“Questo album non è un’operazione discografica, è un’altra cosa, nasce come un gesto d’amore, di riconoscenza, di gratitudine infinita e di amicizia profonda per Franco”. Alice canta Franco Battiato, e si dovrebbe dire torna a cantarlo vista la lunga frequentazione artistica, professionale e umana tra i due. L'album, Eri con me, sedici canzoni registrate in studio con Carlo Guaitoli (pianoforte e direzione musicale) e I Solisti Filarmonici Italiani, esce per il momento solo in formato fisico, cd e doppio LP in vinile. Un disco sorprendente, che copre l’intero arco della carriera del cantautore siciliano, si apre con Da Oriente a Occidente del 1973 e si chiude con l’ultima canzone scritta da Battiato, Torneremo ancora, pubblicata nel 2019 quando era già lontano dalle scene.
Un inizio e un finale decisamente eterei.
“In Da Oriente a Occidente del …
“Questo album non è un’operazione discografica, è un’altra cosa, nasce come un gesto d’amore, di riconoscenza, di gratitudine infinita e di amicizia profonda per Franco”. Alice canta Franco Battiato, e si dovrebbe dire torna a cantarlo vista la lunga frequentazione artistica, professionale e umana tra i due. L'album, Eri con me, sedici canzoni registrate in studio con Carlo Guaitoli (pianoforte e direzione musicale) e I Solisti Filarmonici Italiani, esce per il momento solo in formato fisico, cd e doppio LP in vinile. Un disco sorprendente, che copre l’intero arco della carriera del cantautore siciliano, si apre con Da Oriente a Occidente del 1973 e si chiude con l’ultima canzone scritta da Battiato, Torneremo ancora, pubblicata nel 2019 quando era già lontano dalle scene.
Un inizio e un finale decisamente eterei.
“In Da Oriente a Occidente del 1973 c’era già in germe tutto ciò che ha poi sviluppato in tutta la sua vita. Franco non è catalogabile in una disciplina spirituale o in una religione, e comunque non sta a me dirlo, lo ha detto lui stesso nelle interviste, basta ascoltarle, io non posso aggiungere nulla, rispetto a quanto abbia già scritto e fatto. Dunque, che dire? Solo che è andato oltre e ha sempre avuto un obiettivo molto chiaro: vivere pienamente la propria essenza umana e spirituale ed essere al proprio posto con il tono e il talento innegabile che ha avuto. Si definiva l’uomo musica, e attraverso la musica, nei vari passaggi che ha vissuto, ha comunque sempre espresso ciò che era ed è stato”.
“Mi ha molto colpito, conoscendolo in questi anni in ogni circostanza e in momenti anche diversi tra di loro, che sia sempre stato se stesso, una qualità rara perché di solito si cerca di essere sempre altro, di sintonizzarsi con la situazione. In realtà ci si sintonizzava con lui, era lui il magnete, il sole. Ma sarebbe meglio dire che è, perché non è più qui ma in un altro stato d’essere che non sappiamo”.
Ricorda il vostro primo incontro?
“Assolutamente, nel 1979 nell’ufficio di Angelo Carrara, il mio manager e anche il suo, anche se io all’inizio non sapevo che fosse anche il suo. A Carrara avevo chiesto che qualcuno valutasse le cose che scrivevo, avevo infatti iniziato a comporre canzoni e volevo un feedback per sapere se avesse senso che io continuassi in questa mia espressione nuova. Carrara mi fece incontrare con Franco, a cui diedi la cassettina con i miei primi pezzi. Dopo una settimana mi incoraggiò a continuare a scrivere: ‘Ci vediamo fra un anno ci vediamo e facciamo un disco assieme’, mi disse. E così è stato”.
