Cesare Cremonini: "Sono un solitario malinconico che sa stare tra la gente"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteTre giorni, il 10, l'11 e il 12 dicembre, per andare al cinema a vedere Cremonini Imola 2022 live, per vivere un evento musicale molto particolare, quello che in un modo o nell'altro, ha fatto entrare Cesare Cremonini nell'Olimpo della musica italiana. Già c'era, è vero, ma questo 2022, aperto dalla clamorosa performance sanremese e passato dalla pubblicazione di un album bello e importante come La ragazza del futuro, e arrivato quindi a un tour negli stadi, il concerto di Imola e un ulteriore tour nei palazzi dello sport, è certamente per Cremonini un anno da ricordare. E da celebrare con un film concerto che esalta le sue doti di performer, in una situazione unica e singolare come quella del concerto di Imola, davanti a settantacinquemila persone. Come sta Cremonini dopo un anno del genere? " Sintetizzo: vibro per il mio futuro attraverso la tensione per la scrittura...".
Tre giorni, il 10, l'11 e il 12 dicembre, per andare al cinema a vedere Cremonini Imola 2022 live, per vivere un evento musicale molto particolare, quello che in un modo o nell'altro, ha fatto entrare Cesare Cremonini nell'Olimpo della musica italiana. Già c'era, è vero, ma questo 2022, aperto dalla clamorosa performance sanremese e passato dalla pubblicazione di un album bello e importante come La ragazza del futuro, e arrivato quindi a un tour negli stadi, il concerto di Imola e un ulteriore tour nei palazzi dello sport, è certamente per Cremonini un anno da ricordare. E da celebrare con un film concerto che esalta le sue doti di performer, in una situazione unica e singolare come quella del concerto di Imola, davanti a settantacinquemila persone. Come sta Cremonini dopo un anno del genere? " Sintetizzo: vibro per il mio futuro attraverso la tensione per la scrittura...".
Ci spieghi meglio.
"Vivo una simbiosi viscerale con il mio percorso artistico, che mi fa sentire sempre in una specie di trincea dell'anima, quella della scrittura, non mi sento realmente posizionato da qualche parte. Mi rendo conto che il pubblico che ho visto in questi concerti, che segue il mio progetto di vita, è veramente tanto grande, si è ampliato tantissimo nel corso degli anni, e questa crescita mi rende orgoglioso perché so che è avvenuta attraverso le canzoni. È il repertorio che rende speciale il progetto, è un tesoro che coltivo e difendo".
Come si accorda con un mega concerto e un film come questo?
"Io ho due vite che ho portato avanti con la stessa intensità fin da piccolo. Da una parte la vita del palco, che ogni sera ti svuota completamente, per la quale spendi grandi energie, la cui fatica ti trasforma in uno sportivo della canzone. Hai bisogno di una mentalità per coltivarla, quella che ti permette di essere sul palco sotto pressione e completamente concentrato. E poi c'è la vita numero uno, che è la mia, anche questa da adolescente a oggi, nella quale la musica è una compagna costante, una vita che è molto più malinconica, a contatto con le mie emozioni, intime e private, in cui ci si sente irrisolti. Una vita in cui si scrivono canzoni che sono spesso la coda di qualche nevrosi, che implodono, esplodono, si risolvono o ti fanno progredire. Una vita sotto i portici, fatta di solitudine, gelate notturne, in contrasto con l'altra, fatta di gente, di calore, di folla. Ma è la mia vita, sono abituato a questa altalena, mi manca se non c'è, una ha bisogno dell'altra, sono un solitario che sa stare in mezzo alla gente".
E si scrive anche in questa condizione?
"Scrivendo si fa fatica a capire le cose che stai facendo, scrivere ha bisogno di una certa riservatezza, di una solitudine, di una forma di riflessione che non può essere la stessa che avviene sotto le luci di un palco. Amo moltissimo andare in tour, è una vacanza dai grandi lavori in corso che sono dentro di me, ma la mia vita con la V maiuscola è il lato A del disco, è quello che è complesso, ed è fatto di un bipolarismo tipico di chi fa il mio mestiere, di una sensibilità che ha bisogno di recepire anche la sofferenza, che è un po' dell'inchiostro che finisce dentro la penna".
'Cremonini Imola 2022', il concerto arriva al cinema - trailer
Come si torna a casa dopo un'esperienza come Imola e un tour così ricco e fortunato?
"Sono tornato a casa e sento che sono scombussolato e già sto perdendo il mio equilibrio, molto tecnico, sportivo, da perfomance. Ma in questo non equilibro ritrovo me stesso, nel tornare a casa dopo un tour straordinario non provo un senso di abbandono, magari sbando ma sono io. L'unica cosa certa è che dopo un tour, dove devi tenere delle regole e mangi poco, torno a casa e finalmente mangio i miei amati tortellini in santa pace".
Che effetto fa vedersi al cinema, guardare Cremonini in azione come se fosse qualcun altro?
