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Niccolò Fabi, la forza di scegliere: "Ho faticato, vivo in curva, con il volante saldo nelle mani"

Il cantautore romano, dopo lo spettacolo celebrativo per i 25 anni all’Arena di Verona, pubblica 'Meno per meno', il disco che ripercorre quel concerto con l'aggiunta di quattro inediti
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Quando il 2 ottobre scorso Niccolò Fabi è salito sul palco dell’Arena di Verona per il concerto con il quale celebrava i suoi primi venticinque anni di carriera, non si aspettava quello che è successo quando è entrato in scena: un lungo, caldo, forte applauso, carico di emozione e di amore.

“L’applauso che ho ricevuto all’inizio, prima di dire o suonare qualsiasi cosa, è stato il più significativo di tutti gli applausi che io abbia mai ricevuto”, dice, “perché non era il ringraziamento di una bella serata passata insieme ma era come dire ‘grazie per esserci stato accanto nei momenti più difficili’. È un onore essere vicino a chi mi ascolta in questo modo e averlo fatto con la più limpida libertà ed estraneità a certi meccanismi è ancora più bello. Il linguaggio che ho, artistico, mediatico, promozionale, è sempre stato in penombra, m…

Quando il 2 ottobre scorso Niccolò Fabi è salito sul palco dell’Arena di Verona per il concerto con il quale celebrava i suoi primi venticinque anni di carriera, non si aspettava quello che è successo quando è entrato in scena: un lungo, caldo, forte applauso, carico di emozione e di amore.

“L’applauso che ho ricevuto all’inizio, prima di dire o suonare qualsiasi cosa, è stato il più significativo di tutti gli applausi che io abbia mai ricevuto”, dice, “perché non era il ringraziamento di una bella serata passata insieme ma era come dire ‘grazie per esserci stato accanto nei momenti più difficili’. È un onore essere vicino a chi mi ascolta in questo modo e averlo fatto con la più limpida libertà ed estraneità a certi meccanismi è ancora più bello. Il linguaggio che ho, artistico, mediatico, promozionale, è sempre stato in penombra, mai enfatico o aggressivo. Quindi il fatto di aver costruito in questo modo un rapporto così solido da far venire diecimila persone al concerto, mi è sembrato bellissimo”.

La copertina di 'Meno per meno' 

Un concerto significativo per Fabi al punto che lo ha spinto alla realizzazione di un nuovo album, che esce venerdì 2 dicembre, intitolato Meno per meno, nel quale presenta quattro brani nuovi e per la prima volta ripropone sei delle sue più belle e famose canzoni con un arrangiamento orchestrale. “Non avrei mai pensato di fare un disco di questo tipo. È nato dal concerto e il concerto è nato in maniera particolare. Avevo da fare l’Arena di Verona e invece di farla con tutti gli amici possibili e il greatest hits, mi sono detto ‘no, faccio tutto da solo, chitarra e voce per due ore’. Poi ho pensato che forse era una scelta troppo integralista, e mi sono chiesto cosa potevo fare per dare al pubblico qualcosa di diverso; e che, dopo aver sfuggito sempre l’orchestra, intesa come quel suono barocco, pieno di sfumature, che rende tutto più epico, lontanissima dal mio linguaggio sentimentale, romantico, avrei potuto a 54 anni provare a vedere cosa sarebbe successo provandoci. E il risultato è stato molto bello, perché questo caleidoscopio orchestrale ad alcune canzoni offre un valore aggiunto. Quindi ho pensato che far rimanere il risultato di questo lungo lavoro con Enrico Melozzi solo nella notte dell’Arena di Verona sarebbe stato un inutile snobismo, e che avesse senso farlo sentire anche a chi non c’era. E così è stato”.

foto di Arash Radpour 
È un album che non perde nulla dell’intensità sentimentale che caratterizza l’opera dei cantautore romano ma che allo stesso tempo prova a illuminare diversamente il suo mondo di penombra e chiaroscuri. Un mondo che Fabi ha costruito con fatica, rifiutando molti dei meccanismi dello star system. “È vero, è in qualche modo una fatica. La canzone che chiude l’album, Di aratro e di arena è una metafora per raccontare vizi e virtù degli umani. Ma io questo aratro penso di averlo spinto sempre, l’ho fatto per natura, per una tendenza caratteriale. E questa abnegazione alla fatica mi piaceva renderla simbolica, epica. La fatica come cosa molto nobile, non come sudore e basta: fatica è anche dare importanza a ogni scelta, e non essere leggero, io non lo sono, adoro la leggerezza ma non mi appartiene. Essere così ha avuto per me molte conseguenze positive, il che non vuol dire che non ho fatto stronzate, ma che tutto è stato fatto per scelta. E se a ogni scelta dai valore, anche alle scelte più piccole e apparentemente insignificanti, tutto diventa faticoso. Ma per me è così perché tutto conta, è l’aspetto positivo di un rigore maniacale, che comporta fatica. È più semplice e facile lasciarsi trasportare, io invece vivo sempre in una leggera curva, devo tenere il volante stretto, se andassi dritto faticherei di meno”.
foto di Arash Radpour 
È una Fabi diverso, dunque, sia quello che si trova in Meno per meno, sia quello che ascolteremo dal vivo nel prossimo tour. Ma sarà solo una parentesi? “Credo che la mia musica andrà decisamente da un'altra parte, il mio futuro è legato per me alla forma canzone, che è ancora il luogo giusto dove far confluire i miei pensieri, emozioni, sentimenti. E vero, siamo al crepuscolo della forma canzone, del disco, io ho la consapevolezza di appartenere a un’altra epoca, quindi non penso al prossimo lavoro in termini di suono. Mi preoccupo più delle cose da dire che dell’aspetto musicale, il suono viene quando ci sono cose da raccontare in un certo modo. La mia voce e le mie parole sono molto identitarie, e so che chi mi ascolta aspetta un nuovo capitolo di questa storia. Mi piaceva mettere a disposizione quello che avevo fatto, e anche se non verrà messo tra i miei album memorabili mi piace che stia li, aveva dignità di pubblicazione e contiene quattro canzoni nuove che hanno un significato”.

foto di Arash Radpour 
Quindi un tour ‘formato Arena’ e poi via, verso nuove avventure? “Sì, nei prossimi concerti vorrei mantenere l’impostazione dell’Arena, un'oretta in solitudine con i miei ascoltatori, magari anche con dieci scalette diverse, una parte più informale dove posso essere me stesso in maniera superdiretta e la seconda con un’orchestra ridotta, con le canzoni del disco e quelle nuove, una parte priva di artifici e una elaborata, offrendo i due estremi e qualcosa che i miei ascoltatori non hanno mai sentito. Poi si vedrà…”.