Niccolò Fabi, la forza di scegliere: "Ho faticato, vivo in curva, con il volante saldo nelle mani"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteQuando il 2 ottobre scorso Niccolò Fabi è salito sul palco dell’Arena di Verona per il concerto con il quale celebrava i suoi primi venticinque anni di carriera, non si aspettava quello che è successo quando è entrato in scena: un lungo, caldo, forte applauso, carico di emozione e di amore.
“L’applauso che ho ricevuto all’inizio, prima di dire o suonare qualsiasi cosa, è stato il più significativo di tutti gli applausi che io abbia mai ricevuto”, dice, “perché non era il ringraziamento di una bella serata passata insieme ma era come dire ‘grazie per esserci stato accanto nei momenti più difficili’. È un onore essere vicino a chi mi ascolta in questo modo e averlo fatto con la più limpida libertà ed estraneità a certi meccanismi è ancora più bello. Il linguaggio che ho, artistico, mediatico, promozionale, è sempre stato in penombra, m…
Quando il 2 ottobre scorso Niccolò Fabi è salito sul palco dell’Arena di Verona per il concerto con il quale celebrava i suoi primi venticinque anni di carriera, non si aspettava quello che è successo quando è entrato in scena: un lungo, caldo, forte applauso, carico di emozione e di amore.
“L’applauso che ho ricevuto all’inizio, prima di dire o suonare qualsiasi cosa, è stato il più significativo di tutti gli applausi che io abbia mai ricevuto”, dice, “perché non era il ringraziamento di una bella serata passata insieme ma era come dire ‘grazie per esserci stato accanto nei momenti più difficili’. È un onore essere vicino a chi mi ascolta in questo modo e averlo fatto con la più limpida libertà ed estraneità a certi meccanismi è ancora più bello. Il linguaggio che ho, artistico, mediatico, promozionale, è sempre stato in penombra, mai enfatico o aggressivo. Quindi il fatto di aver costruito in questo modo un rapporto così solido da far venire diecimila persone al concerto, mi è sembrato bellissimo”.
Un concerto significativo per Fabi al punto che lo ha spinto alla realizzazione di un nuovo album, che esce venerdì 2 dicembre, intitolato Meno per meno, nel quale presenta quattro brani nuovi e per la prima volta ripropone sei delle sue più belle e famose canzoni con un arrangiamento orchestrale. “Non avrei mai pensato di fare un disco di questo tipo. È nato dal concerto e il concerto è nato in maniera particolare. Avevo da fare l’Arena di Verona e invece di farla con tutti gli amici possibili e il greatest hits, mi sono detto ‘no, faccio tutto da solo, chitarra e voce per due ore’. Poi ho pensato che forse era una scelta troppo integralista, e mi sono chiesto cosa potevo fare per dare al pubblico qualcosa di diverso; e che, dopo aver sfuggito sempre l’orchestra, intesa come quel suono barocco, pieno di sfumature, che rende tutto più epico, lontanissima dal mio linguaggio sentimentale, romantico, avrei potuto a 54 anni provare a vedere cosa sarebbe successo provandoci. E il risultato è stato molto bello, perché questo caleidoscopio orchestrale ad alcune canzoni offre un valore aggiunto. Quindi ho pensato che far rimanere il risultato di questo lungo lavoro con Enrico Melozzi solo nella notte dell’Arena di Verona sarebbe stato un inutile snobismo, e che avesse senso farlo sentire anche a chi non c’era. E così è stato”.