“Sì, fin dal primo momento in cui è iniziata la nostra collaborazione, la pre-produzione del mio primo album a casa sua, in via Perugino a Milano: in quel periodo lì vicino stavano ancora allestendo il parco Formentano in largo Marinai d’Italia e ogni sera al tramonto Franco mi diceva di andare lì per una passeggiata insieme a vedere il tramonto. Mi sono resa conto però che non era una passeggiata ma qualcos’altro, successivamente ho potuto constatare che la meditazione e la contemplazione fossero l’elemento chiave e portante di ogni sua giornata”.
Nella copertina dell’album c’è una foto che la ritrae a piedi nudi mentre annaffia le piante: la cura del giardino rimanda a una dimensione spirituale, Franco l’ha un po’ influenzata nella ricerca?
“In realtà noi non siamo stati uniti soltanto dalla musica ma anche da un percorso spirituale che a un certo momento delle nostre vite ci siamo ritrovati a vivere insieme, anche se fino a quel momento ignoravamo i nostri relativi percorsi, Abbiamo scoperto di avere gli stessi interessi e quindi dopo i primi anni di rapporto professionale è nata un’amicizia intorno a interessi comuni per ciò che per entrambi ha maggior valore nella vita”.
“Certo, perché siamo di passaggio su questa terra. Siamo qui, e oggi lo posso dire anche se un tempo non la vedevo così: abbiamo la fortuna di esserci incarnati su questo pianeta meraviglioso e nonostante tutte le disarmonie che noi stessi come umanità abbiamo determinato, soprattutto nel corso degli ultimi decenni. Siamo tutti migranti, certo”.
Il disco prende il titolo dal brano “Eri con me”, l’unico di questa selezione che Battiato ha scritto per lei.
“È così, non ci sono altri pezzi che ha scritto per me, perché Chanson Egocentrique è un brano che lui aveva scritto per sé ma che non voleva cantare e registrare. Il nostro discografico comune, Michele Di Lernia, mi fece ascoltare la cassetta con il suo provino e a me piacque molto, così gli dissi che se non lo avesse cantata Franco l’avrei cantata volentieri io. Poi Franco decise di duettare con me nel brano”.
“Ho voluto dedicare questo album alle canzoni scritte da Franco e dove non ci fosse il mio intervento, mentre in quelle e in altre c’è anche il mio contributo nella scrittura. Quelle dal 2020 le canto nei miei concerti, piccoli spazi dedicati all’inizio del nostro rapporto artistico: mi piace molto rivivere attraverso queste canzoni i diversi momenti della nostra collaborazione, importanti per me professionalmente ma anche umanamente, perché le due cose per me vanno sempre assieme”.
Stupisce l’assenza di un brano di grande atmosfera come "Summer on a solitary beach" che avete cantato insieme anche nel 2016.
“Ho già dedicato un album a Franco nel 1985, Gioielli rubati, e quel brano in quel disco c’è. In questo ho evitato di ripetere scelte già fatte, così come di cantare L’ombra della luce e L’oceano di silenzio che ci sarebbero state benissimo ma che avevo già registrato per il mio album God is my dj”.
In "Prospettiva Nevski" ha scelto una pronuncia diversa per il nome Eisenstein. Perché?
“La prima volta che l’ho incisa la pronuncia è stata tedesca, anche perché in quel momento frequentavo molto la Germania. Franco tra l’altro la pronunciava diversamente. Più tardi mi sono detta che non erano giusti entrambi i modi, mi sono documentata e spero stavolta di averla pronunciata nel modo giusto, cioè alla russa”.
Nell’album canta da sola i brani nati come duetti, "Chanson Egocentrique" e "I treni di Tozeur". Non è stata tentata dall’idea di utilizzare il cantato di Battiato per un duetto virtuale?
“Sinceramente è qualcosa che non riesco a condividere. Personalmente ho una difficoltà in questo senso, per questo ho preferito cantare da sola. Questo disco non è un’operazione discografica, è un’altra cosa, nasce come un gesto d’amore, di riconoscenza, di gratitudine infinita e di amicizia profonda per Franco”.
