente coinvolgente, musicalmente pieno, perfetto nella sua dimensione ‘da camera’, meno rock del solito nell’aspetto, più sentimentale e affettuoso nell’insieme. Con persino un piccolo e romantico colpo di scena, quello di un ragazzo che, in platea, mentre la band suona “La prima volta”, fa la proposta di matrimonio alla sua bella, tra gli applausi e le lacrime del pubblico. Una giusta celebrazione dell’amore e della vita, nel posto giusto, quello di un concerto della band italiana che la vita e l’amore li celebra da anni, meglio di chiunque altro.