"La prima cosa che emerge quando mi vedo, come in questo grande evento al cinema, è che le canzoni sono il vero binario sul quale mi muovo, e questo mi fa piacere. Poi c'è l'attenzione al dettaglio, e ovviamente la meraviglia delle cose che hai fatto senza sapere di farle. Quando vai sul palco non sei diverso da un tennista a Wimbledon, la tua psiche è importante quanto le corde vocali, il fisico, il pubblico, le canzoni, diventano tutt'uno. Quello che so e che vedo, è quanto la musica ancora oggi rappresenta una passione che mi entra nel sangue e mi trasforma, dandomi dei poteri che nella vita mi mancano, spavalderia, sensualità, fisicità, un senso di libertà anche esagerato, cose con le quali puoi trasformare cinquantamila persone in cinquantamila sognatori. Mi guardo e cerco di capire dov'è la polaroid precisa del momento in cui mi connetto con così tante persone e riusciamo a giocare insieme in questa grande fiction".
Quindi guardandosi sul palco a Imola ha scoperto qualcosa di se che non sapeva?
"È fondamentale scoprire cose di me, positive e negative. Io mi rivedo anche per i difetti, l'ho visto fare anche a grandi campioni dello sport, per capire, studiare i dettagli, avvicinarsi al millimetro che manca al tuo limite. Mi sono reso conto dell'horror vacui per il quale cerco di riempire ogni spazio del concerto. L'attenzione non è una responsabilità del pubblico, me la assumo come performer, anche troppo. È un difetto che sto smussando, anno dopo anno miglioro, cerco di limitare questo eccesso di preoccupazione che mi fa portare sulle spalle qualsiasi silenzio o disattenzione e sentirmene responsabile o colpevole. Una roba un po' troppo intensa".
Dopo Imola e il tour negli stadi, lo confessi, un po' si sarà montato la testa.
"Io la testa, sperando che si capisca il tono scherzoso con cui lo dico, me la sono montata molto prima di iniziare a fare il cantante, ed è ancora oggi un motore importane del mio percorso. Credo moltissimo in quello che faccio, ho obiettivi grandi. Il sogno della mia vita è sempre stato quello di scrivere qualche pagina importante attraverso il mio impegno per la musica del mio Paese. Vorrei essere una voce, non solo un cantante, una voce per le persone. Io scrivo canzoni autobiografiche che cercano un'universalità con tantissime persone diverse fra loro. Sono convinto che questo anno sia stato molto importante per me, a cominciare dall'album La ragazza del futuro, che ha un senso civico oltre a quello musicale, rappresenta una svolta per la mia storia. C'è stato Sanremo, che mi ha portato ad allargare le braccia e portare energia anche a un pubblico che magari non mi conosceva. Poi gli stadi, sette stadi, e quindi Imola. Che non è un luogo qualsiasi, ma non per i numeri. Non è il successo che conta, forse non sono nemmeno le canzoni, perché quello è un luogo di confine, non è predisposto per queste cose, ha una sua potenza incommensurabile. Il film serve a storicizzare questo evento, non so dove mi porterà, non so se sarò all'altezza di quello che è accaduto, ma era giusto storicizzarlo, raccontare al pubblico mio e anche a chi non mi segue, che il progetto della mia vita è arrivato a un punto".
Pensava davvero di arrivarci?
"Diciamo la verità, sarei potuto oggettivamente sparire dopo la fine dei Lùnapop, c'erano tutte le caratteristiche per una storia breve. Ciò che ha portato me fin qui dopo anni di concerti gratuiti nelle piazze, nelle quali non mi veniva a vedere nessuno, oppure in cui rinunciavo ai compensi perché non c'erano soldi per la promozione, è stata la scrittura delle canzoni. È vero, avevo un contratto importante con la Warner, ma con me non ci parlava nessuno, i Lùnapop erano stati un percorso troppo grosso per dare spazio solo a me. È stato solo per merito della scrittura delle canzoni, dell'onestà con la quale ho cercato di farle, che mi sono tirato su. Ho preteso dalla mia musica di essere in simbiosi con la mia crescita come persona, ho iniziato a rallentare la corsa e poi i risultati sono arrivati. Questo concerto credo sia la testimonianza di una storia che è una bellissima storia da raccontare".
E anche un evento da festeggiare.
"Sì, ma per quanto i risultati siano importanti, determinanti, servano a posizionare un'artista, poi c'è la tua valutazione di te stesso. Io penso alle canzoni, questo mi rende inquieto e questo mi muove, non mi sento arrivato. Anche perché credo di essere uno degli ultimi cantautori che porta sulle spalle e nell'anima un'eredità che viene dai grandi del passato, dall'era pre-digitale, e questo mi spinge a essere un ponte tra due mondi diversi. Sono proiettato verso il futuro, ma ci voglio portare dentro qualcosa che il digitale tende a cancellare, ovvero un rapporto con la storia, con la conoscenza, con una cultura musicale pop italiana e non solo. È un compito che sento mio, è un'energia molto forte che mi muove. Ma non sono Imola o gli stadi o un successo che mi fanno stare più tranquillo su quello che sono e che faccio, non lo delineano e non lo concludono. Essere a cavallo tra un mondo e un altro significa vivere sull'orlo di un burrone nel quale si rischiano di perdere tante cose, è una sfida forte, potente, che comporta tante scelte e che non si risolve solo con i risultati. So di avere raggiunto traguardi importanti anche in termini di credibilità, ma il compito, il ruolo che ho, fa i conti con delle inquietudini e delle sfide più ampie e in un tempo più lungo. Con il desiderio di traghettare nel mondo nuovo un modo di ragionare sulla musica del quale non possiamo fare a meno, portare i valori del secolo scorso in questo nuovo presente, che è molto rapido, complesso da decifrare e tende a dimenticare o a lasciare indietro delle cose. Io non posso non farlo".