Con “I Treni di Tozeur” nell’84 voi partecipaste all’Eurofestival e arrivaste quinti: Battiato come riuscì a convincersi, così refrattario alle gare e ai concorsi nella musica?
“Tutti e due abbiamo preso la cosa per divertimento, e non poteva che essere così. Ed effettivamente è stato un divertimento assoluto che Franco ha continuato a ricordare ogni volta che ce n’è stata occasione, anche durante i concerti in cui ci siamo incontrati sul palco per cantare I treni di Tozeur”.
Come veniste scelti per l’Eurofestival?
“Non ricordo bene, mi pare che chi aveva vinto il festival di Sanremo non era potuto andare e così la Emi lo propose a noi due: ci si aspettava che, essendo io molto famosa in Germania e lui in Spagna, avremmo avuto dei punteggi alti grazie a questi paesi, in realtà a un certo eravamo ultimi o penultimi, ci hanno salvato non so quali paesi nordici dove non eravamo mai andati. Alla fine siamo arrivati quinti, non è stato un brutto risultato, e la canzone è stata un grande successo ovunque, specialmente in Francia”.
Prima di diventare Alice, a 18 anni nel 1972, quando ancora si faceva chiamare con il suo nome, Carla Bissi, lei vinse il Festival di Venezia con una canzone firmata da un altro Franco, Califano. Com’era?
“L’ho conosciuto proprio a Venezia in occasione della Gondola, uno scambio fugace, non posso dire di averlo conosciuto bene. La festa mia, la canzone che cantavo, l’aveva scritta e prodotta lui ma io in studio non lo avevo mai visto”.
Nel 1971 a 17 anni vinse Castrocaro cantando “Tanta voglia di lei” dei Pooh.
“Sì, che con me diventò Tanta voglia di lui”.
La chiamavano "La cerbiatta di Forlì".
“E questo è il motivo per cui il mio produttore dell’epoca, Giancarlo Lucariello, mi propose di assumere un nome d’arte, proprio per liberarmi da questo tipo di assimilazione zoologica che andava tanto in voga tra le cantanti dell’epoca”.
Ha iniziato a cantare giovanissima, nel 1965 il primo Festival dei ragazzi a Sanremo.
“Ma già cantavo prima, la prima volta che sono salita sul palco è stata per il desiderio di vedere il Mago Zurlì da vicino, in carne e ossa, con quella tutina azzurra. Eravamo andati in gita con i miei genitori a San Marino e lì vidi un manifesto con la scritta “Festival interazionale dei ragazzi, presenta il Mago Zurlì”. Feci il diavolo a quattro con i miei genitori perché lo volevo assolutamente vedere, così i miei genitori mi iscrissero. Avevo 8 anni. Feci le selezioni con il maestro Bocca che consigliò di farmi fare lezioni di canto perché avevo talento. Ed essendo io nata in una famiglia di musicisti, mio padre, mia sorella diplomata in pianoforte, mio nonno che suonava la tromba, i miei trovarono un’insegnante Rosa Nisi Marsella, che tra l’altro era la mamma di Checco dei Giganti. Pensa che giro. Poi ho iniziato a studiare pianoforte al liceo musicale di Forlì. Il canto per me è naturale: a 15 mesi a Forlì ho cantato al presepe di fronte alla chiesa, praticamente ho cantato prima di imparare a parlare”.
Dal suo primo 45 giri sono passati 50 anni, era il 1972.
“Me ne sono resa conto recentemente quando ho ritirato il Premio Tenco. Meno male, sono ancora qua. Sono stupita di quanto la vita mi abbia concesso, non avrei mai immaginato di poter essere presente discograficamente così a lungo, è qualcosa di straordinario. E’ stato faticoso ma ho avuto aiutanti straordinari, il mio compagno nonché produttore Francesco Messina, il mio promoter Francesco Cattini e Franco Battiato, che in realtà si chiamava Francesco, quindi il mio santo protettore è sicuramente San Francesco. Le collaborazioni sono state fondamentali, da sola non sarei andata da nessuna parte”.